di Riccardo Campaci 12 Marzo 2015
Caffe con caffettiera a depressione

Dopo la caffettiera napoletana e quella francese eccoci arrivati all’ultimo episodio della carrellata sulle caffettiere e i (miei) metodi preferiti per l’estrazione del caffè; sento già qualcuno esultare in sottofondo…

L’ultima di cui voglio parlarvi è la caffettiera a depressione o “vacuum brewer”, sicuramente uno dei metodi più spettacolari e d’impatto visivo per l’estrazione del caffè.

Sì, lo ammetto, l’ho comprata più che altro per curiosità e per godermi la visione del caffè che va su e giù in due bocce di vetro, fingendo di trovarmi in un laboratorio di chimica.

Caffe con caffettiera a depressioneCaffe con caffettiera a depressione

Inventata da Loeff a circa metà 1800, quello della caffettiera a depressione è un altro metodo poco diffuso in Italia; anche in questo caso non ho mai visto un locale che servisse questo tipo di caffè nel Bel Paese ma ho potuto vederne uno in azione durante un viaggio in Giappone, a Kyoto, con numerose postazioni pronte all’estrazione.

Questo strumento può comunque essere utilizzato per altre preparazioni, come infusi, ma anche cocktail caldi e pure brodi leggeri.

Il principio della caffettiera a depressione è curioso e particolare: la struttura consta di due bocce di vetro, posizionate l’una sopra l’altra e collegate da un sifone che protrude dalla boccia superiore all’interno della boccia inferiore, sifone all’interno del quale è posizionato un filtro.

Caffe con caffettiera a depressioneCaffe con caffettiera a depressione

Nella boccia inferiore si inserisce l’acqua fino al livello indicato, mentre nella boccia superiore si inserisce la polvere di caffè macinata.

Personalmente tendo a macinarla anche in questo caso abbastanza grossolanamente, ma a seconda del filtro incluso è possibile anche scegliere macinature più fini: l’importante è che la polvere non occluda il filtro.

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A questo punto si può mettere la caffettiera sul fuoco; io preferisco posizionare inizialmente solo la boccia con l’acqua e incastrare la boccia con il caffè solo successivamente, quando l’acqua si appresta all’ebollizione.

E’ comunque possibile posizionare la caffettiera già assemblata subito sulla fiamma.

Caffe con caffettiera a depressione

Qui accade la magia: raggiunto il punto di ebollizione, la pressione nella boccia inferiore aumenterà, spingendo l’acqua verso l’alto nel sifone fino a riempire la boccia superiore, mischiandosi con la polvere di caffè per dar luogo all’estrazione.

Durante questo periodo, una piccola quantità di acqua e vapore acqueo sufficienti rimangono nel recipiente inferiore per sostenere la colonna d’acqua nel sifone.

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Sarà ora possibile rimescolare la soluzione e scegliere per quanto tempo lasciare l’acqua a sobbollire con il caffè (indicativamente io non supero il minuto), per poi spegnere la fiamma.

Con la diminuzione della temperatura, il liquido nella boccia superiore inizierà nuovamente a scendere nella boccia inferiore, separandosi dalla polvere di caffè attraverso il filtro.

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A questo punto non resterà che attendere la discesa totale del caffè nella parte inferiore, che verrà “risucchiato” verso il basso, lasciando i fondi nella boccia superiore.

Un metodo a metà strada fra la percolazione e l’infusione.

Caffe con caffettiera a depressione

Per gli interessati: ho acquistato la Pebo di Bodum, perché più facilmente reperibile; in ogni caso le caffettiere di questo genere sono poco economiche (Pebo è costata 70 euro) e a mio gusto il caffè che ottengo con questo metodo è senza infamia né lode, forse un po’ leggero per i miei gusti.

Inoltre le quantità minime da produrre sono abbastanza elevate (6-8 tazze) quindi o bevete caffè a litri (mettendo in conto di berlo poi anche freddo) oppure la userete solo nel caso in cui abbiate molti ospiti.

Ma alla fine chissenefrega… volete mettere lo spettacolo cui potete assistere?

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Riccardo Campaci]