di Adriano Aiello 2 Aprile 2013
Jamie Oliver, statua di cera

Quando si scrive un post esistono alcune certezze sui toni e i contenuti ma per la gran parte dei casi è un salto nel vuoto. Quello sulla carbonara versione Jamie Oliver però rappresenta una divertente lezione di web che l’altra sera mi sono divertito a sistematizzare sul mio profilo Facebook. Scusate l’autocitazione:

“L’editor Fabio Cagnetti stuzzica la redazione di Dissapore postando la ricetta della carbonara rivisitata da Jamie Oliver (che per me una volta si chiama Oliver un’altra Olivier perché ho delle turbe); il sottoscritto propone – tra il serio e il faceto – un pezzo agile agile di puro cazzeggio e ostentata indignazione sulla ricetta, facendo parlare la semplice lista degli ingredienti e qualche commento sarcastico. L’editore sgamato Massimo Bernardi ci mette 12 pico secondi a immaginarselo come post affilatissimo su Dissapore. 24 ore, 139 commenti e 7500 letture dopo, si certifica l’esistenza di uno stadio avanzato di fanboysmo che postula il reato di lesa maestà verso l’intoccabile Oliver”.

Nel frattempo qualcuno decide anche di scrivere un altro post in difesa del paladino Jamie, per punire la mia superficialità!

Cosa ho imparato e cosa rispondo ai numerosi attacchi ricevuti?

1. Che quando un personaggio è popolare e ha un background rispettabile vanno premesse tutte le sue imprese prima di osare fargli una critica, pena il reato di lesa maestà. Che noia infinita! Ma poi anche se si condividesse la santificazione mi sembra un esercizio pleonastico.

2. L’attitudine di un lettore su tre del web è pregiudizialmente irata prima ancora di leggere. I motivi di maggiore interesse sono dimostrare l’incompetenza dello scriba, la ricerca del refuso e la critica alla linea editoriale. Se il suddetto tipo di lettore ha anche una spiccata tendenza al fanboysmo si ha un connubio particolarmente indigeribile.

3. Tema: “ma lo hai assaggiato il piatto?” La critica a un piatto della tradizione che si ama molto è anche e soprattutto un gioco. Lo amiamo così com’è e ci trinceriamo dietro. A volte è bello essere conservatori verso quello che si ama. Non siamo sempre così dannattamente seriosi! Come Oliver può cucinare la sua carbonara io posso dileggiarla. Non era mica una Prova d’assaggio.

4. Ho detto prova d’assaggio: la voglio provare a cucinare, la carbonara di Jamie Oliver. E sfido Fabio Cagnetti ad assaggiarla.

5. Il cavillo “non è la carbonara”, ma “la carbonara con il chorizo” mi pare determinante come un editoriale di Sallusti sul crudismo.

6. Il dibattito nel dibattito sull’origano nella pizza è violentemente lisergico. Lo sdegno scherzoso sugli ingredienti di Oliver è inammissibile e la querelle sull’origano sacrosanta?

7. A quelli per cui Dissapore parla sempre delle stesse cose, creando flame ad hoc per fare contatti e varie messe cantate chiederei, come mai non vi ho visti commentare in massa se quella di Ferran Adrià è arte o non lo è?

8. A chi è costantemente alimentato dalla riflessione tipo: mentre noi stiamo qui a discutere se indignarci dello chorizo nella carbonara all’estero fanno catene miliardarie sulle spalle della tradizioni italiana, rispondo con parole vecchie di oltre mezzo secolo di Mario Soldati (oggi forse sarebbe più pessimista). Eccole: «la nostra civiltà non è inferiore, ma diversa. è una civiltà anarchica, scontrosa, ribelle. Da noi, l’uomo di valore, come il vino prelibato, schiva ogni pubblicità: vuole essere scoperto e conosciuto in solitudine, o nella religiosa compagnia di pochi amici»

9. Spero sia stata una buona Pasqua.

[Crediti | Link: Jamie Oliver, Dissapore, Road to Masterchef, immagine: Vanity Fair]