di Riccardo Campaci 21 Aprile 2015
The Herbivorous Butcher

Lo si è letto un po’ ovunque ma il concetto di “macelleria vegana” è in effetti sui generis. Come dire “frigo a legna”, “sashimi cotto”, “pescheria avicola” o “birra analcolica”. Non ditelo però a Aubry e Kale Walch, fratello e sorella di Minneapolis che hanno deciso di lanciare su Kickstarter una campagna di finanziamento per aprire la prima macelleria dove non si macella nulla che non sia di origine vegetale. 

The Herbivorous Butcher, il Macellaio Erbivoro, ovvero assassini dal pollice verde.

I due fratelli hanno superato i 50 mila dollari richiesti, per aprire il negozio di prodotti dall’origine vegetale hanno a disposizione oltre 60 mila dollari.

prodotti macelleria vegana

Forse l’aspetto più interessante di Herbivorous Butcher è il motivo per cui sta nascendo: convertiti alla dieta vegana all’età di 14 anni, ai due fratelli mancava il sapore della carne. La confessione di un vegano non pentito, ma che probabilmente versa qualche lacrimuccia di fronte ad una bella T-Bone steak dei tempi andati.

Nascono così una serie di prodotti che tentano di imitare in tutto e per tutto la carne, dal nome al gusto: Salsiccia Italiana, Costolette Affumicate, Bologna Deli, e le Innominabili Teriyaki Jerky e Pepperoni (la doppia ‘p’ ci vuole, fa figo e non impegna). Tutti alimenti realizzati con materie prime al 100 per cento vegetali, che vogliono simulare il più possibile le fattezze, la consistenza e il gusto dei corrispettivi in carne.

Un orgasmo gastronomico simulato, in pratica.

The Herbivorous Butcher, laboratorio

Prima o poi l’idea di aprire una macelleria vegana arriverà anche in Italia: anche da noi vegani e vegetariani sono in rapida ascesa e l’incremento della domanda raggiungerà la massa critica necessaria per giustificare aperture del genere, in particolare nella grandi città.

Proviamo a ripercorrere l’idei dei fratelli Aubry e Kale e dare qualche indicazione sui passi da intraprendere.

The Herbivorous Butcher, laboratorioThe Herbivorous Butcher, prodotti

L’IDEA

Prima di tutto è necessario avere un’idea, su questo non dovete sforzarvi molto visto che l’idea della macelleria vegana ve l’hanno data i due fratelli americani: creare una vera e propria macelleria in cui appesi ai ganci e alle celle frigorifere non ci sono i tre quarti di manzo che usavate per allenarvi prima di ogni match di pugilato, ma frutti di giaco, mazzi di sedano, sacchi di piselli, fagioli, soia e così via.

Di solito i sostituti della carne, anche a livello nutrizionale e proteico, si ottengono combinando cereali e legumi, per lo più ridotti in farina, da mescolare e cuocere finché non raggiungono una consistenza simile a quella che ha una bistecca sotto i denti.

Fondamentale è l’utilizzo di sapori, erbe aromatiche e spezie, che combinati con cereali e legumi, sono in grado di dare un gusto più incisivo e piacevole rispetto a una qualunque massa informe e priva di gusto.

Basta fare qualche esperimento, combinare ingredienti e creare il vostro prodotto, che poi potrete vendere con soddisfazione sul mercato verde con il vostro marchio o brand.

The Herbivorous Butcher, panino

I SOLDI

Bello, sì, idea geniale. Peccato che ci vogliano i soldi per poterla realizzare.

Non solo servono per poter aprire il locale, ma probabilmente per avviare un produzione sostenibile dei lavorati di origine vegetale, acquistando ingredienti – se possibile – nelle vicinanze, a km0, così oltre ad essere una macelleria vegana potrete anche bullarvi di avere materie prime a km zero o comunque locali.

Qui mi fermo, personalmente non ho la minima idea di quelli che potrebbero essere i costi necessari per una “start up” di questo genere. Visto il campo minato che attende ogni povero oste che voglia aprire un ristorante, posso solo immaginare la collezione di “non lo so”, “chi lo sa” o “chi non so” che potrebbe raccogliere un ipotetico macellaio vagano nel Bel Paese.

Comunque, il consiglio è quello di aprire una campagna di finanziamento su Kickstarter: potrebbe essere un successo inaspettato, e se non riceverete abbastanza appoggio da chi ama gli animali, potreste ricevere il restante da chi odia le piante.

Non dimenticate però Edoardo Stoppa (nome in questo caso azzeccatissimo), l’inviato di Striscia la Notizia paladino degli animali e presto dei vegetali, che verrebbe subito a controllare lo stato delle vostre coltivazioni. Ricordatavi quindi di dare da bere e mangiare alla vostra insalata e di assicurarvi che le radici non siano troppo corte e strette.

The Herbivorous Butcher, formaggio

LA PUBBLICITA’

Probabilmente la prima macelleria vegana che vende carne senza carne sarebbe già di per sé una notizia, anche solo per far notare l’assurdità di un concetto che in pratica fonda la sua esistenza non su ciò che è (un prodotto vegetale) ma su ciò che non è (una carne che non è carne).

Aldilà dell’originalità di un ossimoro gastronomico degno del miglior Salvatore Quasimodo, la pubblicità potrebbe giungere anche nel caso in cui vi faceste propulsori di tecnologie già brevettate, come quella di Muscolo di grano, un prodotto inventato dall’italiano Enzo Marascio nel 1991, realizzato combinando farina di frumento, farina di lenticchie, olio e acqua.

Il prodotto di Marascio, subito ribattezzato “Bistecca di grano”, sarà presente a EXPO 2015 come rappresentante della Calabria e l’imprenditore potrebbe presto depositare il suo brevetto presso la FAO.

Personalmente ho avuto l’opportunità di assaggiare qualche anno fa il Muscolo di Grano in un locale a Milano e devo riconoscere che il sapore e la consistenza mi avevano colpito, spazzando via lo scetticismo iniziale.

Certo la carne è un’altra cosa; ma i pionieri che tentano di andare oltre non sono pochi. Oltre Muscolo di Grano va citata Beyond Meat, azienda da anni impegnata nello studio e realizzazione di alimenti derivati dalla soia e da altri cibi vegetali.

The Herbivorous Butcher, prodotti

Che voi ci riusciate o no, (ad aprire una macelleria vegana), sarei pronto a scommettere che il veganesimo sarà un altro canale commerciale capace di esplodere sul mercato alimentare, e gli store dedicati a clienti con queste inclinazioni gastronomiche potrebbero avere successo, specie se consideriamo quanto è difficile oggi reperire una buona varietà di prodotti già pronti per sostituire – almeno in parte – il piacere di una bistecca o di un fetta di salame.

In alcuni casi la sostituzione sarà comunque impossibile, soprattutto per chi non può e non vuole rinunciare ai piaceri della carne. Per gli altri, resterà l’illusione di mangiare un surrogato vegetale, nella speranza che un giorno la ricerca possa dar loro una mano, restituendo sapori e gusti volontariamente abbandonati.

Però, lo sapete come recita il detto: chi vive sperando, muore vegando.

[Crediti | Link: Kickstarter, Npr, Dissapore]

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