di Adriano Aiello 14 Aprile 2014
Furgoncino Streetaly

Lo abbiamo detto e ribadito: al fuorisalone appena terminato si è visto il meglio e il peggio della gastronomia nazionale. E di Milano naturalmente. Un luna park dell’orrore compulsivo e invadente come una sonda prostatica, ma che ci ricorda come in Italia l’unica cosa che conta è MAGNARE.

Ma ai più attenti non sarà sfuggito il futuro, camuffato sotto forma di food truck. Guardatela bena la foto qui sopra: vi pare davvero solo un placido e scaltro situazionismo farinettiano? Uno svogliato voler esserci?

Siete fuori strada. Al fianco degli altisonanti edifici mangerecci che stanno sempre più stretti all’uomo che non puoi criticare senza meritarti l’appello di sfigato, l’Italia gastronomica è pronta a essere conquistata. Marciapiede su marciapiede.

Come? Niente di più facile: dal 15 giugno ogni comune italiano ospiterà almeno un furgoncino brandizzato Eataly. 10.000 unità dislocate nella penisola e accompagnate dallo slogan “La vita è troppo breve per non accendere un mutuo per mangiare lardo di colonnato libero“.

Furgoncino di Little Eataly

L’idea è venuta a Farinetti durante la riunione annuale strategica: una partita di Risiko in cui il nostro parte con le armate rosse e poi acquisisce tutti gli avversari nazionali e internazionali, tarpando le ali agli scapestrati sulla scorta dell’esempio di Mario Batali e Joe Bastianich, suoi soci americani che hanno legalmente maltrattato il blasfemo food truck intitolato Little Italy rovinosamente comparso a Indianapolis.

Fortunatamente il nostro stagista, rinchiuso nel pianoforte di Eataly Smeraldo, ha avuto modo di origliare la videoconferenza in cui Farinetti ha esposto a Renzi, Berlusconi, Napolitano, Rino Gattuso e a un nipote non riconosciuto di Goebbels le principali strategie per il rilancio dell’azienda Italia attraverso lo street food.

Furgoncino marittimo.
Dominerà tutte le zone balneari italiane puntando sulle celebri triglie a 49 euro al kg, per l’occasione riprezzate a 75 euro perché pescate sul luogo, alle 3 di mattina, tra sbadigli e bestemmie. Disponibili nel cartoccio fritto con carta riciclata, ma grondante olio (11 euro), e in un panino di kamut e farro con senape di pomodori secchi e miele di castagno (17 euro).

Furgoncino romagnolo.
Eataly rivoluziona la piadina con due parole chiave: il lievito madre e il primo strutto vegetariano della storia, ricavato dal grasso del cocco e dell’aloe. Come companatico solo presidi Slow Food, anche inventati sul momento, come la mortadella di Cristo. Per aprire cuore e portafogli ai più scettici si è scelto un importante nome tutelare: Massimo Bottura, già mecenate del prodotto un anno fa ma ora pronto a fare il salto di livello con la prima piadina contenente ravioli di zucca, foie gras, cotechino e aceto balsamico (28 euro).

Furgoncino Roma Nord.
Il più ambizioso dei food truck diffonderà in tutti i quartieri della Roma che conta il Trapizzino libero, versione slow, a km 0, da agricoltura biodinamica e con solo ingredienti vegani della mitica creatura di Stefano Callegari. Quest’ultimo pare non essere entusiasta della cosa, ma la visita a casa di uno strano individuo – con indosso una maglietta con scritto “Il rovere è bello” – che si è presentato declamando la strana frase “Sono il signor Wolf, risolvo problemi” ha sanato le divergenze. Ancora indecisi tra porchetta, tonnarelli cacio e pepe o carbonara d’asporto per i restanti furgoncini romani. Sicuro l’uso del pepe bianco di Sarawak.

Furgoncino napoletano
La conquista di Napoli passa per una versione gourmet della pizza a portafoglio e della zuppa forte, entrambi accompagnate da un bicchiere di Alta Langa Extra Brut invecchiato 14 anni nella cantina personale di Farinetti. Per non risultare particolarmente sgradito agli autoctoni, poco propensi a sborsare i 15 euro richiesti, l’esercente dovrà dimostrare la sua compentenza calcistica spacciandosi per il biografo di Bruscolotti.

[Crediti | Link e immagini: Dissapore, Eater]