di Vincenzo Pagano 18 Luglio 2013

Pochi i brividi per chi scorre la guida ai ristoranti di Milano 2014 appena presentata dal Gambero Rosso.

Tre forchette agli stessi ristoranti dell’anno scorso con il ristorante di Ilario Vinciguerra, il Villa Crespi di Antonino “Bruto” Cannavacciuolo, da Vittorio della famiglia Cerea e Dal Pescatore della famiglia Santini. Nessun balzo felino che fa tanto polemica.

Solo Luigi Taglienti ottiene la migliore accelerazione con un rotondo 88 e Due Forchette che portano il Trussardi alla Scala a un passo dalla vetta. Affianca, in pratica, Carlo Cracco che resta al palo confermando che la notorietà (televisiva) almeno per il Gambero Rosso non porta sul podio – chissà con la terza serie.

Sempre nell’area due forchette atterrano Fulvio Siccardi del ristorante Da Noi In dell’Hotel Magna Pars Suites, e Stefano Masanti con il suo Masanti’s Restaurant del Seven Park Hotel a Colico nel Lecchese.

Milano vanta una sola osteria Tre Gamberi, l’Osteria del Treno, confermata dall’anno scorso e sede per la presentazione della guida. Tre Bicchieri ancora e solo al Donizetti di Bergamo e Tre Mappamondi per l’etnico Iyo, l’unico top nazionale. Un déjà-vu.

Nella battaglia a distanza tra Roma e Milano, la quantità degli indirizzi premia la capitale (1418 vs 1330) e soprattutto premia Roma città (dentro il raccordo anulare) mentre Milano può mettere in campo le tre forchette solo ben oltre le tangenziali. Ma anche questo è un déjà-vu.

pisacco-trussardi-guida-milano-2014

Non che la guida non offra spunti interessanti. Sempre in termini di battaglie a distanza, Andrea Berton agguanta con Pisacco le due forchette a quota 81 con 50 in cucina e batte Cristina Bowerman che con il suo Romeo si ferma a 78 (1 sola forchetta e voci di corridoio dicono anche che l’intenzione era di relegarlo nella sezione Pausa gourmet) prendendo 47 in cucina.

A Pisacco va anche il premio Qualità/Prezzo. Il locale di Andrea Berton è invece ignorato alla voce premio per le formule innovative che sembrerebbe il riconoscimento più adatto come suggerisce la scheda de locale:

Perfetto per una cena veloce, un aperitivo raffinato, un pranzo leggero, un cocktail dopo cena, ha fatto subito breccia nel cuore del pubblico cittadino, e il motivo è presto detto: moderno ed essenziale negli arredi, propone un modo innovativo di mangiare, flessibile, sfizioso e alla portata di tutte le voglie e di tutte le tasche“. Appunto, ha vinto la leva prezzo.

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Fatevene una ragione e annotate che i più innovativi sono Hic Enoteche 2.0, Ostello Bello e That’s Vapore. E mentre voi cercate di dimostrare che il premio al più figo del reame sarebbe spettato all’unico ristorante che lo meritava (cioè quello che conoscete solo voi) appuntatevi anche i campioni nel rispetto della tradizione.

Se a Roma c’erano in ballo amatriciana e carbonara, a Milano i migliori combattono per:

Risotto (Antica Osteria Magenes, El Barbapedana, Simposio, Al V Piano Attico del Grand Visconti Palace),
Bollito (Il Bacaro del Sambuco, Al’ Less, Masuelli San Marco, Rovello 18),
Cassoeula (L’Altra Isola, Antica Trattoria di San Galdino. Osteria del Treno, Trattoria del Nuovo Macello),
Cotoletta (Antica Trattoria Galeria, La Cantina del Giannone, Derby Grill dell’Hotel De la Ville, San Martino) e
Panettone (Lizzy, Marchesi, Pavé, Rossi & Rossi).

E dopo il panettone ci va qualcosa di più stagionale: la migliore gelateria di Milano è Sir Oliver a Novate Milanese (???) che non figura nell’unica vera guida alle migliori gelaterie artigianali italiane (come ce la tiriamo con questi 37.000 accessi finora).

Sarà da rifare tutta (la classifica, che avete capito)?