di Massimo Bernardi 15 Novembre 2012
Guida Michelin 2013

Volessimo scrivere la biografia non autorizzata della Guida Michelin 2013, il facile titolo sarebbe “Stelle si nasce”. Argomentabile con il primato della Rossa su ogni altra guida italiana e nel piccolo di Dissapore, con uno sguardo ai lettori del liveblog di ieri, arrivati in breve al numero irreale di 21.667 (12:08).

Meglio lasciar perdere.

Diamoci piuttosto alla classica attività del day-after, preoccuparsi dei nessi logici fra un blocco di dati e l’altro per non incappare in riassunti congrui quanto un punto e virgola (“non usatelo, è un ermafrodito travestito che non rappresenta assolutamente nulla”). Ecco dunque, inevitabilmente, vincitori e vinti della Guida Michelin 2013 presentata ieri a Milano.

VINCITORI.
Gualtiero Marchesi: il primo cuoco premiato dalla Guida Michelin con tre stelle per il ristorante in Bonvesin della Riva a Milano –era il 1986– è il primo, anche, con un allievo nello stesso club (“il più freddo dei miei allievi”).
Enrico Crippa: Molto ganzi i Barolo Brothers, aka la famiglia Ceretto da Alba, a investire in tempi non sospetti nel talento brianzolo dello chef. Rigido applicatore del precetto marchesiano, ama smodatamente orto e piante spontanee.
Lorenzo Cogo: il predestinato. Prima stella Michelin a 26 anni per il ristorante El Coq a Marano Vicentino, Vicenza.
Crisi: brigate ristrette, personale più giovane, menu completi sotto i 25 euro per 729 ristoranti della guida (sarebbe bello verificare), più Bib Gourmand, i locali che coniugano qualità a prezzi tra 30/35 euro. Capita spesso agli italiani: la crisi ci fa belli.
Ridente provincia. Le nuove due stelle Michelin: Antica Osteria Cera, Agli Amici, La Trota mandano in estasi gli amanti del bucolico trovandosi rispettivamente a Campagna Lupia (Venezia), Godia, (Udine), Rivodutri (Rieti).
Campania: Operosa e vivace contro ogni pregiudizio, le nuove stelle Michelin sono sei: Il Riccio di Anacapri, dependance marina del Hotel capri Palace, l’Indaco dell’Albergo della Regina Isabella di Lacco Ameno (isola d’Ischia), Il Comandante dell’hotel Romeo di Napoli, Le Colonne di Caserta, Le trabe di Paestum (Capaccio), Il Flauto di Pan dell’Hotel Villa Cimbrone di Ravello. Solo Napoli ha 16 stelle.
Roma: Un’offerta gastronomica strepitosa a lungo accusata di essere stantia e provinciale, si arricchisce di tre nuove stelle: Metamorfosi (chef Roy Caceres), Pipero al Rex (chef Luciano Monosilio), La Terrazza dell’Hotel Eden (chef Fabio Cervo).
Fausto Arrighi/Guida Michelin: lascia a 62 anni dopo 28 da direttore ispettore della guida e 7 da direttore, non precisamente un sostenitore della linea giovane. Ma a parte il quoziente Lopriore (ne parliamo dopo), la gestione lucida degli ultimi anni ha mandato in pensione scelte non congue con una guida dal respiro internazionale.

VINTI.
Gualtiero Marchesi: Tra i neostellati metà dei cuochi ha meno di 35 anni e tre sono sotto i 30. La sua boutade “Fino ai 40, i cuochi si fanno seghe mentali, dopo cominciano a cucinare“ era proprio una gloriosa cazzata.
Sorriso di Soriso: Voi non potete capire. Per un decennio questo è stato un benchmark. Quando si voleva denigrare la Guida Michelin bastava dire: “chi, quella che dà tre stelle al Sorriso di Soriso”. Eppure è stato così per 15 anni. Un modo di dire che va oltre meriti e demeriti del ristorante di Luisa Valazza, sul quale ognuno mantiene la sua opinione. Noi, per dire, fatichiamo a vederlo nello stesso campionato del Piazza Duomo di Enrico Crippa.
Donne nelle cucine stellate: tra i neostellati sono solo 2, sempre peggio.
Fausto Arrighi/Guida Michelin: il coro è unanime: in Italia non si è mai mangiato così bene. Tuttavia i ristoranti con le tre stelle restano sempre sette: il Piazza Duomo di Alba riceve quella tolta al Sorriso di Soriso. E vogliamo parlare del quoziente Paolo Lopriore? Oggi Repubblica racconta una confidenza del neo tre-stelle Enrico Crippa: “Appena ho avuto la guida in mano, ho cercato il nome di Paolo Lopriore senza trovarlo, mi spiace tantissimo”. Per quanto lo chef de Il Canto di Maggiano (Siena) divida gli appassionati, non restituirgli la stella, tolta proditoriamente anni fa, è un assurdità intercontinentale.

Vincitori e vinti: abbiamo dimenticato qualcuno?

[Crediti | Link: Dissapore, immagine: Guida Michelin]