di Giorgia Cannarella 22 Novembre 2013
I veri uomini non cucinano

Metti donne e cucina insieme nella stessa frase, e avrai consuetudine domestica e polemica extradomestica. C’è polemica se la Boldrini dice che le donne, nella pubblicità, interpretano sempre il ruolo della serva. C’è polemica se il Times non inserisce donna nei suoi 13 Gods of Food. Il tutto mi fa un po’ pensare a Troisi e a Ricomincio da tre. Ricordate questa scena?

Torniamo a noi: metti insieme uomo e cucina, invece, e avrai perplessità. Gli chef più famosi sono per la maggior parte uomini, ma in casa tocca a noi donne scolare la pasta. Ora, non affrettatevi a contraddirmi: sono ben felice se i commentatori di Dissapore sono tutti cuochi provetti. Nella maggior parte delle famiglie che conosco però lei porterà anche i pantaloni, ma li sporca del ragù che ha messo sul fuoco.

Uomini e donne lavorano lo stesso numero di ore, ricevono la stessa educazione, hanno la parità – almeno nominale – in ogni campo. Come si spiega, nel 2013, la latitanza maschile dei fornelli casalinghi? Ah, è vero, dirlo sempre nel 2013 è da post-femminismo vetusto e senza mordente…

Ieri però sono incappata in un un divertente post che, al netto di carenze insite nel cromosoma Y, una spiegazione prova a darla (niente accuse di faziosità prego, è scritto da un giornalista).

— Prima di tutto, le ricette provocano negli uomini la stessa allergia della richiesta di indicazioni stradali. I veri uomini non hanno bisogno delle grammature precise degli ingredienti né del numero civico: il loro maschio istinto li porterà comunque alla meta. 

— Poi, entrano in gioco altre paure: quella di fallire (ti giuro che è la prima volta che rompo questa frittata!), ad esempio. O anche –inutile fare gli uomini del Terzo Millennio– la paura di essere giudicati poco virili.

Allora mi sono chiesta: com’è il mio principe dal grembiule azzurro? Come vorrei che si comportasse un uomo in cucina?

1) Risoluto e sicuro di sé. Nella lettura del menù come tra i fornelli. Poche indecisioni e titubante. Sbatti energicamente quelle uova, impasta le polpette con energia.

2) Però, un conto è avvicendarsi ai fornelli un altro estromettermi dalla cucina perché tanto “dài, faccio io che sono più bravo”. Lasciami nell’illusione che la tenerina al cioccolato sia almeno commestibile: sorridi, mugola di apprezzamento, mi ci sono impegnata tanto. Domani prepara pure un’impeccabile torta setteveli, non mi offenderò.

3) Determinato anche a considerare i miei gusti. Capisco che la carbonara è il tuo cavallo di battaglia, ma alla sesta cena a base di rigatoni potrei avere un attacco di nervi. Uova e guanciale mi entrano in bocca e passano direttamente nelle cosce. Light non è una parolaccia: preparare un bel piatto a base di verdure ogni tanto non ti renderà meno uomo.

4) Ma soprattutto mai, MAI (ho già detto mai?) fare riferimenti alla cucina della mamma, per favore. Non è la Bibbia. Sono contenta che il suo ragù sia il migliore del mondo, ma se ti dico che il ragù non vuole l’alloro non insistere: sono bolognese, diamine.

5) Non aver paura di sperimentare, cambiare, azzardare. Ma senza esagerare, grazie: la cucina non è il tuo parco giochi.

Troppo esigente? Probabile. L’idea di un futuro da zitella, o da donna felicemente accoppiata ma infelicemente nutrita, non è campata in aria? Possibile.

Fatemi sentire meno sola.

Lettrici: quali sono le vostre esigenze in fatto di uomini e fornelli?
Lettori, invece, fatevi un esame di coscienza: come vi comportate in cucina?

[Crediti | Link: Dissapore, YouTube, Huffington Post]