Slow Food si mette il cerone e va a Masterchef. Stasera c’è anche Cristina Bowerman

La nuova posa telegastronomica del 2014 è criticare severamente Masterchef. Dire cose come “Ormai lo vedono tutti, ma quest’anno è una noia, manco i piatti lanciati da Joe emozionano più”. O un più generale “Basta con i programmi di cucina, sono tutta fuffa”. Poi giovedì tutti davanti alla televisione a insultare Rachida e ridere dei giudici.

Diciamo che almeno cinque buoni motivi per guardare la puntata di stasera ci sono. A iniziare dal fatto che i concorrenti sono rimasti sei, e caleranno sensibilmente i primi piani dei personaggi di cui nemmeno si è memorizzato il nome.

Sì, va bene, diciamo i motivi veri:

1) La prova in esterna si svolgerà all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Sì, esatto, quell’università: quella fondata da Carlin Petrini, presidente di Slow Food. Quella che insegna a centinaia di ragazzi da tutto il mondo i principi del buono, pulito e giusto.

Immagino i quesiti esistenziali! Ma Slow Food goes Masterchef, o viceversa? L’associazione eco-gastronomica si mette il cerone e sale sul palcoscenico?

masterchef, pollenzo

E se questo non è uno choc sufficiente, guardate un po’ chi farà parte della giuria (a proposito, anche considerando l’onnipotenza dei commensali la foto non vi ricorda un dipinto famoso?)

2) Nella prova della Mystery box i concorrenti dovranno cucinare usando ingredienti contenuti in “frigoriferi tematici”. Nell’Invention test, invece, dovranno cimentarsi con un piatto di Cristina Bowerman, ospite speciale della puntata.

l_213_cristina-bowerman-intervista

La chef di origini pugliesi è responsabile di due recenti successi della ristorazione romana: Glass Hostaria, una stella Michelin (di cui è inopinatamente definita “direttore” in ogni articolo), e il gastro-bistrot Romeo Chef&Baker. Si può dire gastro-bistrot o è stata già istituita una pena corporale per chi usa il termine?

3) C’è Rachida. Che divide, anzi unisce nel disprezzo. Ma dobbiamo capire, dicono in tanti, che è un personaggio. Non vi sembra un motivo sufficiente?

rachida, masterchef

Allora leggetevi quest’intervista rilasciata da Beatrice, dove la concorrente eliminata da Masterchef 3 si sbilancia parecchio sulla ex collega marocchina.

4) E nel frattempo, c’è questa doppia intervista di Enrica e Federico. Leggetela se volete provare l’ebrezza di sapere che Federico ritiene Eleonora molto simpatica. Sì, lo so, vi facciamo venire le palpitazioni con tutto questo osare.

enrica, federico

5) Almo ha pubblicato sui social una fotografia dove indica la scritta: “Porterò a Bari il titolo di Masterchef”. La data è del 14 Febbraio 2014.

Improvvida anticipazione? Ingenuo spoiler? Tentativo di confondere le acque?  Sbronza indicibile?

almo, masterchef

A proposito, si sono aperti i casting per la quarta stagione. Poi non dite che non ve l’avevamo detto.

[Crediti | Link: Unisg, Il Giorno, Masterchef, Vanity Fair | Immagini: Giornale di Brescia, Vanity Fair, Unisg, Fine Dining Lovers, tvfanpage.it]

Avatar Giorgia Cannarella

20 Febbraio 2014

commenti (17)

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  1. Avatar Laura ha detto:

    Della serie “più che l’onor potè lo showbusiness”… quando dicevo che c’è poco da accanirsi da parte di certi chef contro la trasmissione in un altro commento il mio sembrava essere un discorso qualunquista.
    Indubbiamente vale la pena mettere il cerone e salire sullo carrozzone dello show perchè non cavalcare l’onda?

  2. Avatar riccardone ha detto:

    Ora mi spiego perchè Farinetti non ha accettato di fare il ministro 🙂

  3. Avatar Gillo ha detto:

    Quando uno con le P…., tipo Dario Bressanini per esempio, avrà il Coraggio di scrivere la Storia di Slow Food, dall’ inizio a quello che è diventata,
    avremmo fatto un’opera di demistificazione importante.
    Perchè, nel tempo, sono molti quelli che smarriscono i principi ispiratori.

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Con tutto il rispetto per la sua preparazione, penso che Bressanini sia la persona meno adatta, giacché si intende di economia e filiere di marketing come di papirologia papirologia egizia. un conto è il laboratorio, un conto è costruire una azienda, un conto è costruire un “marchio” o un impero della distribuzione. E altrettanto diversi sono i campi di indagine
      La storia non è neppure così ignota: girava già quindici anni fa tra i produttori (della langa e oltre) che consideravano quel progetto circa come uno sposalizio con Dracula. C’è chi ha aderito, chi se ne è tenuto lontano, chi è contento della scelta e chi no.
      Il cortocircuito mediatico ha fatto la fortuna del marchio, e chiunque pratichi un poco la ricerca delle prelibatezze gastronomiche ben presto si accorge che l’eccellenza e il giusto prezzo non hanno alcun bisogno di quella chiocciolina per essere riconosciuti

    2. Avatar Gillo ha detto:

      Quando esprimo, senza ritegno per nessuno, le mie convinzioni ho
      Solo una Preoccupazione:
      perdere il fragile rapporto di simpatia&stima con alcuni di voi.
      In primis, Riccardo(ne)-Paolo e AlTRI.
      Grazie, Paolo.

    3. Avatar dink ha detto:

      “l’eccellenza e il giusto prezzo non hanno alcun bisogno di quella chiocciolina per essere riconosciuti”

      Verissimo, ma Slow Food merita comunque ogni onore per aver iniziato per prima e proseguito con successo una potente iniziativa di salvaguardia e diffusione della cultura gastronomica in generale e sopratutto italiana con pochi eguali nel mondo: magari ci fossero simili organizzazioni anche per le bellezze artistiche italiane in rovina come Pompei e Volterra…

    4. Avatar noname ha detto:

      Per carità, diventerebbero tutte uguali, avrebbero una chiocciola stampata a caratteri cubitali sulla facciata e il biglietto per andarle a visitare richiederebbe un mutuo

    5. Avatar dink ha detto:

      Slow food indica con il simbolo della chiocciolina i cosiddetti presìdi, ovvero realtà gastronomiche che senza questa valorizzazione erano destinate semplicemente a scomparire, come Pompei, appunto, e tanti altri tesori trascurati italiani… Ma forse vi sta bene così…

    6. Avatar Paolo ha detto:

      Dink, eccepisco sul “destinate a scomparire” come ineluttabile necessità. Credo che ognuno di noi, nel proprio vgabondare, trovi perle e aziende che pur con fatica continuano a lavorare e produrre delle assolute eccellenze.
      Se vuoi, guarda dal lato opposto. Tra kilometri ed ettolitri di dichiarazioni autocelebrative, io non ho mai letto peana e grandi ringraziamenti di produttori che alzino il bandierone “grazie, senza di v’hoi non avrei m’hai vissuto meglio” Oppure “son così contento di far parte di questa Grande Famiglia, che senza la mia vita non aveva più senso, e mi avrei suicidato ascoltando Masini”
      Perché il tono delle dichiarazioni del Noto Marchio a volte suona molto simile a questo 🙂

    7. Avatar dink ha detto:

      Eppure è così: il parallelo con le bellezze artistiche in sfacelo è appropriato. La semplice scoperta casuale o per semplice passaparola di un’azienda/produzione valida non ne garantisce la sopravvivenza; anche produttori al di fuori del circuito Slow Food hanno indubbiamente giovato dell’attenzione per la cultura gastronomica generata dall’associazione, questo è assodato al di là di qualsiasi considerazione. Ma santo cielo, ma chi si riempie la bocca di Tradizione conosce almeno il “Dizionario delle cucine regionali italiane” pubblicato nel 2008 da Slow Food Editore, un’opera unica di consultazione in cui vi sono raccolte tutta, ma veramente tutte, le voci e le definizioni della cultura gastronomica italiana? Paesi più fortunati del nostro (Francia e Spagna soprattutto) hanno anche l’appoggio di strutture statali e parastatali efficienti per promuovere la propria cultura materiale, mentre noi sputiamo su chiunque abbia un minimo di successo (Slow food, ma anche Farinetti)… Continuamo così, facciamoci del male…

  4. Avatar Gillo ha detto:

    ll giornalista Pietrangelo Buttafuoco il 28/02/2013 scrisse:
    “…l’altro potente dogma dello spirito del tempo qual è lo slow food del quale, giusto in Piemonte, abbiamo recuperato una definizione efficace: “Dicesi slow food di un posto, di una trattoria, di una stalla, di un luogo qualsiasi dove si trovava un formaggio squisito che il contadino vi vendeva a buon prezzo ma dove adesso hanno messo una stronza, che non lo assaggia neanche ma che lo vende, il formaggio, a prezzo decuplicato”.
    E’ una frase “riportata” dal giornalista, sembra già diffusa in Piemonte.
    Scatenò una forte polemica e Slow Food rispose http://www.slowfood.it/sloweb/b2e99cb2eedd895ae5fda82e4053578e/cosa-%C3%A8-slow-food.
    Sui vari blog proseguirono le polemiche.Ed anche Dissapore, con Adriano Aiello, il 3 aprile 2012 fece un post che, così, concludeva:
    “Ovviamente Slow Food ha risposto, ma invece di argomentare con forza sulla questione, giù di messa politicamente corretta e daje di “un’offesa a tutti quei produttori che con fatica quotidiana lavorano per salvaguardare un pezzo importantissimo del nostro patrimonio culturale”.

    Il problema c’è e non è retorica da quattro soldi metterlo in piazza.

    E’ vero che dedichiamo sempre meno sforzi economici all’alimentazione (molti prodotti della grossa distribuzione costano davvero troppo poco) ma veicolare la qualità attraverso il caro prezzi è strategia commerciale vecchia come il cucco. E anti-etica. Specie da parte di chi vuole imbastire un discorso etico. Non è l’unica strada. Non ci credo.”

    PS. Mi scuso con Adriano Aiello se ho “strumentalizzato” le sueopinioni
    PPS.Questo mio intervento riprende ed amplia il discorso fatto da Noname.In più mette in rilievo il concetto del mio primo commento: cos’era SL all’inizio(quali le sue motivazioni, i principi ispiratori, non dimentichiamo che nasce dalla sinistra)(v. A.A. “Specie da parte di chi vuole imbastire un discorso etico”) e quella che è diventata: una potente impresa di marketing?
    C’è fra questi due estremi una certa coerenza con i “principi ispiratori”? O no?
    E ancora, si potevano raggiungere gli stessi scopi di promozione perseguendo altre vie come suggerisce Adriano Aiello e senza
    gli effetti collaterali deleteri ricordati da Noname(prezzi vertiginosi) e Paolo(discorso sulla qualità ed altro)?
    PSDiscutere apertamente senza mettere “la polvere sotto il tappeto” non fa male alle nostre Tradizioni, che io rivendico di amare.

    1. Avatar dink ha detto:

      Già, bei tempi per l’autarchico Buttafuoco quando il contadino scarpe grosse e cervello fino (s)vendeva a “buon prezzo” (due lire) il proprio prodotto sudato e sconosciuto ai più e per questo stava appunto fallendo, perché erano i tempi (che io mi ricordo) quando tutti compravano gli insapori pomodori arancioni olandesi al supermercato e nessuno al di fuori di mergellina conosceva i pomodori del piennolo… oh, sì, il marketing è brutto brutto, tranne quando lo fa il Mulino bianco col Banderas e la gallina… Ci saranno altre vie con meno compromessi? Chissà, intanto Pompei crolla…

      Insisto: Il “Dizionario delle cucine regionali italiane” di Slow Food lo conoscete o per voi le “Tradizioni” si fermano alla pizza margherita col cornicione alto?

    2. Avatar Paolo ha detto:

      Dink, non ho alcuna simpatia né condivisione per Buttafuoco, dal quale mi divide un abisso.
      Quello che ti domando è se è ancor apossibile osservare, avere dubbi, interrogarsi e interrogare, proporre punti di vista diversi.
      Te lo chiedo, per sapere se tutto ciò (che nel mio piccolo è il contenuto stesso della mia professione) è possibile senza essere tacciati di anti-patriottismo, di disfattismo, di rovina del Paese.
      E’ possibile domandarsi se oltre il marketing c’è un bilancio aziendale? Se dietro un bilancio aziendale ci sono reti di rapporti sociali? Se oltre i freddi risultati di una certificazione bio ci sono uomini e persone senzienti?
      Io non faccio di professione il bastian contrario, né mi pregio di essere cmq in direzione ostinata e contraria (cit.); ma mi interrogo, mi pongo dubbi, e ascolto con interesse chi ha opinioni e posizione diverse dalle mie.
      Però sospetto fortemente, ho una certa idiosincrasia, per coloro che di fronte ai dubbi e alle domande schierano il plotone d’esecuzione del tradimento della Patria, il mantra “credere, obbedire, combattere” in nome del Santo Logo del momento: oggi una chiocciola, domani la farfallina di Belèn, immagino.

    3. Avatar dink ha detto:

      “E’ possibile domandarsi se oltre il marketing c’è un bilancio aziendale? Se dietro un bilancio aziendale ci sono reti di rapporti sociali? Se oltre i freddi risultati di una certificazione bio ci sono uomini e persone senzienti?”

      Caro Paolo, se vuoi spostare il discorso su temi e domande così concrete sono tutt’orecchi, però aiutami a trovare questi temi nei post e nei commenti perché lì ho trovato solo attacchi ideologici, vacui e pretestuosi, con il culmine nell’assurdo post predicatorio di Puglisi sopra sul “tradimento” degli ideali iniziali di SF (poi sarei io che schiero il plotone d’esecuzione), e tutto questo, si badi bene, per una semplice partecipazione ad un (brutto) reality televisivo…

      Non ho mai avuto tessere di SF e certi voli pindarici di Petrini e di Farinetti mi lasciano freddo, non sono per niente d’accordo con la posizione sugli OGM e non mi nutro solo di presìdi SF, penso che semplicemente SF sia stata fondamentale in Italia per la promozione della cultura gastronomica/materiale che prima era sempre stata trascurata, e di questo ne hanno giovato tutti, con o senza chiocciolina (Dissapore compreso): poi che tutto l’universo gastronomico di qualità non ruoti necessariamente intorno a Petrini e Farinetti è ovvio, ma per favore iniziamo a parlare di temi concreti e basta con le dietrologie e gli spari nel mucchio…

  5. Avatar Gillo ha detto:

    Demistificare, in fondo, significa questo:
    dietro ai Paroloni di S F del Buono, del Pulito e del Giusto … cosa c’è ?

    1. Avatar Nome ha detto:

      Eataly e compagnia cantante.