di Martina Liverani 21 Ottobre 2013
Nigella Lawson

Il femminismo ha privato una generazione di donne del «piacere di cucinare» : un peccato, perché adesso non hanno idea di dove cominciare a preparare qualcosa di buono. E comprano i libri di Benedetta Parodi, aggiungo io.

Così Nigella, la curvy, già simbolo di una certa emancipazione femminile per via del suo corpo burroso portato con fierezza e lontano dai nocivi stereotipi di magrezza a ogni costo o dal benché minimo anelito di velinità, tira una sciabolata al femminismo, reo di aver prodotto donne incapaci di cucinare e con la fobia dei fornelli.

E lo fa dalle pagine dell’inserto mensile dell’Observer dedicato al cibo, dove è presente nella classifica dei 10 chef dell’ultima decade, in compagnia di nomi come Blumenthal, Adrià, Redzepi, Ducasse. «Era sicuramente giusto che le donne nate come me negli anni Sessanta non volessero sentirsi legate ai fornelli, ma le ramificazioni sono che adesso cucinare incute timore. Questo non fa bene a nessuno»

Rileggendo la storia del cibo e le donne dagli anni sessanta a oggi, che è una delle mie attività preferite, le cose sono andate più o meno così:

— Le nostre nonne e mamme anni cinquanta e sessanta, non avendo grosse alternative, cercavano la loro realizzazione all’interno delle mura domestiche: infornare una torta era una routine quotidiana tanto quanto insegnare alle figlie a star lontano dai lavori domestici.

— Le nostre mamme degli anni settanta e ottanta, di conseguenza, mettevano in tavola la carne in scatola e riempivano il frigorifero di surgelati perché era facile e di moda, e perché così potevano avere tempo da dedicarsi ad altro.

Tutto ciò ha prodotto una generazione, la nostra, fatta di bambini obesi, cibo spazzatura, e di donne che non sanno cucinare un uovo, e si riempiono la casa di inutili ricette che non seguiranno mai perché tanto non hanno il tempo di cucinare.

Stesse identiche cose che dice Michel Pollan quando racconta di come era bello guardare i programmi televisivi di Julia Child, lei sì che era una femminista, mica Bettie Friedman che negli stessi anni pubblicava “Mistica della Femminilità” e insegnava alle donne proprio il contrario, ossia a stare lontane dai fornelli.

Nigella Lawson

Nigella si spinge anche a delineare un nuovo terreno di battaglia: «Difendere la propria libertà e i propri diritti – ha precisato – può significare anche imparare come si prepara un pasto gustoso. Trascorrere il sabato pomeriggio tra i fornelli perché gli amici vengono a cena non vuol dire venire meno ad alcun ideale».

Affrancato oramai il modello Wonder Woman, quello della donna che riesce a fare tutto con scarsi risultati e grande frustrazione, Nigella riconsegna al suo valore il saper infornare una torta (con tutto il tempo che serve) o volerlo fare al sabato pomeriggio, in quelle ore che usavamo per preparare power point per la riunione del lunedì, andare dal parrucchiere, o al corso di difesa personale.

Se è vero, come avevamo già detto, che l’ultima frontiera della parità di genere è l’individualismo, io, nel mio individualismo, più che con Laura Boldrini e le sue teorie sul ruolo della donna negli spot, mi schiero con Nigella. Voi?

[Crediti | Link: Observer, Dissapore, immagini: Barry J Holmes per Observer Food Monthly]