di Giovanni Puglisi 12 Maggio 2014
Carlo Petrini, Gaetano Pascale, Slow Food

Per la prima volta, nominati alla Presidenza Slow Italia quest’anno c’erano due candidati. Dopo una lunga reggenza plebiscitaria marchiata Carlo Petrini e il doppio mandato del successore nominato Roberto Burdese, al Congresso Nazionale di Riva del Garda (TN) 771 delegati regionali riuniti in conclave hanno eletto Gaetano Pascale, “Nino”, agronomo telesino – Telese è in provincia di Benevento, se come me non lo sapevate – con radici forti nell’agricoltura vissuta.

A contendere la carica c’era Cinzia Scaffidi, braidese di lungo corso (Bra è in provincia di Cuneo, qui si trova la sede di Slow, ma questo mi sa che lo sapevate) e direttrice del Centro Studi Slow Food: se seguite MasterChef l’avete già vista in una puntata ambientata all’Università di Scienze Gastronomiche – anche se all’epoca, mentre scorrevano i nomi in sovraimpressione, la produzione fece un pasticcio e invertì la sua didascalia con quella di Olivia Reviglio (direttrice di SF Editore).

Slow Food, Gaetano PascaleSlow Food - Cinzia ScaffidiSlow Food, Roberto Burdese

Il programma scaffidiano, così come d’altra parte quello di Pascale, affonda i piedi nella retorica petriniana più solida: nel documento il Buono, Pulito e Giusto (lo sapevate? È lo slogan di SF) emerge tra i ringraziamenti e scompare solo dopo le conclusioni; si ribadiscono centralità degli enti territoriali – Condotte in primis – e importanza fondamentale dell’impegno volontario nelle attività associative, vengono rimarcati tra una citazione di Sepulveda e un Petit Prince i termini fondamentali del dialogo Slow onirico-evangelico-pratico: formazione, comunicazione, sostenibilità e biodiversità.

In realtà, i due programmi a livello letterale dicono più o meno le stesse cose; anche se in tempi e con termini diversi. Qual è allora la linea di demarcazione, quella che segna inevitabilmente la differenza tra il documento del neo-eletto Presidente di SF Italia e quello della lista concorrente?

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La risposta la si può avere soltanto leggendo tra le righe – o se si è calati nelle trame associative abbastanza da poter cogliere brevi manu gossip e retroscena delle coalizioni elettorali, che dai programmi naturalmente non traspaiono.

Non essendomi quest’ultimo privilegio concesso, ho pensato di dare sfoggio a remoti retaggi ermeneutici per trarre alcune conclusioni del tutto ipotetiche e personali sulla reale costituzione politica delle due liste.

Analizzando la struttura del discorso e dei capitoli, l’estensione dei paragrafi e le minimali differenze di vocabolario nei brani programmatici – i passaggi logici della lettura e dell’interpretazione ve li risparmio – ho l’impressione che il programma vincente rispecchi un’idea di SF più vicina a Terra Madre, ispirata ai principi della rivoluzione agricola e della sussistenza, vagamente dipinta di un sentimento no compromise che riconduce a un sistema-cibo radicale di matrice autarchico-anarchico-petrinista.

Slow Food - Congresso

Il documento sembra insistere sulla necessità di rivalutare i sistemi produttivi, di rivedere le logiche di distribuzione e di partenariato, di rivolgersi al sogno slow che cambia il mondo perseguendo con mosse concrete la rivoluzione dei mercati e delle società.

Il discorso concorrente, sempre secondo una mia personalissima e opinabile interpretazione, tende invece a derive comunicative e commerciali liberiste di stampo direi renziano, a una maggiore possibilità di cooperazione con le grandi realtà distributive e produttive, ad una proiezione del sistema SF verso un orizzonte dem di partnership e sponsorizzazioni più ampio e meno restrittivo, meno ‘talebano’ e più orientato al brand marketing.

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Se la precedente interpretazione fosse corretta, sarebbe chiaramente un segnale forte che il primo dei due discorsi sia stato promosso con il 61% delle preferenze: il consenso è netto abbastanza da far pensare che buona parte della base elettorale slow si senta più vicina ad una frangia radicalmente contadina che alla sua controparte market-oriented; identificandosi negli ideali di Terra Madre – una rivoluzione ancora da compiere, da compiere ogni giorno – piuttosto che nella cooperazione con partner esterni per realizzare progetti di larghe intese.

Sarà una lettura corretta?

Slow Food - Carlo Petrini

A giudicare da alcuni degli interventi proposti al Congresso, come la lettera aperta “Slow Food che Vorrei” presentata da 93 firmatari appartenenti a diverse condotte nazionali, si potrebbe dire di sì.

Uno dei passaggi chiave del documento recita:

Nessuno stigmatizza la grande distribuzione, né demonizza gli imprenditori che la promuovono, ma, se come associazione predichiamo vie alternative per fare la spesa e nutrire il Pianeta – come il sostegno ai produttori locali, i Mercati della Terra, i Gruppi di Acquisto Solidale, il ritorno alle botteghe di paese o di quartiere, il sostegno alle Botteghe del Commercio Equo e Solidale – allora nei confronti della grande distribuzione si deve misurare la giusta distanza, altrimenti [l’associazione] perderà di credibilità, forza e soprattutto indipendenza.”

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Va detto che dalle deduzioni espresse in questo post non dovrà trasparire alcun giudizio di preferenza personale, in quanto chi scrive, pur avendolo fatto in passato, è del tutto estraneo alle dinamiche associative di Slow Food e riporta alcune considerazioni derivate dal semplice raffronto dei programmi dei candidati.

Va detto anche, soprattutto, che le conclusioni tratte potrebbero essere completamente prive di fondamento; in quanto è ovvio che nel votare un candidato la scelta sarà influenzata non solo dal suo programma, ma da un numero di altri fattori fondamentali che dalla lettura di un testo non possono emergere (conoscenza diretta della situazione associativa, delle esigenze politiche locali, preferenze personali etc.).

Il ministro delle Politiche Agricole Martina, slow food

Il post che state leggendo è quindi in un certo senso soltanto un esperimento, un tentativo di analisi comparata di due programmi politici; con l’intenzione di capire quanto fedelmente questi possano rappresentare le tendenze ideologiche e le esigenze della base elettorale.

Spero che susciti reazioni e apra un dibattito sereno, specialmente presso gli interessati (i candidati alla Presidenza, i delegati, i semplici soci); lo spazio è finito e non resta che attendere di capire se un po’ ci abbiamo azzeccato – solo le conferme, le rettifiche, le smentite di chi ne sa più di chi vi scrive potranno essere la prova di una corretta (o errata) interpretazione.

[Crediti | Link: Ansa, Dissapore, Slow Food, immagini: Slow Food]