di Martina Liverani 19 Ottobre 2012
tovaglioli, Jamie Oliver, Jamie's Italian

Sembra che in settimana quello della gastro-cleptomania sia stato uno dei temi più dibattuti: ne ha parlato Jamie Oliver, lamentando il fatto che sono ben 30.000 i tovaglioli che ogni mese spariscono dalla sua catena di ristoranti, e ne ha parlato anche Carlo Cracco che, intervistato a Radio Deejay da Linus e Nicola Savino ha ammesso: “Non è che rubano, è che la gente ha voglia di portarsi a casa un souvenir, fa parte delle abitudini di chi va al ristorante”.

Se vuoi fare il figo, ruba il tovagliolo, dunque?

“Quand’ero a Montecarlo, la prima cosa che ho fatto è stato prendere un ricordo. Ho pensato: metti caso che mi caccian via..almeno ho un ricordo”, continua Cracco dimostrandosi molto comprensivo nei confronti della gastrocleptomania dilagante al contrario del più seccato Oliver.

Ben sappiamo che non di soli tovaglioli si tratta: il bottino dei gastrocleptomani spazia da posate, salviette, centro tavola, bicchieri, posacenere (bei tempi…), quadri, tavoli e seggiole “quelle cose che uno pensa di conquistare in quel momento…poi le mette a casa e le dimentica” (cit. Carlo Cracco).

Il mondo dei ristoratori si divide tra i Cracco e gli Oliver: tolleranti i primi, incazzosi i secondi. Voi da che parte state? E soprattutto, signori ristoratori in ascolto, in che modo arginate questo inconveniente? Pensate che l’idea ormai abbastanza diffusa (specie negli hotel) di porre un cartello con il prezzo di ogni oggetto reso disponibile all’acqusito, funge da deterrente o, come temo, da stimolatore automatico di gastrocleptomania?

Spostando poi lo sguardo dall’altro lato del tavolo, cerchiamo di indagare l’identikit del gastrocleptomane. Che sia una personalità border line e effettivamente disturbata o, molto più probabile, un individuo riconoscibile nel:
(1) gastrofan accecato collazionatore di memorabilia,
(2) sottrattore professionistico che si nutre di adrenalina e rischio,
(3) scroccone seriale auto-autorizzatosi a portare a casa tutto ciò che fa da contorno alla sua esperienza gastronomica?

Ma soprattutto dove è posta, a vostro parere di avventori, la linea di demarcazione tra souvenir, with compliments e refurtiva?