di Sara Porro 1 Giugno 2015
50 Best 2015, guildhall

20:42 | Come l’anno scorso, sono a Londra per seguire l’annuncio della The World’s 50 Best Restaurants 2015, sponsorizzata da San Pellegrino e Acqua Panna – comincia tra una quindicina di minuti give or take, come dicono da queste parti. C’è una diretta live che vi raccomando di associare al mio liveblog nella speranza che il regista abbia bevuto meno Champagne di me finora.

20:50 | Se avete letto Dissapore ieri saprete che persino questa appassionante classifica per fissati ha generato il suo personale movimento di opposizione, tal Occupy 50 Best. I capi di imputazione? La classifica sarebbe sessista (1 sola chef su 50), opaca – i meccanismi di votazione, si denuncia, sono poco trasparenti e legati a meccanismi di lobbying – e affollata di ristoranti in cui ci si intossica un giorno sì e uno no.

20:54 | Per quanti riguarda i primi due primi punti, beh: si può dire lo stesso a proposito degli Oscar. A proposito delle intossicazioni alimentari: si vede che non avete mangiato cucina creola a Brixton, come ho fatto io a pranzo.

21:05 | Impreparata alla vita qual sono, avevo dimenticato un adattatore per la presa inglese ed ero ormai a un 25% di batteria, oscuro presagio. Ho trascorso gli ultimi 10 minuti cercandone uno per tutta la Guildhall, e a ogni “I’m afraid not” ricevuto ho corrisposto un “That’s quite alright“, perché mi adatto subito al delizioso understatement inglese di fronte alla sventura – sono pur sempre il popolo che si diceva “Keep calm and carry on” mentre la loro capitale veniva polverizzata dai nazisti. Infine un collega, inatteso MacGyver, ha utilizzato una forcina della mia acconciatura per adattare la presa. Me ne sono perdutamente e irreversibilmente innamorata all’istante.

21.12 | +++ SPOILER AHEAD +++ NON LEGGERE SE VOLETE LA SORPRESA

21.13 | Ho sondato l’ufficio stampa locale per sapere se fosse possibile avere i nomi dei 50 ristoranti di quest’anno in lieve anticipo. Sono stati irremovibili. Ho chiesto dunque se potessi avere l’elenco in ordine sparso. Hanno scosso il capo gravemente. Allora ho detto, datemi almeno l’elenco con pezzi dei nomi dei ristoranti mescolati alle località in cui si trovano, secondo il modello dell’Enigma del Corvo della Settimana Enigmistica.

21:14 | Essi non hanno colto il riferimento culturale.

21.15 | Gli spoiler, dicevamo: gli chef italiani che ho incrociato questa sera nel fatale (per le mie doti di reporter) aperitivo pre-annuncio sono gli stessi che comparivano in classifica l’anno scorso: Enrico Crippa, Piazza Duomo di Alba (39°); Raffaele Alajmo, Le Calandre di Rubano (46°); e Massimo Bottura, Osteria Francescana, l’anno scorso al numero 3.

21:20 | In tutto questo tourbillon di forcine e adattatori e batterie scariche ho scordato un’informazione cruciale: questo è l’ultimo anno a Londra per la 50 Best, che l’anno prossimo si trasferirà a New York, nell’intento – presumo – di diventare terzomondista e femminista e di sinistra come il Nobel per la Letteratura.

21:21 | Si dice per ridere.

21:21 | Si comincia! E come al solito si andrà molto spediti. Aspettatevi grafie fantasiose e typo di chiaro stampo freudiano negli aggiornamenti che seguiranno.

21.23 | Come dicevamo: fine di un’era! Nel 2016 la 50 Best va a New York, “the world’s most exhilarating dining scene“. La sala è in tumulto, si saranno mica preparati ancor meno di me, che non lo sapevano?

21:25 | In quello che potrebbe sembrare un goffo tentativo di ingraziarmi le bizzose divinità dell’ufficio stampa, che governano i destini dell’assegnazione dei biglietti, segnalo con cuore sincero la mia predilezione per l’acqua San Pellegrino, che mi disseta e mi rallegra come nessun’altra acqua.

21.29 | Il presentatore Mark Durden-Smith saluta, ringrazia, dice che il prossimo anno sarà sostituito da Oprah Winfrey (tutti ridono), sanziona il pubblico per la noncuranza mostrata per il dress code. La sala si raffredda. Io non ho colpa, ho messo i tacchi alti nonostante mi sia trascinata qui da Brixton a bordo del bus 133 con il mio pesantissimo computer.

21:34 | Pur senza adattatore (ultima volta che menziono la faccenda, lo giuro).

21.35 | (tenevo le dita incrociate dietro la schiena)

21:35 | Il premio One to Watch, cioè il ristorante che non è ancora in lista ma promette bene, anche detto premio CBCR: Sepia a Sidney, in Australia.

21:40 | Al Numero 50, The French Laundry. Al 49 Blue Hill at the Stone Barns, di Dan Barber, uno dei migliori esempi dell’approccio farm-to-table. Segue al 48 Schloss Schauenstein, e dalla platea saluta con grazia degna della Regina Elisabetta Andreas Caminada, bello come Pierce Brosnan potrebbe essere se sapesse pure cucinare.  Al 47, c’è Alain Ducasse Au Plaza Athenee. Al 46, da Singapore, Restaurant Andre: lo chef indossa un delizioso kimono (mi chiedo oziosamente se corrisponda al dresscode “cocktail”).

21.43 | Mi pare evidentemente che sto diventando troppo vecchia per star dietro a un liveblog.

21:44 | Al numero 45 c’è Christian Puglisi, del Relae di Copenhagen, quasi uno chef italiano (in tempi di magra ci facciamo andare bene un po’ tutto, questione di amor di patria). Al 44, Maido a Lima: la cucina Nikkei continua la sua irresistibile ascesa, come io* profetizzo da tempo (*io e uno sparuto migliaio di commentatori).  Al numero 42, il tapas bar di alta cucina Tickets di Albert Adrià. Sempre al 42 – parimerito – Boragò a Santiago del Cile (che in una prima stesura potrei aver chiamato “Asparago”. Mi scuso con gli interessati, prometto di non bere più). Al 41, a San Paolo in Brasile, Mani.

21.48 | Veuve Clicquot sponsorizza  il premio dedicato alla chef dell’anno: lo vince Hélène Darroze, cui è ispirato il personaggio della cuoca di Ratatouille, il film preferito di tutti noi. Lei tiene un breve discorso con voce un po’ rotta dall’emozione, in cui dice che as a matter of circumstances, nella cucina del suo ristorante a Parigi da quest’anno ci sono più donne che uomini.

21:50 | Al numero 40, il Per Se a New York, l’altra creatura di Thomas Keller. Al 39, Quique Dacosta, il suo impeccabile facial hair e il ristorante omonimo. Al numero 38, Amber a Hong Kong. Al numero 37 rientra Biko, a Città del Messico. Al 36, L’Astrance a Parigi. Al 35, un’altra new entry: Quintonil a Città del Messico. Al 34, Le Calandre – che il presentatore pronuncia ormai da anni Le Calondr, come l’ispettore Clouseau. Al 33, Aqua. Al 32 il premio per il miglior ristorante in Australia va ad Attica, Melbourne: “un’esperienza di ristorazione interattiva”, dicono (accolgo l’affermazione con perplessità, ma non c’è tempo per porsi domande). Frantzen, Stoccolma, al 31. Al 30 il classico Vendôme di Joachim Wissler, Germania.

21.57 | Sto interiormente giocando a: quanti ristoranti so scrivere correttamente senza controllare la grafia? Risultato: nessuno. That’s quite alright! 

21:58 | Miglior ristorante in Africa: al numero 28, The Test Kitchen a Capetown, Sudafrica. Al 27, Piazza Duomo a Alba (dalla media room, ricambio il generico saluto alle telecamere dello chef Enrico Crippa). Al 26, Alinea a Chicago. Al 25, Fäviken in Svezia, il ristorante lontano da tutto™. Al 24, Ultraviolet di Paul Pairet, a Shanghai, dove io mi sono molto divertita, anche se sono stata iper-nutrita. Al 23, la più alta nuova entrata dell’anno: il White Rabbit a Mosca, Russia, di cui so, in breve, niente.

22:02 | Al numero 22, Nahm di Bangkok. Al 21, l’inossidabile Le Chateaubriand, il gastrobistrot parigino di Inaki Aizpitarte.

22:04 | The World’s Best Pastry Chef è Albert Adrià – largamente considerato come uno degli chef tout court più sottovalutati al mondo.

22:06 | Al numero 20, The Ledbury, qui a Londra, di cui tutti mi dicono meraviglie. Io invece oggi ho mangiato a Brixton, un bel posticino (solo credo di avere la febbre adesso). Al 19 c’è Azurmendi. Al 18, Le Bernardin di New York. Al 17, Arzak a San Sebastian. Al 17, Pujol a Città del Messico, città normalmente nota solo per [inserire battuta un po’ politically incorrect ma anche lieve, ci torno quando avrò il tempo per essere spiritosa] che sta diventando una mecca della ristorazione.

22:09 | Il premio per il ristorante preferito dagli chef va a Daniel Humm, Eleven Madison Park. Al numero 15, Steirereck, in Austria: non c’è stato nessuno che conosco, non che questo sia indicativo, per carità (con tono di malcelata supponenza). Al 14, Astrid y Gaston, di nuovo Lima. Al numero 13, the highest climber, ovvero il ristorante che è cresciuto di più nel corso di un anno: Asador Extebarri, dove io intendo andare da anni – ora chiedo al giornalista che mi ha sistemato il pc con la forcina se andiamo insieme.

22:13 | Alain Passard e il suo L’Arpege al 12. Il Mirazur di Menton, anche questo praticamente in Italia, si vede il confine dal ristorante, letteralmente, secondo me possiamo contarlo come ristorante italiano, assolutamente, al numero 11.

 22:15 | Il noto giornalista e critico gastronomico Marco Bolasco mi scrive un sms per segnalarmi il nome di uno chef sbagliato: ognuno ha i correttori di bozze che si merita. Nel frattempo Daniel Boulud riceve il Premio alla Carriera e lo riceve con una fronte inspiegabilmente lucida per qualcuno che sapeva di aver vinto e non ha quindi scuse per non essersi premunito di cipria.

22:17 | Ma del resto io ho scordato l’adattatore del portatile, pensate.

22:18 | Daniel Boulud tiene un discorso di media lunghezza, ma la sua fronte brilla e mi distrae, così non riesco a seguire.

22:21 | Gli ultimi 10! Tocca a Gaggan a Bangkok, Thailandia. Al 9, il D.O.M a San Paolo, in Brasile, scende di due posti. Al numero 8, Narisawa a Tokyo. Numero 7: Dinner di Heston Blumenthal, in discesa di due posizioni. Al numero 6, Mugaritz – fisso lì dall’anno scorso. Numero 5, il miglior ristorante del Nord America, e Daniel Humm torna sul palco e vede il suo Eleven Madison Park premiato – però scende di uno, un risultato così così per un ristorante che punta al primo, e non ne fa mistero. Al numero 4, il miglior ristorante del Sud America: Central a Lima, in Peru.

22:29 | Al numero 3, tra i brusii della folla, il Noma di Copenhagen, in discesa di due posti.

22:30 | Due posti da assegnare per due pesi massimi. Può forse Massimo Bottura spuntarla nell’anno dell’Expo?

22.30 | Un riferimento non del tutto coerente, sì. Ma per noi milanesi di questi tempi l’Expo è il sole, noi orbitiamo ubbidienti.

22:30 | In crescita di una posizione dallo scorso anno, al numero 2 ci sono Massimo Bottura e la sua Osteria Francescana. Qui in media room ci restiamo un po’ bene – sempre un posto in più! – e un po’ male, sono emozioni difficili da spiegare.

22:31 | Al numero 1 tornano allora i Roca, con il loro El Celler de Can Roca, a Girona: sul palco i fratelli Jordi, Joan e Josep. A questo punto ci vorrebbe un commento tecnico ma sono talmente provata che l’unico pensiero che riesco a formulare è che si chiamano tutti e tre con la J, come le sorelle Kardashian che hanno tutte la kappa.

22:33 | Dopo questa mi sento di dire che se anche il mio computer avesse esaurito la batteria una mezz’oretta fa non vi saresti persi troppo.

22:34 | Il discorso di ringraziamento, cura di J. Roca (è il momento in cui rido delle mie spiritosaggini) è fatto con il cuore e con quell’inglese fluido che tendiamo ad attenderci dal controllore sull’accelerato che collega due città minori del Centro Italia.

22:35 | E anche quest’anno tutti si avviano a un party debosciato per il quale serve una password che nessuno mi dà.