di Dissapore Dissapore 18 Febbraio 2015
piatto stellato con capello

Quando ceniamo in un ristorante della guida Michelin non lo facciamo soltanto per mangiare bene, ci auguriamo che sia, un piatto dopo l’altro, una deliziosa lezione di vita. Stavolta è andata così, quando lo chef non cala dall’alto la sua superbia, ma al contrario si mostra affabile e modesto non stiamo certo a guardare il capello (ma il ristorante sì, vediamo chi lo riconosce). Riceviamo da un lettore e volentieri pubblichiamo.

Di recente, con alcuni amici che ricoprono ruoli diversi nel settore della ristorazione, siamo stati a Milano per partecipare al congresso internazionale di cucina Identità Golose.

E’ sabato sera, decidiamo di “regalarci” una cena stellata trovando posto in un ristorante nella zona dei Navigli.

La cena si rivela una vera esperienza di buongusto, all’altezza della stella che la guida Michelin attribuisce al locale.

Servizio irreprensibile, piatti curati e molto buoni, disponibilità e cortesia dello chef, il quale, saputo che al tavolo siedevano altri chef e blogger che si occupano di cibo, è venuto a salutare ringraziandoci per aver scelto il suo ristorante.

Va tutto molto bene, dicevamo, sino al momento del dolce.

Impiattato insieme al tortino che compone uno dei dessert c’è infatti un lungo capello nero.

Siamo disorientati. Non sappiamo se fare finta di nulla o meno. Dopo un conciliabolo decidiamo di chiamare la cameriera. Le chiediamo di cambiare il piatto.

Pochi minuti dopo lo chef ritorna al nostro tavolo scusandosi in ogni modo per l’accaduto.

Siamo molto imbarazzati, ma proviamo a sdrammatizzare dicendo che può succedere, visto il comportamento dello chef. Che annuisce rispondendo che effettivamente può succedere, ma non dovrebbe, e che il pasticcere è già in ginocchio sui ceci.

Chiediamo il conto.

Quando arriva notiamo che la cifra del totale è barrata da una riga e subito sotto ce n’è un’altra molto inferiore.

Pace fatta.

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