di Riccardo Campaci 25 Febbraio 2015
owl cafè

Per avere successo con un bar o un locale, e scongiurare il rischio di chiusura, non è necessario avere una strategia ben definita o un piano di investimento: basta riempirlo di animali, meglio se esotici o rari.

Dopo i cat cafè (o neko cafè, nati in oriente e poi esportati ovunque) dove è possibile sorseggiare un cappuccino mentre si gioca con un felino, a Londra arriva Annie the Owl, il primo “owl cafè” europeo pop up, altra idea mutuata dal giapponese Fukuro No Mise.

In questi due locali al posto dei gatti ci sono i gufi, i cosiddetti stringiformi: potrete dunque ordinare un caffè e un cappuccino e giocherellare con questi simpatici rapaci notturni.

Ovviamente per seguire la biologia dei pennuti, i locali sono aperti solo di notte, e all’interno del Annie the Owl sono presenti anche falconieri professionisti, per verificare che non ci siano problemi e che i sei gufi presenti nel locale non decidano, indispettiti, di cavare qualche occhio a caso.

Un’eventualità probabilmente da alcuni molto auspicata, vista l’opposizione di una parte di utenza decisamente contraria al sorgere dei “gufo bar”, tanto da creare una petizione su Change.org per proibirne l’apertura:

C’è una seria possibilità che un “gufo bar” possa causare inutili sofferenze agli uccelli – si legge – Se il pubblico volesse avere esperienze con i gufi, ci sono un sacco di posti in cui questo è possibile.

owl cafè in giapponeOwl cafèowl cafè, gufo sulla spalla

Le motivazioni addotte dalla petizione sono più che comprensibili: passino cani e gatti, animali domestici per eccellenza, che all’interno di un locale possono trovarsi perfettamente a loro agio (clienti molesti permettendo); altra cosa è costringere rapaci notturni a permanere fra quattro mura per solleticare la curiosità di chi ha sempre sognato di fare qualche grattino ad un gufetto.

Da questo punto di vista la trovata commerciale fa emergere notevoli dubbi e probabilmente non è sbagliato considerare queste pratiche al limite dell’accettabile per specie che starebbero meglio nel loro ambiente naturale – che per inciso non è fra un Negroni e un Margarita.

D’altronde la strategia del nuovo millennio, che consiste nell’addobbare il locale con l’ultima specie animale, meglio se esotica, rara e coccolosa, sembra ormai assodata e pare aver ribaltato la percezione comune che fino a pochi anni fa associava la presenza di un animale all’interno di un locale come un evidente prova di scarsa igiene.

Cat cafè a TorinoNerkobi cat cafè, giapponeCat cafè di Tokyo

Ancora oggi c’è chi vorrebbe vietare la presenza di animali all’interno di locali in cui si consumano cibi e bevande; ma la tendenza pare essersi invertita: la mania dei cat cafè è arrivata anche in Italia, esistono pure classifiche per consigliare i migliori locali del genere e la presenza di cani, gatti, gufi e dinosauri pare essere diventata più un’attrazione e sempre meno un motivo di dissuasione per il cliente.

Non ci stupiremmo quindi di veder sorgere altri e più strambi locali, come ad esempio uno “spider cafè” all’interno del quali giocare con qualche tarantola o seguire corsi di filatura con tela di ragno.

Oppure un “boa cafè” dove fare a braccio di ferro con rettili di varie dimensioni. E un “mosquito cafè”, dove rinchiudere i clienti e darli in pasto alle zanzare? durerebbe poco… ma vi immaginate le risate?

[Crediti | Link: Dissapore, Londonist, Change.org. Immagini: The Evening Standard]

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