di Francesco Bruno 17 Agosto 2015
Russia, ruspa e cibo

Difficile capire sino in fondo quello che sta accadendo nelle vicinanze delle frontiere russe: a seguito di un decreto del presidente Putin i generi alimentari sotto embargo vengono distrutti sul posto.

In pochi giorni sono state “giustiziate” diverse tonnellate tra carne, formaggi, frutta e verdura.

Vladimir Putin ha infatti rincarato la dose (come se non fosse già abbastanza) sul blocco delle importazioni di prodotti agroalimentari da Europa, USA, Canada e Australia deciso come risposta alle sanzioni imposte per la crisi ucraina.

Embargo

Embargo Russia

Iniziato il 6 Agosto dello scorso anno, l’embargo prevedeva che i prodotti bannati in arrivo alle frontiere venissero rimandati al mittente, con buona pace degli esportatori.

Il danno, che comunque c’era, consisteva in sostanza nel deperimento degli alimenti meno resistenti e nei costi dei trasporti sostenuti inutilmente.

Embargo Russia

I Paesi coinvolti nell’embargo riuscivano in parte a eludere il blocco imposto dalla Russia esportando prima in Stati come il Montenegro, il Kazakistan o la Bielorussia. Questi, liberi di commerciare, a loro volta esportavano in Russia, una sorta di “riciclaggio” insomma.

Con un decreto emanato i primi di Agosto, Putin ha prolungato l’embargo di un altro anno, ordinando inoltre di distruggere sul posto (invece di mandare indietro) tutti i prodotti incriminati.

Embargo Russia

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La blacklist include carne (bovina, suina e di pollo), frutta, verdura, latte e prodotti caseari.

Il risultato è che il giorno dell’entrata in vigore del decreto sono finite sotto i bulldozer 319 tonnellate di cibo, tra gli altri prodotti: 2 tonnellate di pomodori, 73 tonnellate tra pesche e mandarini, 114 tonnellate di carne un quantitativo imprecisato di pregiati formaggi europei (e italiani).

Embargo Russia

La decisione di Putin è vivacemente contestata anche nella stessa Russia, dove sono già state raccolte 300.000 firme per far terminare questo scempio, mentre diverse associazioni chiedono che il cibo sequestrato venga distribuito alle persone bisognose.

L’indurimento del provvedimento voluto da Putin sta costando caro anche all’Italia.

I nostri prodotti di spicco come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, la mozzarella, ma anche la frutta fresca, avevano un ottimo mercato in Russia. Mercato che, essendo stato perso, si è tradotto in circa 240 milioni di euro non incassati lo scorso anno.

Embargo Russia

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E non è tutto: diverse aziende russe, forti di non dover competere con la concorrenza italiana, hanno iniziato a produrre i fake dei nostri prodotti più amati in Russia.

Moda che ha preso piede anche in altri Paesi non sottoposti all’embargo come Brasile, Argentina e Svizzera.

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Se ancora si può discutere sulla sensatezza del decreto dal punto di vista economico, è indubbio su come questo pecchi gravemente sul piano etico.

Quante persone sarebbero state sfamate con il cibo distrutto?

Può un capo di Stato essere consapevolmente responsabile di uno spreco simile?

[Crediti | IlSole24Ore. Link: Dissapore. Immagini: Quartz]