di Carlotta Girola 19 Novembre 2014
Furgoncino, pizza di strada

Benedetto street food. A chi di noi non é capitato di frequentare il paninaro zozzo alla rotonda, il camioncino della sarciccia unta all’uscita dell’autostrada o il focacciaro trucido prima di un concerto?

Quando ero piccola sognavo che mio padre, invece che lavorare in un’azienda chiamata Sip, avesse un furgoncino per pasticciare con la farina e vendere crêpe, di sicuro per emulazione del mio cartone animato preferito: Creamy. La famiglia di Yu era dedita al food truck franco-nipponico giá nei lontani e gloriosi anni ’80. Poi sono cresciuta e ho rivisto le fantasie professionali della mia famiglia, mantenendo comunque intatta la venerazione verso il food truck, che per me era il vecchio, caro baracchino.

Ma non siamo tutti uguali e c’é chi si nutre distrattamente dai camioncini senza coglierne l’intrinseca poesia, hai voglia, Dissapore, a fare classifiche del cibo di strada migliore. É verso questi insensibili bruti che si concentra la rabbia sopita dei cuochi di strada.

Dell’odio dei ristoratori e dei camerieri verso il genere umano “clientela” abbiamo detto più e più volte.

Ancora da indagare é l’ambito dei food truck, ossia di quella schiera di cucinatori su ruote, siano piadinari romagnoli, carnacuttari napoletani o meusari siciliani, che stoicamente si fanno il turno notte per aspettarci nei post serata. Anche loro, ve lo assicuro, in quanto a lamentele verso clienti fastidiosi non sono da meno.

Seguono diverse deprecabili tipologie di cliente, indigesto ai venditori di strada.

Streeat, Milano, festival food truck

1. Fanno fuori la foresta amazzonica a suon di tovaglioli

Avete mai pagato il coperto per un panino cucinato su quattro ruote. La risposta é no, quindi vedete di organizzarvi e di non fare gli esosi. Ho visto gente usare una mazzetta di tovaglioli di carta non tanto per tofliere l’unto colante sul mento, ma persino per pulirsi le scarpe dal fango. Non mi stupirei se un giorno li facessero pagare, i tovaglioli.

lampredotto, mario, firenze

2. Non leggono il menu e fanno domande a caso

Sará la distrazione, sará la fretta, sará che ci aspettiamo la soddisfazione  di tutte le nostre velleitá gastronomiche anche quando non sarebbe il caso. Comunque, se sul furgoncino é appeso un menu che contempla solo panini, difficilmente potrete aspettarvi la piadina. Difficilmente ci sará il gelato. Ancora più difficilmente vi risponderanno con garbo alla settima richiesta fuori carta.

Streeat, Milano, cassa, Eataly

3.  Vogliono vedere la provenienza delle carni

Lo so che é un vostro diritto, lo so che fidarsi é bene e non fidarsi é meglio, lo so che volete mangiare sano senza trasgredire, ma sappiate che il baracchino é un’oasi nel deserto, con regole non scritte dove l’agente salutista e pignolo dovrebbe restare fuori dai giochi. Per una sola volta rilassatevi e concedetevi una pausa colesterolica.

La toraia, street food

4. Chiedono l’assaggio poi portano gli amici

Oh voi scroccatori professionisti, pervasi da un brivido caldo quando riuscite a sgranocchiare un tarallo gratis, provate almeno una volta a immaginare lo sconforto e l’incazzamento dei food truckers che vi concedono di assaggiare un gusto di gelato, e poi vi vedono tornare con 5 colleghi, 3 cugini e 11 nipoti, tutti rigorosamente pronti all’assaggio.

Streeat, Milano

5. Ordinano, fumano, telefonano e si scaccolano contemporaneamente

Ce l’ho con quel cliente che, incondizionatamente, infastidisce allo stesso grado gli altri clienti e il paninaro stesso. Mentre telefona alla baby sitter, sistema l’auricolare, scrive un messaggio, ordina online la spesa… Nel frattempo l’affamato multitasking ordina al baracchino facendo segni, biascicando ingredienti, accennando col mento. Per poi, 10 volte su 10, lamentarsi perché non lo hanno ben interpretato.

Io Creamy non lo vedo più, anche se ho tenuto l’album delle figurine, e sento ancora una totale, profonda empatia con il baracchino di turno. Potere dei sogni d’infanzia!

[Crediti | Link e immagini: Dissapore]

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