Caro Dissapore, ora che ho comprato il tofu, cosa ci faccio?

Caro Dissapore, ora che ho comprato il tofu, cosa ci faccio?

Perché devo mangiare il tofu? Accostandomi per svariati motivi professionali alla cucina veg la domanda è sorta spontanea, insieme alle sue infinite declinazioni: e il seitan? e il muscolo di grano? e il tempeh? 

Per tutti la mia risposta, da onnivora, è stata: perché è un ingrediente come un altro e, come tale, merita almeno di essere sperimentato.

Fra l’altro, a differenza di altri alimenti relegati alla cucina cruelty free, il tofu in paesi come la Cina (da cui ha origine), il Giappone, la Thailandia o la Corea è cibo tradizionale e usato anche in ricette con carne, pesce, crostacei: farcito con i gamberi, abbinato alle uova nel ramen, stufato con brodo di pollo, e così via.

1. PAD THAI

Io per esempio lo aggiungo al Pad Thai: per 2-3 persone, ammorbidite in acqua bollente 200 grammi tagliatelle di riso thailandesi; saltate nel wok, in olio di semi di arachidi, circa 150 grammi di pollo a bocconcini, aggiungete 2-3 uova leggermente sbattute, salate e mescolate velocemente.

Prima che siano rapprese, unite le tagliatelle scolate, un po’ della loro acqua e una salsina preparata con 2 cucchiai di succo di tamarindo, 1/2 di zucchero, 4 di salsa di pesce, peperoncino ad libitum, poco aceto di riso se vi piace l’agrodolce.

Mescolate bene (unite altra acqua se serve), poi aggiungete 150 g di tofu a dadini e 70-80 grammi di germogli di soia; regolate di sale e peperoncino e completate con una manciata di arachidi tostate (non salate) tritate grossolanamente, coriandolo se vi garba e una spruzzata di succo di lime.

2. STRAPAZZATO, FRITTO O IN SAOR?

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Insomma, se è vero che il tofu “è gradevole solo quando si addiziona con qualcos’altro e finisce quindi per assumere il sapore del qualcos’altro” (citazione), lo stesso si potrebbe dire, che so, per verdure scialbe come le rape o per ingredienti tutto sommato “neutri” come la pasta o il riso, nobilitati da questo o quel condimento, che siano semplici burro e grana o ricchi ragù.

Date al tofu quel che è del tofu e provate a ricettarlo un po’. In fondo, basta già solo un pizzico di sale e pepe per insaporirlo (sì, è vero, al naturale sa di nulla).

E se davvero volete sbizzarrivi, curiosate in questa carrellata dove il nostro è, per esempio, abbinato a tahini, aglio e miso che garantiscono un ricco apporto di sapore.

Lo troverete in altre versioni, anche fritto. Tra l’altro, nel caso della frittura, è ottimo se prima lo passate nella farina di riso, che dà un risultato fine e croccante.

Io lo preferisco “stir” piuttosto che “deep fried”, ovvero dorato in poco olio invece che immerso in tanto, soprattutto perché è molto morbido e rischia di spappolarsi.

Prima, asciugatelo premendolo con grande delicatezza fra due fogli di carta da cucina: eviterete schizzi eccessivi (seppure mai del tutto schivabili).

A fine cottura, otterrete una sorta di cotolettine da provare, perché no, con il più classico e nostrano scapece o in saor.

3. PER UNA SALSA

Oppure, provate a fare una salsa (no, non la chiamerò maionese di tofu): frullate nel minipimer 150 grammi di silken tofu (il tofu morbido, tipico jap, già molto cremoso all’origine) con un cucchiaino di senape, uno di aceto bianco o di mele, la scorza grattugiata di mezzo limone, una spruzzata di succo, un pizzico di sale e una presa di curcuma.

Man mano che frullate, versate a filo un paio di cucchiai di ottimo olio extravergine d’oliva muovendo il piede del minipimer in su e in giù, per ottenere una crema emulsionata e soffice.

Tenetela un poco in frigo prima di servirla, come fareste con una maionese, con il pesce lessato, le verdure in pinzimonio, le patatine fritte o chips creative di ortaggi vari, dalla melanzana alla zucca.

4. AFFUMICATO O GUSTO PIZZA

Siete pigri e non avete voglia di tutti questi “sbattimenti”, ma volete convincervi che il tofu è buono e giusto?

Rivolgetevi alle versioni, sempre più numerose, già al sapore di qualcosa: affumicato, alle erbe, all’aglio orsino, al pepe, al curry, c’è persino alla pizzaiola (sic!). GDO e negozi di alimentazione naturale ve ne offrono ormai diverse qualità che, chissà, potrebbero farvi venire in mente ricette inedite.

Soprattutto, non scartatelo a priori. Magari quello “puzzolente” (stagionato in salamoia fino a ottenere un odore nauseabondo, simile solo a quello delle uova centenarie) è fin troppo particolare per i vostri raffinati palati occidentali, ma dategli una chance. Potrebbe stupirvi.

[Crediti | Link: Dissapore, Guardian]