Starbucks a Milano: il ricarico del caffè a 1,80 € sarebbe del 1400 per cento

Starbucks a Milano giorno secondo: continuano le file iniziate dall’apertura, centinaia di turisti, lavoratori in giacca, cravatta e zainetto, ma anche studenti. E finalmente Matteo Salvini si esprime in merito, dall’alto del suo profilo da 867.000 followers. 

Ci conforta con un’opinione in piena linea con l’autarchia e il sovranismo alimentare tornati in auge in questi giorni, in lieve ritardo sul suo copione, il che sottende magari una stanchezza verso i suoi stessi temi, o più probabilmente un’uscita ben calibrata, sull’onda di una strada già battuta: l’espresso in tazzina è roba nostra, perdìo!

Mentre noi guardiamo in faccia il volto della coerenza, il più diabolico di tutti, la stampa estera dedica alla Penisola pagine e pagine: siamo un caso, questo è certo. Nella nostra italietta di ristretti a 90 centesimi è arrivato il gigante dei caffè in tazza “small”, “medium” e “large”, nelle vesti vetuste di una Reserve Roastery (le caffetterie di lusso con torrefazione, di cui ad oggi esistono solo tre esemplari al mondo) opportunamente insediate in Palazzo Broggi, nel cuore di Milano. Certo non si può ignorare il fatto. 

[Boicottare (male) Starbucks: qualcuno spieghi a Diego Fusaro che Ichnusa è di Heineken]

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Il New York Times in particolare ha intervistato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, la prima associazione consumerista in Italia, il quale stima che la stessa tazza acquistata da Starbucks a 1.80 euro (il riferimento è al caffè espresso) ci verrebbe a costare 12 centesimi, se fatta in casa: un ricarico del 1400 per cento. Un prezzo lontanissimo dalla media della piazza Milanese, peraltro alla base di un esposto all’Antitrust da parte del Codacons.

Il contraddittorio arriva attraverso le parole di Giampaolo Grossi, general manager della Roaestery milanese, che parla al New York Times dell’esperienza offerta al pubblico come di un valore aggiunto che non ha confronto e non vuole essere in competizione con i caffè milanesi. Dice che da Starbucks a Milano c’è la possibilità di “andare, sedersi, non comprare nulla e organizzare riunioni di lavoro”. Insomma, teniamoci la nostra storia, le nostre tradizioni, il nostro caffè fugace. Nel bene o nel male, Starbucks non vuole essere il sostituto, ma l’alternativa. Un’alternativa scintillante e senza obbligo di consumazione.

Quindi lo chiediamo a voi: l’ “esperienza” giustifica un (possibile) ricarico del 1400 per cento?

[Crediti link: New York Times, Codacons]

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

9 settembre 2018

commenti (28)

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  1. Emanuela ha detto:

    In termini assoluti il prezzo non è così alto, e dà la possibilità di sedersi in un luogo di un certo tipo.
    Ma da quel poco che ricordo di Starbucks, come di Costa, è che di fatto sono dei fast food. Tutto è ingranaggio, macchina, voci meccaniche, gesti procedurali, sorrisi artificiali, gentilezza vuota. Che è forse il contrario di ciò che un italiano cerca in un bar e nella vita sociale in genere. Sguardo vigile, percezione della propria persona, dialogo, anche silenzioso. Poi se sei un turista e ti devi fermare in un posto ampio, confortevole e ben organizzato, va bene. Ma poi te ne pentirai, perché non ti sembrerà di aver viaggiato

    1. mairy ha detto:

      quindi tu Emanuelaa paghi un caffe 2 euro solo per sederti in un locale di un certo tipo? certo che personalità ZERO! uniformarsi ad un costume solo per apparire, la tua persona l’hai rimasta nel grembo materno.
      questo è il gioco del commercio moderno, quello malato, multinazionali dove conta solo il profitto, disoccupati, voucher, a voi il caffe da 2 euro per moda ….. zombie moderni.

    2. Orval87 ha detto:

      Emanuela, che sguardo vigile e dialogo vuoi nelle catene di questo tipo, dove i lavoratori prendono pedate, li cambiano di continuo e sono perlopiù studenti e gente senza arte nè parte?
      I bar molti molti sono a conduzione famigliare, ovvio sia diverso.
      Anche se oggi in città come Milano pure quelli ormai sono dei cinesi.
      Ormai restano solo i paesi a preservare l’italianità di questo tipo, purtroppo.

    3. Valeria O. ha detto:

      Faccio coming out. Non prendo volentieri il caffè al bar proprio perché sarei un po’ stufa dello “sguardo vigile”. Mi dà fastidio se sono nella mia città, perché non voglio essere nelle chiacchiere di nessuno.
      Mi dà fastidio se sono in un’altra città perché, santo cielo, non capisco perché non posso dare per scontata la gentilezza e la professionalità del barista (mi serve un caffè, non uno psicanalista e no non dobbiamo fare sesso) e gli devo pure stare simpatica. Per un *** di caffè.
      Quindi sì, ben vengano i fast food del caffè e ben venga quella che molti chiamano gentilezza stereotipata e io chiamo “fare il proprio mestiere”.

  2. Stefano Benedetti ha detto:

    Starbucks non è un bar all’italiana. È un luogo dove passare del tempo ed eventualmente consumare qualcosa. Come potresti fare in un Fast food. La differenza è che, per esempio da Mc Donald senti odore di hamburger, da starbucks di caffè. Quindi il costo comprende il tempo che puoi passare seduto all’interno. Senza doverti giustificare. E comunque un caffè seduto nella vicina galleria Vittorio Emanuele non ha costi inferiori. E là, se non consumi non ti siedi.

    1. Orval87 ha detto:

      “È un luogo dove passare del tempo ed eventualmente consumare qualcosa”, bisogna essere dei bei pezzenti per pensare di occupare un tavolo senza consumare nulla.
      E pezzenti allo stesso modo quelli che pensano di starci seduti ore e ore col laptop pagando la miseria di un caffè.
      Gente di questo tipo mi fa pena, allìestero ne vedo tanti e pensano pure di fare una cosa giusta e normale, per fortuna che esistono luoghi come Starbucks per pulciari e micragnosi di questo tipo, e nei bar ci vanno le persone normali e di buon senso.

    2. Orval87 ha detto:

      Bisognerebbe organizzare dei pullman di pensionati ogni giorno, da scaricare da Starbucks dicendogli che possono stare lì a giocare a briscola tutto il giorno senza comprare nulla.
      Vediamo poi se la direzione non direbbe nulla e continurebbe a dire che da loro ci si può stare quanto si vuole senza comprare nulla 😀

    3. TPK ha detto:

      La differenza e’ che in un fast food spendi meno che in un locale che fa hamburger gourmet, da starbucks paghi piu’ che da Cracco in Galleria (caffe’ a 1.30 mi si dice).

  3. Marco ha detto:

    RASOIO DI OCCAM
    Centinaia di opinionisti ti spiegano da qualche giorno che sei un deficiente se vuoi fare la fila davanti a una caffetteria americana perché significa che sei intellettualmente colonizzato nonchè un ottuso conformista. Centinaia di opinionisti, in realtà, carichi di pregiudizi e, cosa ancor più grave, incapaci di verificare sul campo il senso di ciò che affermano. Perché, che piaccia o meno, l’espresso italiano di Starbucks è un caffè semplicemente molto molto più buono di quello che beviamo quotidianamente al bar. Ed è più buono e appagante perché chi lo distribuisce calcola il prezzo in relazione alla qualità di ciò che offre senza il tabù sovietico del caffè a 1€. Provare per credere prima di volerci spiegare come si sta al mondo. Non è fighetto, non è modaiolo, non è status symbol: È PIÙ BUONO!

    1. fred3000 ha detto:

      Veramente io credo che questi “Centinaia di opinionisti” ti stiano spiegando che “sei un deficiente se vuoi fare la fila davanti a una caffetteria americana” perchè, tra una settimana o due, potrai godere dello stesso servizio senza coda: entri e aspetti al massimo 5 minuti, non due ore.
      Riguardo alla qualità del caffè, ritengo anche io che sia, se non più buono (non sono un sommelier) almeno più di qualità e più equo rispetto al caffè vietnamita che servono nei bar cinesi di Milano

  4. marco ha detto:

    Credo che CODACONS stia perdendo tempo con l’esposto all’antitrust in primo luogo che non si può combattere contro la stupidità della gente che si fa ore di coda per bere un caffè pagato carissimo e secondo perchè l’antitrust non farà assolutamente nulla o se imporrà un prezzo normale di mercato sortirà l’effetto di far fallire l’iniziativa. Chi andrebbe a bersi un caffè buono pagato ad un prezzo giusto? Solo persone “normali” ma chi vuole passare per persona normale?

    1. Ganascia ha detto:

      Il CODACONS è da anni una burletta. Incapaci a compiere qualsivoglia operazione utile, si buttano a pesce su qualsiasi iniziativa mediatica che dia loro un minimo di risalto, non importa quanto stupida o ridicola sia. Delle vere attention whore.

  5. Ganascia ha detto:

    Possibili altri pezzi su Starbucks Milano che mi aspetto nei prossimi giorni:
    1. Sarà vero che hanno tutti questi metri quadri? Il punto di vista dei pensionati.
    2. La recensione del wi-fi del locale. Tempi di Ping
    3. Coso ha detto di starbucks…
    4. Inzuppare il muffin nel beverone si può
    5. In quanti modi ti fanno lo sciacquone marrone.

    … e per la settimana dovremmo essere a posto. Facciamoci un caffè

    1. Ricottaro79 ha detto:

      sembra quasi che gli facciano pubblicità—

      che poi mediamente il caffè in italia, è ottimo e ce lo invidiano nel mondo, non capisco tutti sti radical chic esterofili che esaltano l’acqua marrone di strabuk e criticano il caffè espresso italiano.

      Andate a zappare , via!

  6. Paolo ha detto:

    l’equivoco di fondo è, a mio aprere, quello di confrontare il caffè di quel locale con la tazzina (bevuta rigorosamente al bancone) che quotidianamente prendiamo al bar.
    Errore: sono due prodotti diversi, ed è normale che il prezzo sia diverso. Le osservazioni sulla location, la possibilità di stare a lungo al tavolo, ecc., girano tutte intorno a quell’elemento: viene fornito un altro prodotto, sebbene merceologicamente sia un estratto liquido dello stesso chicco.
    La consistenza fisica non costituisce per forza identità di merce.

  7. Martina ha detto:

    ma ai milanesi fighetti e “very trends” piace, la Milano che vive di apparenze e “last second” è in fila.
    Così potranno raccontare “io ci sono andata, è very cool”.
    Ma questa gente, non è mai andata in uno Starbucks in giro per il mondo? E’ come fare la coda all’Esselunga

  8. Luca Oleastri ha detto:

    Se vai a pagare un caffè qualsiasi in qualsiasi posto 1.80 Euro sei un decerebrato.
    Sarebbe più onesto far pagare un biglietto per stare lì.
    Prossimamente la pizza di una catena americana in Italia… 😂😂👿
    Comunque qui non si tratta di caffè ma di trendsetting da multinazionale della peggior specie. Il caffè è irrilevante.

  9. Orval87 ha detto:

    Domanda: ma le transenne che vedo in foto, per tenere dentro la fila, sono lì fisse sul marciapiede o sono state messe apposta per l’occasione? Se la risposta è l’ultima, mi sembra abbiano fatto la filla piuttosto stretta, probabilmente per allungare i metri di coda e poterlo scrivere sui giornali.
    ———-
    Sui ricarichi, se Starbucks ricarica il 1400 per cento, allora anche i nostri baristi ricaricano un 800-1000 per cento, mica poco nemmeno quello. Meno, ma sempre non poco.

    1. Me Medesimo ha detto:

      Le transenne sono quei classici paletti in simil bronzo con cordone di tessuto tipico degli alberghi/locali cartolati/pettinati ad occhio mi sono sembrati appoggiati con la loro base pesante quindi direi removibili.
      Ci sono passato davanti per curiosità, ed effettivamente sono messi proprio come da foto!
      In più segnalo ovviamente la presenza di buttafuori/agenti privanti tutti in giacca e cravatta anche quelli cartolatissimi/pettinatissimi che controllano la situazione.
      Sbirciando in lontananza dalle vetrate mi è sembrato di scorgere gli addetti ai lavori in divisa che ricorda molto gli umpa lumpa.

    2. Orval87 ha detto:

      Pure i buttafuori? Quindi a Milano bere il caffè da oggi è diventato come andare in un club/discoteca? 😀 che pena

  10. Andrea ha detto:

    viva il caffè in P.zza San Marco a Venezia! 5,00€ ma seduti in un locale di un certo tipo!

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