“Quando prendo lo stipendio in gelati me lo spendo, i gelati sono buoni ma costano milioni” cantava il compianto Freak Antoni. Certo, il riferimento -nemmeno troppo velato- era alle dipendenze di vario tipo, ma non è un caso che il leader degli Skiantos, e simbolo di bolognesità quanto Andrea Pazienza, Stefano Benni o Lucio Dalla, abbia scelto proprio il gelato per la sua metafora.
La città petroniana è senza dubbio una delle capitali globali dell’arte della gelateria, e luogo di nascita di invenzioni fondamentali per il settore, come la prima “autogelatiera” del 1927, antenata delle macchine per il gelato di cui Bologna è centro nevralgico, grazie anche all’attività di un colosso come Carpigiani che con il suo museo e la “Gelato University” promuove formazione e cultura. Il livello medio delle carapine in città è quindi molto alto, e per emergere non basta fare un gelato buono: serve un’identità riconoscibile e idee chiare espresse con carattere.
Tanto meglio: la creatività e la capacità di imprimere carattere al gelato sono senza dubbio rilevanti nel nostro metro di giudizio. I criteri con i quali valutiamo le gelaterie, gli stessi che conducono alla stesura della classifica delle 100 migliori gelaterie d’Italia – quest’anno sponsorizzata da Sepal Group – sanciscono anche le selezioni territoriali. Quelle che poi, nei fatti, guidano lettori e consumatori attraverso le tante, tantissime, gelaterie italiane.
Conti alla mano, ecco le migliori gelaterie di Bologna per questo 2026: tra le posizioni più alte trovate chi è entrato nella classifica nazionale; seguono, come sempre, i laboratori artigianali che si distinguono, anch’essi, e meritano una visita.
1. Supernatural

Una grande competenza tecnica è fondamentale, ma da sola non basta: serve accompagnarla ad un palato erudito, un tesoro inestimabile per un artigiano, educato in anni di viaggi e assaggi consapevoli. È il caso di Roberto Geraci, gelatiere con una lunga esperienza nel mondo delle consulenze in giro per il mondo e che nel 2021 si è fermato in una delle capitali del gelato.
I suoi gelati hanno tutti struttura impeccabile e tessiture vellutate, e sanno conquistare sia i golosi che gli appassionati. Ottimi i classici come il pistacchio, ma è con la persistenza tostata del dulce de leche che Geraci mette in mostra il suo virtuosistico lavoro sui dettagli, con cui impreziosisce i suoi gelati con contrasti equilibrati e spunti aromatici.
2. Sablé

Alessandro Cesari non è evidentemente uno che ama scendere a compromessi: nella sua “micro specialty emotional gelateria” ogni dettaglio è frutto di scelte rigorose e di una coerenza incrollabile alla sua personale idea di gelato. Lista ingredienti ridotta all’essenziale, quantitativi di produzione al minimo indispensabile, nessun tipo di stoccaggio e, soprattutto, un’emozionante selezione di materie prime, raccontati con trasporto e attraverso caratterizzazioni nette. Ve ne accorgerete con il “Latte del Camillone”, esaltato dal sale di Cervia, o dalle note resinose e balsamiche dell’abete bianco.
Ma ci sono due grandi passioni della casa su cui è meglio non soprassedere: il Giappone, con preziosi tè sempre estratti alla perfezione o con degli introvabili agrumi nipponici (non esiste solo lo yuzu, e qui lo capirete), e il caffè di qualità. Per il suo “affogato specialty” si fa la coda, ed assaggiandolo capirete perché.
3. Cremeria Santo Stefano

L’amore dei bolognesi e dei turisti amanti del gelato per questa minuscola bottega dall’irresistibile fascino provenzale è la dimostrazione che un prodotto dal carattere inconfondibile non deve esprimersi necessariamente attraverso la forza.
I gelati della famiglia Cavallari si esprimono anche con delicatezza, con un utilizzo elegante ed evocativo delle spezie, pur mantenendo come specialità la crema, base sempre ricca e setosa e declinata in diverse interpretazioni, come storica la crema all’uovo Sette Chiese, o la Crema Libanese, profumata con acqua di fiori d’arancio, mandorle e pistacchi. Sarete accontentati anche se cercate qualcosa di più fresco: il Chinotto di Savona e il limone e finocchietto selvatico confermano
Equilibrio e precisione che derivano dalla lavorazione in casa di ogni ingrediente, nell’adiacente laboratorio a vista, dove ogni ingrediente viene lavorato internamente, dalla tostatura dei semi oleosi, alla trasformazione del cacao fino alla preparazione di confetture e lievitati.
4. Galliera 49

Questo piccolo affaccio sotto i portici della via bolognese da cui prende il nome può ormai definirsi un’istituzione dell’arte fredda della città, tanto da aver fatto ormai il giro completo ed essere passata da giovane realtà rivoluzionaria a rispettato punto di riferimento nei suoi quasi 30 anni di storia.
Bisogna dare al collettivo dei fondatori, formato da Maurizio Bernardini, Jacopo Balerna, Valerio Alfani e Fabio Nanetti, il merito di aver portato in quei tempi non sospetti concetti di gelateria moderni ancora oggi, facendo scoprire al loro pubblico grandi prodotti che si sono avvicendati nelle carapine, dai cioccolati di Marco Colzani ai brandy di Villa Zarri fino alle briosce di Gino Fabbri. Oggi i gelati di Galliera 49 si riconoscono a occhi chiusi, con la loro golosità e rotondità che ne sono ormai la firma: provate ricotta, fichi caramellati e sapa, o un ineccepibile sorbetto arancia e pepe rosa, fresco e ben caratterizzato.
5. Cremeria Scirocco

La creatura di Andrea Bandiera è un punto fermo del gelato bolognese ormai da 22 anni, animando la periferia con un’offerta golosa e ricercata. L’offerta è ampia, e dimostra grande perizia tecnica in ogni referenza: creme senza compromessi sulla ghiottoneria, dalla crema di mascarpone all’uovo con cioccolato fondente alla Scirocco, zabaione con cubi di torta tenerina fatta in casa, ma Bandiera dimostra mano sapiente ed equilibrata anche su referenze più ardite, come “il mio pesto”, con basilico, pistacchi e limone, o “PePé”, con peperoni, peperoncini e aceto balsamico. Ottimo anche il lavoro sui gusti vegani, sempre ben caratterizzati e intensi, spesso in abbinamento alla frutta secca, come nel limone, zenzero, miele e mandorla, con con il Mandarino Tardivo di Ciaculli, proposto con bergamotto e anacardi.

