Fud ha aperto a Milano: perché è molto probabile che abbia successo

Fud ha aperto a Milano, ora i panini e le migliori specialità siciliane sono disponibili sui Navigli, dopo il successo a Catania e Palermo

I biglietti per volare in Sicilia non sono mai stati così cari, maledizione! Niente panico, portiamo comunque buone notizie, condizionate –ahinoi– da alcuni “se”:

– se per quest’estate siete ehm… costretti a passare la mano;
– se in Sicilia volevate andarci più che altro per il cibo;
– se d’abitudine vivete a Milano

la Sicilia è venuta da voi grazie all’approdo di Fud.

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Fud? Se non sapete di cosa parliamo non siete accaniti lettori di Dissapore, ma hey, vi vogliamo bene lo stesso.

Fud è l’asso pigliatutto della ristorazione di Catania (apertura nel 2012) e Palermo (bis nel 2015): hamburger, carni, formaggi, salumi, focacce e fritti. Tutto buono, divertente e soprattutto siciliano in locali curati, con personale sveglio, giovane e gentile. Prezzi tranquilli, con 15/20 euro ci si toglie ogni voglia.

Oltre a questo FUD, marchio forte e subito riconoscibile, è la bottega sicula che voi milanesi aspettavate, con una quantità (e qualità) di delizie dall’isola imbarazzante.

[Inciso per gli appassionati di imprenditoria e ristorazione: Fud ha figliato anche due spin off, Fud Off a Catania, cocktail e tapas bar con cucina, dal Dna siculo, va da sé, e Fud Bocs a Palermo, che fa pesce]

Deus ex machina di Fud è Andrea Graziano, così descritto da Mara Pettignano, reporter siciliana di Dissapore:

“Metà scienziato pazzo, metà ragazzo da sposare, egocentrico, amato da molti ma con più di un’invidia, è un ex foodblogger, ex gastronauta, riconvertito in fortunato imprenditore della ristorazione siciliana”.

Se a Catania gli riconoscono il merito di aver rigenerato la ristorazione locale, è prevedibile che a Milano, con l’aiuto di un nuovo socio, Fud diventi la meta obbligata per chi misura palmo a palmo la penisola a caccia di eccellenze, conosce ogni produttore di vino con una produzione superiore alle 100 bottiglie annue, si commuove quando sente parlare di panini local con la meusa (milza) o con panelle (frittelle fatte con farina di ceci) e mortadella.

[Il Buonappetito: il meglio di Catania, cibo oltre la strada]

Da oggi, i milanesi possono acquistare, in un colpo solo, le mandorle di Giuseppe Vetriolo, lo sgombro siracusano di Pierpaolo e Alessandro Drago e la Provola delle Madonie di Sandra Invidiata, con tanto di arancia incastonata nel centro, per citare tre prodotti che ci sono piaciuti parecchio. Oppure il crudo di suino nero dei Nebrodi di La Paisanella e gli oli dei frantoi Cutrera.

Il locale appena inaugurato nel cuore dei Navigli, in via Casale 8, somiglia parecchio a quelli siciliani. Nelle due grandi sale con dehors (occhio alle zanzare) i materiali e l’atmosfera sono simili, pur adattati alla nuova sede, un’ex falegnameria.

Scaffali straripanti alle pareti, acciaio grezzo, compensato marino, pietra lavica e una vetrina, classica, per i formaggi capolavoro e i salumi.

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Si beve bene da Fud.

Un’ingegnosa commistione di vini naturali e convenzionali porta in tavola sia Arianna Occhipinti che Planeta, per intendersi; c’è poi la birra artigianale di Tarì, che si prende la scena con le spine all’ingresso del locale.

Provate la loro blanche o la gose, birra acidula e leggermente salata originaria della Lipsia, prodotta per Fud Milano con acqua di mare, la “Birra Maris”.

Capitolo mangereccio. Si può scegliere tutto ciò che ha reso Fud il successo che è oggi: street food che spacca con panini imbottiti di carne d’asino ragusano, avocado siciliano, cipolla di Giarratana e via discorrendo.

Costano perlopiù tra i 6,20 e gli 8,50 euro, compreso l’hamburger con carne di manzo siciliano anche in versione veg, mentre insalate, patate, taglieri e hot dog vanno da 7,90 a 14 euro.

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Se ve lo state chiedendo, sì, i prezzi sono leggermente lievitati rispetto alla Sicilia, ma non spaventano nessuno, figurarsi a Milano, figurarsi sui Navigli.

Tutto ciò detto, se nei prossimi mesi sbucheranno hamburgerie sicule vicino al Duomo, fiere di essere le prime in città ad aver messo insieme panini e caciu cavaddu, non dite che non vi avevamo avvertiti.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

19 Luglio 2018

commenti (6)

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  1. Avatar Orval87 ha detto:

    E la Birra Minchia che ho bevuto la scorsa estate in Sicilia non ce l’hanno? 😀
    (nulla di speciale comunque, una onesta lager, il “successo” sta tutto nel nome e basta, ma a Milano con tutti i “cacciatori di foto da Instagram” penso avrebbe successo)

    1. Avatar Sticazzi ha detto:

      Da noi a Milano è già arrivata e passata di moda.

  2. Avatar Pierluigi ha detto:

    Lo sgombro e’ quello che in genere fanno i celerini.
    Il pesce sarebbe lo sCombro…..

    1. Avatar Orval87 ha detto:

      Entrambi i modi sono corretti, tant’è che praticamente tutti i preparati industriali riportano la parola “sgombro” sulle confezioni.

    2. Avatar Ganascia ha detto:

      Quello dei celerini è lo sgombEro

  3. Avatar Orazio ha detto:

    Provato diverse volte a Palermo. Esperienza gastronomica in sè interessante, ottimi panini ed ottimi ingredienti. Godimento zero però.

    Tutto lustro, algido, freddo, un panino sapiente e non popolare, direi inodore, un panino che non “suda”, fighetto proprio come piace ai milanesi. Farà successo pure lì.