Commentatori, siete pronti?

Nerd al LavoroQuesto sarebbe un post altamente autoreferenziale: una specie di contorsionismo interamente dedicato all’osservazione del nostro ombelico digitale, non fosse che richiede l’occhiuta partecipazione dei lettori. Perchè nella nostra vision, che è la sorella segreta della mission, il blog-che-vorremmo è impastato con tre ingredienti. Primo, la tecnologia: ma lì ci sentiamo abbastanza carrozzati. Secondo: i contenuti, e su quelli ci stiamo dando un gran tribolare di stare aggiornati, diversi, attenti. E il Terzo, di importanza pari al secondo, i commenti.
Gli ingredienti sono integrati, indivisibili, ed hanno pari dignità. I commenti sono valore aggiunto ai contenuti editoriali: aggiungono informazioni, brio, contraddittorio. Dovrebbero contenere osservazioni, critiche, complimenti. Dovrebbero essere il ponte tra quello che stiamo facendo e quello che vorreste che facessimo. Per quello a volte all’Augusto Caporedattore scappano i cavalli quando assistiamo alla forumizzazione dei post, al commento-contro che non è un contro-commento, alla presa di posizione, all’irrisione fine a se stessa.
Poi ci siamo chiesti: ma non è che stiamo facendo come quei ristoratori che quando diciamo che l’astice era stopposo si impermalosiscono e ci ricoprono di contumelie ed improperi?
Nell’ultima Riunione di Redazione Viaggiante è uscita questa clamorosa verità: è vero, il nostro prodotto sono gli articoli. Il nostro prodotto sono *anche* le recensioni, e parlo di ciò che conosco. Quindi non è del tutto sorprendente che i commenti siano spesso più orientati alla discussione *sulla* recensione più che nel merito del locale recensito.
E allora no, vogliamo sapere tutto. Vogliamo sapere perchè nelle numerose discussioni al proposito si chiedeva di andare oltre la recensione classica – la ricordate? ambiente accogliente, cantina vasta, la mia fidanzata ha preso questo, il sugo sapeva di verbena – mentre oggi la ricerca di una forma innovativa a volte irrita al punto da mettere in secondo piano il contenuto.
Perchè noi non vogliamo più la recensione didascalica, non vogliamo la recensione ingessata nei paletti del servizio e della speleogia degli ingredienti vero? Vogliamo sapere cosa succede, e se succede qualcosa a quel tavolo, vero?

Altrimenti o io non ho capito niente, o la Rete non è pronta per le recenze 2.0.

Stefano Caffarri

7 Gennaio 2010

commenti (36)

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    1. semplice alfredo: soldi e tempo
      Però hai dannatamente ragione, le volte che le abbiamo fatte in effetti la gente si è meno fossilizzata sul modo in cui abbiamo scritto e più sul ristorante

    2. VignereiManonPosso ha detto:

      Immaginate il pranzo e la cena con una videocamera sempre accesa: non è il massimo anche per gli altri clienti poco distanti dal gastro-videomaker che rompe la scatole mangiando e parlando

    3. diego ha detto:

      questo è lo stereo della “TRIADE” CANNAVACCIUOLO,VINCIGUERRA E ESPOSITO c e hanno tutti e tre ………………………

  1. Ma che è sta robbba di essere diversi per forza? Mapppercarità. Le recensioni (che secondo me in dissapore ci devono essere, ci devono essere di più e devo essere più strutturate e istituzionali per il semplice fatto che non esiste alternativa, che non c’è su web -cheppoi è laddove la gente va a informarsi- chi lo fa classico e allora noi famolo strano; non si fa il controcanto quando non ci sta manco il canto!), le recensioni, dicevo, devono essere belle, buone, utili, godibili, devo farmi ‘scoprire’ robe che non sapevo o che sapevo e non mi ricordavo. Non mi importa se son fatte in modo nuovo o in modo vecchio. Nuovismo vade retro ancor più di Satana. Poi se essere ‘nuovo’ equivale a scrivere in maniera oggettivamente superficialuccia su uno dei più grandi cuochi del paese, allora io tifo ‘vecchio’.

    1. quindi va bene la recensione “servizio attento – piatti succulenti – cantina ampia – ambiente accogliente – conto adeguato – la mia fidanzata ha preso la tagliata di angus” grazie e arrivederci?

      giusto per essere sicuro di avere capito, prima di cancellare una ventina di post e sei o settemila commenti su recenze & guide 2.0 e darsi all’ornitologia estrema.

      *sorride, non tanto ma sorride*

    2. finora non ho letto vostre recensioni del genere “servizio attento – piatti succulenti – cantina ampia – ambiente accogliente – conto adeguato – la mia fidanzata ha preso la tagliata di angus”, grazieaddio, ma neanche l’estremo opposto. credo sempre più nella sostanza e sempre meno nella forma, e non penso che la recensione di una cena/di un ristorante debba essere per forza un’opera di letteratura. quando poi il recensore fosse particolarmente dotato nell’uso della scrittura, ben venga la redazione di uno scritto godibile, ma se dovessi leggere ogni recensione scritta come i racconti di marco polo a gengis khan, allora leggerei direttamente le città invisibili 😉
      per cui, rispondendo a “quello che vorreste che facessimo”, da parte mia è “continuare su questa linea”, in dinamico e piacevole bilico fra la recensione di servizio ed il racconto di un’esperienza vissuta.
      non ho riletto, temo per i congiuntivi…

    3. francorugby ha detto:

      Anche qui quoto in toto.

    4. Ma nessuno ha detto che quel che ci vuole è la recensione ingessata. Le cose ingessate, peraltro, sono quasi sempre negative di per loro.
      Si dice solo che la categoria valoriale di una recenzione non è, in primis, quella del suo essere innovativa o del suo essere classicheggiante, al contrario è quella del suo essere utile a qualcosa o a qualcuno o del suo essere inutile o, peggio, autoreferenziale e quindi piucché inutile: disutile. Dannosa.

      Non mi lambiccherei, dunque, ad essere innovativo per forza. Mi rammaricherei piuttosto del fatto che questo vuole essere un blog aggiornato e che fa fatica, enorme fatica, a parlare, per dirne una, delle nuova aperture. Cheppoi significa seguire il settore, sostenere in visibilità chi rischia e intraprende, raccontare le linee di tendenza.

      Mi spiego ancora: io sto a Roma e cerco di seguire la piazza capitolina. Oddio non è che ci sia da spellarsi le manine dagli applausi, ma qualcosa succede. Eccome. Ebbene io non domando che questo qualcosa mi venga raccontato in maniera innovativa, con i video (come chiede qualcuno) con le foto (come fa il blog di Viaggiatore Gourmet) o con altro. Io domando semplicemente che a questo panorama venga dato, in un modo o in un altro, visibilità. Visibilità che ad oggi non c’è ed è un peccato. E un danno.

      Non capisco come si possa guardare per il sottile come se fossimo in presenza di un panorama strutturato di siti e di blog sul settore. Siamo gli inizi, al contrario. Siamo al ground zero, al piano terra del palazzo. E già pensiamo allo stereo Bang&Olufsen in soggiorno? Costruiamo prima l’edificio…

    5. Questo contributo ad esempio è di eccezionale valore. Provo ad estrarne un distillato, per essere sicuro di aver capito.

      1. Obietto sulle novità: io cerco di raccontare anche Tavole che non siano nelle classifiche dei “primi 20 ristoranti con le pareti blu”: a memoria, il Civico 17, la Brioschina, La Piazzetta, Brandi, La Posta. Ti segnalo che in genere questi post hanno indice di gradimento rilevabile solo strumentalmente 😉
      2. Mi stai forse dicendo che “notiziare” in un modo qualsiasi è più importante – utile, dici tu – che fare selezione sulla qualità di quello che si pubblica? chiedo conferma perchè sarebbe una discreta novità.
      3. Non sono d’accordo sull’ultimo punto. In realtà in rete di food si parla e molto: ogni giorno qualche personaggio o personalità nuova o vecchia accede alla rete, con siti di recensioni. Io trovo che ce ne siano già tanti, addirittura troppi relativamente alle potenzialità d’ascolto del settore: di lettori interessati al sentore di verbena nella mousse di cosce di tapiro ce n’è uno su un milione. Quindi si rende indispensabile avere una voce propria, non dico valida ma almeno “interessante”.
      Sul significato di interessante poi, potremo discutere finchè la neve non ci ricopra.

  2. Sarò stupido, forse ritardato ma non ho capito il senso di questo post…
    In queste 2000 battute si chiede ai commentatori di non commentare le recensioni ma solo l’oggetto della recensione?

    2000 battute per lamentarsi di ciò?

  3. […] sono i commenti. Ne sono sempre più convinto e mentre scrivo queste righe su Dissapore compare un interessante post del grande Stefano Caffarri proprio sul ruolo centrale dei lettori e dei loro contributi. Capita […]

  4. mmmhhh!! non mi quaglia ‘st’impostazione. se uno fa una recensione, la fa seguendo il suo stile, senza appiattirsi su quello eventualmente diverso che, si pensa, la platea richieda; perchè sennò stai sempre a rincorrere.
    poi se qualcuno si irrita…sarà cavoli suoi!

  5. mi pare che un aspetto del tema sia: anche i recensori possono essere oggetto di una critica non becera (non solo quella). se non ce la fanno da soli, i lettori danno una mano. critica significa criteri, sapere quello che si sta facendo.

    e poi: i giudizi tendono, per una loro natura in qualche modo sinistra, a standardizzarsi. Più lo fanno, e più si impone il presupposto del recensore come l’occhio di dio. e la noia. mentre ci piace di avere (a me piace) un riscontro vitale, che dia l’idea dell’unicità dei luoghi. per questo ci vuole anche alquanta cultura nei recensori, non solo la cultura del palato, che a volte sembra quella del ciuccio (non l’asino, ma il biberon).

  6. Chiara (un'altra) ha detto:

    Ehhhhhhhhh??
    C’è la domanda di riserva?

    Anyway, un poco di commento-contro (semprechè educato)ci sta, nei limiti del buonsenso e del rispetto per gli altri; serve a ricordare che ci sono persone dietro il monitor, e le persone non sono perfette, sono umane!

    E poi io ho intrapreso una personalissima via di estrema curiosità verso l’Olio Extravergine di Oliva grazie ad una di queste “forumizzazioni”.
    Adesso vado a ficcare il naso in ogni frantoio che incontro..neanche fossi la Miss Marple dell’Evo mistifcato!!

    😛

  7. Recenzioni 2.0 …
    Forse dovrebbero avere quegli elementi che stanno alla base di una vita 2.0. L’idea della recenzione video è un’idea, che però ha il punto debole che viene subito scovata dal ristoratore. Tra l’altro i cuochi stessi si stanno stufando dei recensori 2.0 che si presentano al locale con macchina fotografica e taccuino per annotare nomi e altro e casomai carpire qualche segreto.
    Perchè non puntare su un modo diverso di raccontare le recensioni. Le foto belle oramai si stanno affermando nei blog. I termini tecnici si stanno diffondendo. Cosa manca ora?

    Uno stile? Nei commenti sopra leggo che si vuole scoprire qualcosa di nuovo leggendo una recensione. Nuovo, potrebbe voler dire parlare degli ingredienti a lato della recensione più tecnica.
    Forse uno stile potrebbe essere usare le recensioni come spunto per far conoscere quel qualcosa in più che può stuzzicare il lettore.

    La curiosità 2.0 è infinita e vuole sentire varie campane. Direi che giungere ad una recensione 2.0 non è facile.

    1. Maurizio Cortese ha detto:

      Allora Rossella la conclusione non può essere altra di quella suggerita al commento n. 5.

    2. A parte il Most Valuable Commento Ever Award che t’appioppo seduta stante, prendo spunto:

      1) recensione video. Nei “videi” fatti in casa siamo (quasi) tutti brutti, sporchi e malfatti. La qualità è pessima, parliamo con l’accento di capracotta di sopra e in genere escono dei prodotti di uno squallore sesquipedale. Fare un film non è roba per tutti, nè dietro nè davanti la mdp. in più c’è il problema di cui sopra: non è che si passi proprio inosservati.
      2) foto1. Vero, ma internet si sta affermando come unmezzo visivo: l’immagine parla più della parola. siamo diventati frettolosi, veloci, spilluzzicanti. senza immagini il post-di-parola diventa impervio. Nostro malgrado.
      3) foto2. i cuochi si stanno stufando… questo è un argomento interessante, stiamo alvorandoci sopra. la domanda è “perchè si stanno stufando dei recensori 2.0 che parlano di loro se (in verità, in verità vi dico) l’unica cosa che cercano da mane a sera è che si parli di loro?
      4) uno stile. è la cosa che non mi fa dormire la notte perchè è proprio questo il punto del quesito: ma se lo stile, se la forma si allontana dal canone al pubblico poi interessa? cosa vuolsi, la cronaca con la descrizione minuziosa dell’andazzo o interessa l’esperienza complessiva, un racconto, una storia.

      perchè il problema è che se alla fine ti trovi a scrivere sempre la stessa pagina diventa una noia mortale giusto perchè mangiare non è solo infilare una posata piena di qualcosa tra le fauci. Se invece succede qualcosa rimane vivo il fuoco della passione. Ma siccome questo è solo “IMHO”, mi interessava da morire saperne di più su cosa pensa chi sta dall’altra parte del monitor. that’s it.

    3. Il Most Valuable Commento Ever Award lo metto nel curriculum 🙂

      Lo stile, cosa può essere? La forma in cui la recensione viene presentata? Fermo restando i contenuti. Il tono di chi fa la recensione da pari e non da esperto, pur essendo un esperto? O è anche il cosa viene presentato? In tal caso però cos’è il cuore di una recensione? La lista dei piatti, i prezzi, i tempi, il servizio? Di sicuro lo stile deve stimolare ad andare o non andare in quel locale, sennò che ci stanno a fare. Bilanciare contenuti, personalizzazione, spitito open, ammicamenti per stimolare la lettura e l’assaggio, … e beh, qui sta il punto critico, la famosa regola aurea.

      Ho letto alcuni testi sul come scrivere, in generale, che introducevano alla questione dello stile. Alla fine anche loro rimandano ai grandi esempi e successi del passato e del presente, lasciando a chi scrive il compito il trovare LO stile. Della serie “grazie tante”.

      Alla fine bisogna tentare…cercando di differenziare le recensioni. Il punto è che ogni recensione deve sembrare diversa. La tecnica del racconto è quella che mi incuriosisce di più, come appassionata di libri e cibo. Dopotutto anche Ruth Reichl ha “inventato” una storia intorno ad una sua recensione abbinata a rapina vera. Sto leggendo anche una recensione di un festival americano sulle aragoste (vecchia cosa di Gourmet) arricchita dalla domanda morale se ha senso uccidere in diretta l’aragosta. Stuzzicante!

  8. Scusa Stefano se vado appena off-topic.

    Da una parte, è evidente, la fruibilità dei contenuti cui la rete ci ha abituato -su Dissapore ed Intravino portata all’ennesima potenza- ha aperto spazi prima chiusi e di sola competenza di pochi, e questo è innegabile. Insomma, da questo punto di vista ci siamo. Che poi sia una questione di video o meno non importa: la strada è tracciata.

    Dall’altra, se proprio la fruibilità stessa non si mette in discusione credo sia necessario fare un passo indietro. Quello che ancora manca -forse- è l’autorevolezza della testata che ospita recensori e recensioni. Mi fido di te e voglio fidarmi di tutti quelli che scrivono qui. E’ necessario lavorare in questa direzione.

    Poi, è normale (Qui. Oggi. Online. Per fortuna!) che il commento si muova su due piani semantici differenti. Che guardi da un lato l’oggetto della recensione, il ristorante in questo caso, e dall’altro il soggetto, ovvero il recensore e la recensione in quanto oggetto a sé stante. Questa è la democrazia che tanto agognavamo.

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