di 17 Dicembre 2011

Uscendo per un momento dal tritacarne dei preparativi natalizi, e riavvolgendo gli eventi gastromediatici dell’ultimo mese, le tre notizie più succulente riguardano la conquista della terza stella Michelin da parte di Massimo Bottura, l’apertura da parte del medesimo della Franceschetta 58, il bistrot che ha già cambiato il volto della ristorazione low cost in Italia, e la vittoria di Masterchef da parte di Spyros Theodoridis, greco trapiantato a Modena.

Tutto a Modena! E’ un caso o ci sarà un motivo?

Come avrete intuito dal fatto che se non lo ritenessi un caso non ci scriverei un post sopra, la mia ipotesi è che un motivo ci sia. Stinta la memoria di Pavarotti, non sarà certamente la Ferrari, ora che i titoli mondiali di Formula Uno sanno solo di sdolcinate bevande energetiche; non saranno le donne, e tantomeno i delinquenti: e allora cosa sarà? Spremendo un po’ le meningi con del Lambrusco, anzi, del Sorbara nel bicchiere a ispirarmi, ho individuato tre fattori che potrebbero avere contribuito a rendere Modena l’attuale ombelico del mondo gastronomico italiano.

Il benessere. Modena, non c’è dubbio, viene percepita come una provincia ricca, e lo è. L’industria, dai colossi Cremonini e Fini ai piccoli artigiani virtuosi, non è solo quella alimentare, ma ha molteplici facce. Forse la più rilevante negli ultimi anni è stata lo sviluppo del polo delle ceramiche di Sassuolo, città che, come i più sanno, possiede una squadra di calcio che pare non accontentarsi di una tranquilla permanenza nella serie cadetta. Ma a guardare le statistiche, Modena è solo 24esima su 107 capoluoghi di provincia come reddito pro capite, anche se il dato racconta solo parte della storia omettendo i dati di comuni come Carpi, Sassuolo o Maranello.

Secondo l’annuale indagine sulla qualità della vita pubblicata dal Sole 24 Ore, poi, Modena è al 22esimo posto, pur guadagnando dieci posizioni rispetto al 2010; bene la popolazione giovanile, grazie anche all’immigrazione regolare, okay tenore di vita, affari e lavoro, mentre l’ordine pubblico può e deve migliorare. Nell’indagine manca la voce “gastrocoolness”, ma a occhio dobbiamo cercare altrove.

La logistica. Modena è un po’ il cuore dell’Italia: Bologna e la ricca Parma sono a un tiro di schioppo, in un’ora di macchina si è a Verona, in un’ora e mezza si raggiungono Firenze e Milano. Da Roma sono più di tre ore di automobile, ma molti Frecciarossa fermano a Bologna. Insomma, l’incrocio fra l’Autostrada del Sole e del Brennero creano un ganglio che consente di raggiungere Modena in tempi ragionevolmente brevi da una moltitudine di città italiane. Senza dimenticare che i prezzi degli immobili a Modena sono molto più bassi che in una metropoli, e questo, per chi vuole aprire un ristorante, è certamente un fattore di rilievo.

L’humus gastronomico. Qui intorno ci si diverte, specie se non si è vegetariani. La mortadella, lo zampone e i ciccioli sono un’istituzione, gnocco fritto e zampanelle monumenti della cucina locale, e allargando il raggio di pochi chilometri è un florilegio di prosciutti e culatelli. I prodotti suini e l’altra istituzione del parmigiano creano una base di materie prime di grande grassezza, che agisce su due binari. Da una parte sono il fondamento di ricette semplici e gustose, che invogliano a cucinare e godere dei propri sforzi ai fornelli, dall’altra sono perfetto substrato per giocare con contrasti e contrappunti dando sfogo alla creatività. Ed è così che tradizione e creatività corrono su binari che volentieri si incrociano.

Tre fattori, tre idee, tre spunti, per cui la provincia tranquilla ma non provinciale è il nuovo centro del mondo. Esternalizzare la produzione di sogni nel piatto? Sì, grazie. Soprattutto in un mondo di chef proprietari che devono fare il passo secondo la gamba.

[Crediti | Link: Dissapore, YouTube, IlSole24Ore. Immagine: Flickr/A life worth eating]