di Tavole Romane 23 Maggio 2011

Incaricati della missione impossibile di romanizzare la famosa “Guida Michelin” della pizza napoletana, dopo un iniziale momento di smarrimento abbiamo detto sì. Consapevoli che la seconda è un culto con tanto di adoratori, mentre la romana, al massimo, un piacere della tavola in formato mignon.

Innanzitutto, a Roma la pizza è un disco di pasta sottile che ne devi impilare 10 per farne una partenopea, ma la vita, lo sappiamo, non è solo una questione di spessore: impasto, ingredienti e lavorazione contano. Poi, per una volta, l’elenco non contempla La Gatta Mangiona, La Fucina o Sforno, ovvero i divini covi romani della pizza napoletanizzata, piuttosto gli immancabili santuari (a volte un po’ bettole) della scrocchiarella capitolina. Come sempre, per rafforzare la fase dialettica, è vostro preciso dovere morale segnalare altri indirizzi imperdibili.

(1) REMO, Piazza di Santa Maria Liberatrice, 44 – Roma. Tel. 06 5746270.
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Chi è Remo? Maccome, Remo è il simbolo della pizza testaccina. Sottile e singolarmente scrocchiarella, bordo un po’ sbruciacchiato, servita con la rapidità di chi sforna quantitativi monstre ad ogni apertura. Bianche, rosse e “fai da te” si scelgono in un foglietto prestampato che arriva insieme alle stoviglie ancora prima di sederti. No frills. Segnalazione obbligatoria per la pizza della casa: salsiccia, funghi e melanzane. Ci sono anche fritti e bruschette servite da uno staff rodato, verace ma gentile, anche dopoteatro (una rarità a Roma).

(2) AI MARMI (PANATTONI), Viale di Trastevere, 53 – Roma. Tel. 06 5800919.
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“Il Cassamortaro” (simpatico nomignolo affibbiato dai romani) è in pratica una fabbrica di pizze sfornate fino a notte fonda, diciamo le 02:00. Proprio fuori orario, quando a Roma mangiare seduti è un miraggio, il giro di pasta di Panattoni sembra la cosa commestibile migliore del mondo. Servita su tavoli senza tovaglie con l’appoggio in marmo è accompagnata da calzoni, crostini, bruschette e fritti. Un tempo era il capoluogo del supplì al telefono romano, oggi, ahinoi, non più.

(3) COCCO, Circonvallazione Appia, 37 – Roma. Tel. 06 786819.
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Si trova nella zona dell’Alberone, l’ambiente come vedete è spartano con tavolacci in legno e tovaglie di carta. Pizza bassa nei gusti classici con segnalazione per la pizza Cocco, una margherita con parmigiano e fette di fior di latte. Plauso incondizionato per i fritti, nessuno dei quali surgelato, specie le migliori crocchette di patate dei cinque continenti, enormi e tassativamente “fatte in casa”.

(4) GIACOMELLI, Via Faà di Bruno, 25 – Roma. Tel. 06 3725910.
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Generazioni di romani devono alla mitica pizzeria Giacomelli il piacere di essere rifocillati da stuzzicanti pizze di dimensioni variabili: decidete voi in base alla fame che avete. Tradizionali o più creative, romane ma fino a un certo punto (leggermente più alte del solito), sono in lista insieme a fritti, bruschette, dolci fatti in casa. Dentro Giacomelli regnano gli anni ’80, dai tavoli uno addosso all’altro si vedono ancora le foto con i vips, e può capitare che i camerieri non siano esattamente gentili. E’ il prezzo da pagare per un locale dall’atmosfera veracemente romana.

(5) GALLO ROSSO, Via di VignaMangani, 13 – Roma. Tel. 338 7410147.
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Ora tocca a San Lorenzo, quartiere universitario che tante volte ci ha sfamati e in vista di questa classifica quasi avveleneti (abbiamo provato tutti gli indirizzi ancora appuntati nelle improvvisate Moleskine dell’epoca: libri, quaderni, diari). D-E-L-U-S-I-O-N-E: nemmeno uno citabile. Affranti, ci siamo lasciati tentare dal trash, vale a dire Al Gallo Rosso, a Pietralata, diversi chilometri più in là. Posto da gran caciara preso d’assalto dalle comitive attirate dai prezzi che più bassi non si può. La pizza praticamente è una sfoglia richiestissima in versione boscaiola (funghi e salsiccia su base margherita). Un culto – quasi più della pizza – gli arrosticini.

(6) SAN MARINO, Corso Trieste, 161 – Roma. Tel. 06 86203479.
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E’ su Corso Trieste, dove occupa una buona fetta di marciapiede con vetrine, tavolini esterni e tende rosso bordeaux sovrastate da un’insegna ciclopica. Da un anno la pizzeria, sempre piena malgrado le dimensioni mega, si è rinnovata senza traumi per il menu che elenca pizze un po’ più alte del solito. I supplì e le crocchette sono potabili, servite da uno staff organizzato e sempre sorridente. Anche qui in perfetto stile Remo, un foglietto di carta presente sulla tovaglia di stoffa permette scelte “fai da te”.

(7) DEL GHETTO, Via Luigi Cadorna, 17 – Civitavecchia. Tel 0766 29276.
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Unica escursione fuori Roma per segnalare la Pizzeria del Ghetto di Civitavecchia, posto a suo modo storico sia per l’offerta minimalista (solo margherita e marinara) che per il curioso ibrido tra pizza al piatto e al taglio. Vietati i vizi da gastrofighetti, perfino le posate, qui si accartoccia e si mangia con le mani. Il successo della formula ha consentito ai titolari di aprire un secondo locale ad alcuni chilometri dal primo, chiamato opportunamente Fuori dal Ghetto.

(8) LA MONTECARLO, Vicolo Savelli, 13 – Roma. Tel. 06 686 1877.
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A costo di risultare ripetitivo, preciso che questa è la “Guida Michelin” della scrocchiarella romana, non vorrei che qualcuno cadesse dalla sedia scoprendo al posto n. 8 e n. 9 La Montecarlo e Baffetto. Del resto, altri cadrebbero dalla sedia non trovandoli. Per capirci: la bontà della pizza è solo un ingrediente del successo di questi locali, e neanche il principale, per curiosità gugolate le parole “Pizzeria” + “Roma”: Montecarlo è il primo risultato, Baffetto il secondo. Due leggende del centro storico che convivono felicemente a pochi metri una dall’altra servendo un disco di pasta snellissimo nei piatti di metallo.

BAFFETTO, Via del Governo Vecchio, 11 – Roma. Tel. 06.6861617.
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Rispetto all’illustre vicino, Baffetto concede di scegliere la dimensione della pizza (usanza quasi esclusivamente romana), chi la ordina grande avrà una specie di disco volante che esce dal piatto e quasi decolla. Le file all’ingresso, spesso più lunghe del tempo necessario a mangiare la pizza, disponibile bianca, rossa e in tutti le versioni tradizionali, restano un mistero per i gastrofanatici, i quali si chiedono dubbiosi se è solo una questione di prezzo. A proposito, secondo voi è solo una questione di prezzo?

(10) ANTICA SCHIACCIATA ROMANA, Via Folco Portinari, 38 – Roma. Tel. 06 536112.
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L’elenco non può che chiudersi con la madre di tutte le pizze romane… la pinsa o schiacciata. Pare che gli antichi Romani si dilettassero a combinare farine macinate a pietra, a seguire processi di lievitazione lunga 24/48 ore, dando alla pizza dell’epoca una forma ovale, tipo pane schiacciato. L’Antica Schiacciata Romana a Monteverde, e, degli stessi proprietari, la Pratolina in Prati e Condimenti a Montesacro, la interpretano ancora oggi con ottimi risultati. Una pizza che condivide pochi aspetti con la classica romana, ha bordi alti, è fragrante e di elevata digeribilità.

Ecco, abbiamo romanizzato così la “Guida Michelin della pizza napoletana”. Spazio ora ai lettori che sono d’accordo, a quelli che no, e a chi vuol dirci quali indirizzi indipensabili mancano.

Tavole Romane

PS. Ci avete fatto caso? Siamo riusciti a parlare di pizza romana senza nominare Gabriele Bonci.

[Crediti | Immagini: RomaToday, 2Spaghi, Nessun Dove, Il Secchio e L’Olivaro, SobreItalia, Roma Ristoranti, Flickr/Zio Paolino]