di Sara Porro 20 Dicembre 2011

Due recenti aperture in area milanese mi hanno portato a riconsiderare quel gesto umile, quel gesto ordinario, quel gesto quotidiano: la spesa. Ci fu un tempo in cui il burro, il latte, il pane, il tonno sott’olio, un chilo di arance pari erano per me, e la scelta del luogo dove reperirli era basata soprattutto su considerazioni logistiche. Ma questo era prima che scoprissi la sede milanese di Eat’s e LaTaste di Seregno, due folgorazioni in grado di trasformare il gourmet occasionale  nel gourmet 24/7, il gourmet che non conosce riposo, il gourmet che anche negli accessi di sonnambulismo si dirige sicuro verso il frigo, da cui estrae il latte biodinamico dell’Alta Badia e nel quale ripone la sveglia (storia vera).

Ho scoperto Eat’s per primo, ed è stato quasi inevitabile vista l’eco che la nuova apertura ha avuto presso i milanesi foodie: da qualche tempo, “Sei stato da Eat’s?” ha efficacemente sostituito l’ormai desueto “Come stai?” nelle interazioni con i conoscenti. Alla prima occhiata mi ha sedotto, e quando sono uscita di lì con la prima, parca, spesina ho pensato: ora prendo la canadese e vado a vivere lì, tra l’area della pasta artigianale e l’oleoteca. De LaTaste, invece, mi è giunta voce tramite i riconoscimenti: è infatti uno dei locali segnalati con la stellina dalla guida Foodies del Gambero Rosso.

In comune hanno l’entusiasmo che ho per loro, ma la differenze? Eccoci al Versus di oggi.

CHI
Eat’s
Galleria del Corso 4, Milano

Eat’s occupa il piano -1 del centro commerciale Excelsior Milano, di proprietà del gruppo Coin. è il secondo nato di quella che potrebbe diventare una catena, e il cui primo esperimento si colloca a Conegliano (TV). Così lo descriveva, alla vigilia della sua inagurazione, Massimiliano Tonelli su Dissapore: “Due i piani tra somministrazione e foodstore. Una proposta golosa che si declina su tre piani: fastfood di qualità, takeaway per chi vuole portarsi a casa tutto a casa tutto il buono di Eat’s o più normalmente ristorante “slow””. Eat’s sta al supermarket come la boutique di Prada sta al negozio di abbigliamento: vende cibo, sì, ma le affinità finiscono lì. Sugli scaffali c’è il meglio della produzione alimentare italiana, con un’impressionante selezione di pasta artigianale, olio, aceto, prodotti da forno, biscotti e dolciumi; in aggiunta, c’è il banco del pesce, la macelleria, un piccolo angolo gastronomia, una selezione di formaggi che vi porterà ad appiccicare il naso al vetro, salivando sfacciatamente. Il personale è di cortesia squisita (il gioco di parole è involontario), solerte e amichevole, ma nelle loro parole e nei gesti appare un’uniformità di atteggiamento, frutto più di un training accurato che di reali inclinazioni. Insomma, ci si aspetta un po’ di sentirsi dire “Vuole anche le patatine?”.

LaTaste
via Umberto I, Seregno (MB) (MB è Monza & Brianza, la provincia che mancava. Il 2013 non arriverà mai abbastanza presto).

LaTaste ha un bel sito che la descrive bene: “Prima di tutto siamo cinque amici, con una profonda passione per il cibo, le chiacchiere intorno ad un tavolo, la letteratura culinaria. Ci siamo laureati in Scienze Gastronomiche , abbiamo viaggiato per tutto il mondo, ci siamo riuniti per offrire in un unico locale il meglio della gastronomia italiana”. Una selezione curata ma non sterminata di pasta artigianale, birre, cioccolato, tè, caffè, biscotti, un banco dei salumi Marco D’Oggiono e uno dei formaggi, una piccola isola che ospita pane e pasticceria. Bonus, un angolo con utensili da cucina colorati e frivoli e una piccola selezione di libri a tema. Una caratteristica distintiva rispetto a Eat’s è che la proprietà è molto più riconoscibile, il che conferisce al progetto un volto più umano. Ad esempio, la domenica mattina in cui ho pranzato al ristorante uno dei soci era al lavoro in sala e abbiamo avuto l’occasione di fare due chiacchiere sulla carta dei vini: di più, sotto alla sezione “Cosa si mangia”.

DOVE
Eat’s

Per amplificare l’effetto OMG (ovvero OH MY GOD, esclamazione di puro sbalordimento) Eat’s punta sull’illuminazione. Forse per controbilanciare il fatto che si trovi a un piano interrato il lucore bianco è onnipresente, e conferisce un’aria scintillante all’ambiente e ai prodotti esposti. La frutta sembra laccata, le squame dei pesci risplendono di bagliori metallici, il velo di umidità sull’insalata sembra cristallo, i formaggi essudano, lucidi anche loro (Vi chiedevate che fine avesse fatto Sandro Bondi, eh? Ora lo sapete, scrive le mie metafore).

LaTaste

Mentre Eat’s punta su metallo e superfici laccate, LaTaste è molto accogliente, con legno al naturale e bianco. L’intero spazio è punteggiato da messaggi feel-good: dal cartello che annuncia “I cani sono benvenuti – promuoviamo la convivialità” (la mia cana Giulietta ringrazia e apprezza) al poster nella toilette che dice “You look lovely today” (Oh, thanks dear!), la sensazione è quella di una filosofia che lega fortemente il senso di benessere al cibo e alla compagnia. Difficile non farsi coinvolgere.

COSA SI MANGIA?
Eat’s

Eat’s offre un bistrot, collocato al piano superiore di fronte alla notevole cantina/enoteca. La proposta prevede una selezione limitata di piatti, 4 per tipologia, con un certo tasso di inventiva e correttamente eseguiti, seppur non travolgenti. Un grande applauso per la disponibilità di vino al calice: grazie agli azotatori (macchinari che consentono la conservazione di bottiglie aperte per un tempo superiore a quanto sarebbe possibile conservando il vino in modo tradizionale), il bistrot offre al calice vini importanti – e la selezione è originale e intelligente. Altro bonus: si può optare per il bicchiere (12 cl), per il mezzo bicchiere (6 cl) o anche solo per un assaggio (3 cl), una formula che consente di sperimentare senza svenarsi. Con questa modalità ho bevuto due stille di Trebbiano di Valentini e di Chateau Musar: spesa contenuta e tanta soddisfazione.

LaTaste

LaTaste ha un caffè, aperto tutti i giorni da colazione all’ora di chiusura, che offre spuntini dolci e salati nell’arco di tutta la giornata (buono il tagliere di formaggi) e un ristorante vero e proprio (aperto solo la sera da giovedì a sabato, e la domenica a pranzo), ambizioso e piacevole seppur caretto (antipasti e primi dai 14 ai 18 euro, i secondi dai 22 in su). Menzione d’onore, anche qui, per la carta dei vini, completamente naturale con tocco talebano. Io ci ho pranzato una domenica con le amiche, e ho ordinato una Malvasia Rosa di Camillo Donati. Il sommelier (uno dei soci) ci ha guardate e poi ha detto: “Mh. Lo conoscete?”. Continuo a non capire se questo costituisse una valutazione di merito su di noi oppure se sia una domanda standard.

OGGI MI IMPOVERISCO CON
Eat’s

Aceto di Moscato Cesare Giaccone

Tagliatelle allo Zafferano Cav. Cocco

Uova di Paolo Parisi

Amarene ricoperte di cioccolato Domori

LaTaste

Una tavoletta di cioccolato al latte d’alpeggio (d’alpeggio!) Stainer, del peso di 50 gr

Crema Gianduja con nocciole 48%, di nuovo Stainer

Due sacchetti da 40 gr di Darling Spuds, nella declinazione Sale Marino e Peperoncino Tostato

Litro di latte della LeccoLatte, in meravigliosa bottiglia di vetro.

[Crediti | Immagini laTaste: Europa Concorsi]