sushi,C’è sushi per tutti? Proprio tutti, tutti?

Il 9 giugno 2012 alle 15: 42 La tavola toscana commenta:
Il philadelphia non è un’intrusione nostrana: il formaggio cremoso fa parte della corrente, ormai riconosciuta come tradizionale, della west coast, dove molti giapponesi emigrarono nella prima metà del ’900. I “California maki” sono una forma moderna, certamente ruffiana ed occidentalizzata, della cucina del Sol Levante. Sarebbe come non riconoscere in Italia l’accostamento ceci/gamberi di un certo Pierangelini.

ristorante, noma, copenhagenHo pranzato al Noma di Copenhagen, ora posso morire felice

Il 11 giugno 2012 alle 14:47 salsadiabli commenta:
E’ sempre la natura apparentemente effimera del cibo che lo frega. Uno invece paga duecento euro per una cena, prezzo analogo a una poltrona per una prima o a un biglietto per qualche dinosauro con chitarra a San Siro, e sembra Maria Antonietta intenta a scagliare croissant sulle teste del volgo.

Il 11 giugno 2012 alle 15:15 una casalinga commenta:
L’impressione è che qui si parli di qualcosa di assolutamente straordinario, e che se ne parli benissimo, con stupore, con amore, con la mente e le papille gustative trepide ma curiosissime. E che a corteggio ci sia una verbosità autoreferenziale insopportabile di alcuni commentatori. Manco sapevo che esistesse, questo Noma.

Il 11 giugno 2012 alle 15:20 ..::Alex::.. commenta:
Credo sia riduttivo pensare di recarsi al Noma per “mangiare” delle preparazioni commestibili. Il costo che ci viene proposto è quello di un artista in grado di creare per lo spettatore-cliente una rappresentazione quasi teatrale, di come l’ingegno umano possa trasfigurare la natura e renderla qualcosa di nuovo, di diverso.

Il 11 giugno 2012 alle 15:53 gianluca commenta:
Quello che trovo assurdo è che in questi ristoranti si vorrebbe pagare “il prezzo delle materie prime”. Allora andate al mercato o al supermercato o al massimo in rosticceria. A questi livelli paghi il talento, lo studio, la ricerca, l’esperienza finale, l’emozione.

Il 12 giugno 2012 alle 11:51 dink commenta:
Chi decide che un ingrediente è povero o di lusso? Un tempo il salmone era di lusso e il baccalà un pesce povero; oggi una cucina a base di quinto quarto o pesce azzurro fatta bene è più ricercata di una a base di tonno scottato al sesamo.

Il 12 giugno 2012 alle 10 31 salsa diabli commenta:
Il rapporto tra godimento dei sensi/investimento cerebrale è ancora sbilanciato a favore del primo. Si parla di una necessità corporea, ed è un ancoraggio forte. Arriveremo magari al piatto vuoto con titolo “Consequenzialità spaziale #12″, ma saremo tutti più pronti coi novantadue minuti di applausi, spero.

Il 12 giugno 2012 alle 11:03 rosi commenta:
I miei personali criteri di scelta per sborsare senza battere ciglio sono: nemmeno pensavo fosse edibile, e invece è pure buono; non lo saprei replicare; ma come ti è venuto in mente questo abbinamento? ti stimo; lo fotografo, guarda che meraviglia!; daverodavero devo scavare nel vasetto – occhi a cuore.

eataly roma, modello, Eataly Roma: Guida per l’uso.

Il 12 giugno 2012 alle 15:28 Claudio Pistocchi commenta:
Io sono un “piccolo” fornitore di Eataly da anni. Se domani Eataly mi acquistasse 100 torte invece delle solite 50 dovrei solo produrre un giorno in più o produrne di più in un giorno. Nulla cambierebbe nella ricetta o nella lavorazione, mi ci vorrebbe solo più tempo. Quale è allora la differenza fra “artigiano” e “industriale”?

Billionaire, Porto Cervo, Flavio BriatoreChiude il Billionaire di Flavio Briatore (e il mondo non sarà più lo stesso)

Il 14 giugno 2012 alle 10:32 annicchia commenta:
Se invece dei cervelli, dall’italia fuggissero solo i “cervellini” (come quello dei milionari che giocano il ruolo di povere vittime dell’austerità di governo), sarebbe un paese decisamente migliore.

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