di Giorgia Cannarella 8 Settembre 2012
commenti

Il caso Corsi per foodblogger

Il 31 agosto 2012 alle 16:24 Giada commenta:
Mi domando che idea la gente abbia dei foodblogger. La mia è questa:  cucinare è una grande passione. Cosa ne ricavo? Tante lezioni di vita grazie alle persone che incontro sulla mia “via”. Mi auguro non serva un corso anche per godersi la vita e le proprie passioni con semplicità.

Il 31 agosto 2012 alle 22:53 Von Clausewitz commenta:
Sono aperte le iscrizioni al corso per commentatori “senior” su Dissapore. Primo giorno: scelta del nickname e vani tentativi di registrazione. Secondo: corso yoga per rilassarsi quando Dissapore si scorda l’email dopo ogni commento inviato. Terzo: dominare la tastiera (comprese virgole e accenti). Quarto: masterclass sugli emoticon e gli acronimi più frusti Quinto: l’arte della stroncatura e la scienza superiore dell’insulto. Sesto: il bel silenzio non fu mai scritto, quando ignorare un post vi può salvare la giornata. Settimo giorno: cerimonia di premiazione e rilascio degli attestati con autografo del famoso critico gastronomico Thomas Flour.

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Il 3 settembre 2012 alle 11:20 Alessandro Morichetti commenta:
Manca un profilo. RECENSORE NORMALE. Prenota sempre a proprio nome. Mangia e beve di gusto. Prende qualche appunto. Fa domande ma non più di tanto. Eventuali carinerie vengono prese con beneficio del dubbio. Smania di stringere la mano dello chef quanto di avere disturbi gastrici.

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Il 5 settembre 2012 alle 16:31 elly commenta:
Io mi sono sorpresa dell’articolo che Tgcom ha dedicato a questa indagine di Altroconsumo, il titolo era una cosa tipo: “Allarme, spendiamo il 20% dello stipendio per fare la spesa”. Ma in che altro modo dovremmo spenderlo? acquistando l’ultimo modello di iPhone?

Il 5 settembre 2012 alle 16:37 al.tri. commenta:
Sono (a tratti) felicemente un pò sovrappeso, sono nella a fascia di italiani acculturati e benestanti, ma non posso non sapere che obesità significa mediamente scarsa cultura e povertà. Povertà perché il junk food costa molto poco ma soprattutto ignoranza perché credo ormai sia difficile non sapere che un’alimentazione troppo ricca di grassi saturi (ecc.) è direttamente correlata con una morte precoce. Poi, per carità, ognuno s’ammazza come crede.

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Il 4 settembre 2012 alle 12:33 giacomo commenta:
Le critiche vanno benissimo,  ma una serie di parole negative dietro l’altra non le definerei una critica ma l’espressione di una libertà che purtroppo a volte viene abusata senza capire la vera potenza del web che può arrecare danni a chi lavora con professionalità.

Il 4 settembre 2012 alle 14:04 Simone e Zeta commenta:
Se qualcuno immagina che la discussione si misura dal numero degli interventi, non ha capito una cosa fondamentale, un etto di fuffa pesa quanto una tonnellata della stessa. Cioè niente.

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Il 5 settembre 2012 alle 11.15 dink commenta:
Manca il mio profilo: L’Esploratore (Discovery [food] Channel). Assolte le spese obbligatorie non-food  girovaga per per tutti gli scaffali alla ricerca di chicche gastronomiche: patate violette, okra, palamita di Orbetello sott’olio (COOP); latte fermentato halal, acciughe del Cantabrico, colatura di alici di Cetara (Carrefour); tonno rosso di Carloforte sott’olio, guanciale di Amatrice, panigacci della Lunigiana (LeClerc); pasta fillo, birra corsa Pietra, biroldo della Garfagnana (Esselunga); schüttelbrot, carciofini sott’olio con liquerizia (PAM).

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Il 30 agosto 2012 alle 17:39 Riccardo I. commenta:
E’ proprio vero che la crisi cambia esigenze, tendenze e fortunatamente aguzza l’ingegno nelle risposte. Mi immagino lo storcer di nasi, gli alti lai e il digrignar di denti se un progetto del genere fosse apparso tipo cinque anni fa. Ora, invece, si sente solo un fragoroso applauso corale. Meritatissimo, peraltro. Cambia. Todo cambia.

Il 4 settembre 2012 alle 12:09 Riccardo I. commenta:
Mi sarei francamente rotto le scatole, come cliente, di non poter sindacare i prezzi di un ristorante perchè la scelta è di esclusiva pertinenza del gestore; di non poter criticare il servizio e i tempi, perchè lo sanno solo i ristoratori come si organizza una linea produttiva; di non poter dire che  ho mangiato ‘na chiavica, perchè non sono nè chef nè critico gastronomico.