di Manuela 17 Aprile 2019
Carni rosse

Un nuovo studio pubblicato su Academic.oup.com e riportato dal The Guardian ha spiegato che anche un consumo moderato di carni rosse potrebbe aumentare il rischio di cancro. Il Department of Health and Social Care (DHSC) ha suggerito che chiunque mangi più di 90 grammi di carne rossa o lavorata (inclusi prosciutto, bacon e salsiccia) al giorno dovrebbe provare a scendere al di sotto dei 70 grammi, in quanto potrebbe essere a rischio di sviluppare un tumore all’intestino. Ma quanti sono 90 grammi di carne rossa? Più o meno sono l’equivalente di tre fettine sottili di carne di manzo, agnello o maiale, ciascuna di esse grande quanto mezzo pezzo di pane a fette.

Lo studio in questione è durato 5 anni e ha coinvolto mezzo milione di uomini e donne nel Regno Unito. La ricerca ha evidenziato che chi si atteneva a un consumo massimo di carne rossa o lavorata al giorno di circa 76 grammi aveva comunque un 20% in più di rischio di sviluppare un tumore all’intestino rispetto a chi ne mangiava solo 21 grammi. Il rischio, poi, aumentava del 20% con ogni fetta extra di prosciutto o bacon e del 19% per ogni fetta di roast beef o di cotoletta di agnello.

Confermato poi anche il fatto che il rischio aumenta nei forti bevitori di alcool (24%) e che mangiare fibre sotto forma di cereali a colazione ha un effetto protettivo. Lo studio dice dunque che le raccomandazioni del DHSC sono sbagliate e devono essere cambiate? Assolutamente no. Il professor Tim Key, co-autore dello studio, ha spiegato che bisogna affinare ulteriormente la ricerca. Il guaio è che studi di questo genere, che indagano sulla dieta dei partecipanti, potrebbero avere dei problemi legati al fatto che gli intervistati spesso si scordano di quello che hanno mangiato o magari non dicono la verità. Quindi servirebbero altri studi per confermare i dati.

Key però ha poi ribadito che la carne ha numerosi benefici nutrizionali, soprattutto è fondamentale per il ferro. Un altro aspetto della vicenda riguarda la comparazione dei dati ottenuti da questo studio con dati provenienti da altre ricerche.

Un recente focus, infatti, parlava dei nitriti contenuti nelle carni lavorato come causa principale del cancro colon-retto. Tuttavia lo studio in questione ha dimostrato che ci sono differenze minime fra carni rosse e carni lavorate in tal senso, anche se solo la carne trasformata contiene nitriti. Quindi una riduzione o l’eliminazione di nitriti dai prodotti a base di carne avrebbe un impatto minimo sul rischio di sviluppare un tumore. Sarebbe molto meglio, invece, aumentare il consumo di fibre.

[Crediti | The Guardian]