C’è una guerra di cheesecake tra Barack Obama e Donald Trump

Le midterm sono in corso, e Obama e Trump non si risparmiano battute al vetriolo, il cui curioso terreno di scontro è una catena di ristoranti dedicata alle cheesecake.

C’è una guerra di cheesecake tra Barack Obama e Donald Trump

In piene elezioni di metà mandato, la politica americana ha trovato il suo terreno di scontro preferito: non il Congresso, non la crisi economica e nemmeno la postura verso i conflitti internazionali, ma Cheesecake Factory. Questa catena di ristoranti da noi sconosciuta (per fortuna, verrebbe da dire), dedicata alle molteplici declinazioni -una più stucchevole dell’altra- della classica torta di formaggio fresco, caratterizzata da una pacchiana estetica arabeggiante che ricorda più il self service Aladino di Gardaland che una pasticceria, è diventata l’oggetto di un rimpallo di battute tra Donald Trump e Barack Obama, in cui ognuno prova a dipingere l’altro come uno snob affetta da sindrome di Maria Antonietta, lontano anni luce dai problemi di chi fatica a far quadrare i conti tra prezzi in salita e inflazione che non molla.

La Cheesecake Factory e la Casa Bianca

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Tutto parte il 24 ottobre, a un comizio in Ohio, in cui un Obama in forma retorica smagliante e prontamente andato virale, prende in giro le ristrutturazioni dorate che Trump ha voluto alla Casa Bianca, dicendo che l’effetto è quello di un posto in cui “sembra che Saddam Hussein abbia aperto un Cheesecake Factory”. I conservatori lo accusano subito di snobbare i clienti abituali del locale, ma lui, a Morrow, in Georgia, risponde con un’altra battuta: “Sono padre di due figlie. Pensate davvero che sarei sopravvissuto alla loro infanzia senza andare al Cheesecake Factory?”

Poi però rilancia sul piano politico. Sempre in Georgia, Obama sostiene che i repubblicani si aggrappino alla polemica per far dimenticare l’economia: parlano della sua battuta, dice, “e sperano che non vi accorgiate che le bollette sono più alte e la vita più difficile”. E ironizza sulla reazione di Washington: “Hanno mobilitato l’intero governo contro quella battuta. Non contro l’inflazione, contro quella battuta. Non hanno soluzioni ai problemi veri, così preferiscono che voi e i media parliate del Cheesecake Factory”.

Sarà il costo dei burrito a far cadere l’amministrazione Trump? Sarà il costo dei burrito a far cadere l’amministrazione Trump?

Trump non se la lascia scappare e ribatte, a modo suo, nei comizi in Texas e Mississippi. A Corpus Christi mima con le mani una foglia di lattuga e prende in giro i gusti dell’ex presidente: “Ogni foglia che mangia deve essere perfetta, io non sono così schizzinoso”. Difende i suoi lavori alla Casa Bianca e bolla Obama come un esponente dell’élite fuori dal mondo. Lunedì, con i giornalisti, chiude con una stoccata: “Se dici che è un Cheesecake Factory, si capisce perché sei stato un pessimo presidente”.

La disputa è diventata così centrale che ha coinvolto anche il governo. Martedì il segretario al tesoro Scott Bessent si è presentato in uno dei locali della catena a Washington e ha ordinato un cheeseburger, approfittandone per punzecchiare i democratici: ha invitato “il gruppo di Martha’s Vineyard” a provare il ristorante, con riferimento all’isola del Massachusetts dove Obama ha una residenza. Trump, intanto, continua a mescolare proposte economiche e battute surreali. Promette aiuti da cinquemila dollari agli americani, ma avverte: “Potreste persino venire a Mar-a-Lago. Il problema è che con cinquemila dollari al massimo vi compri un hamburger e forse un dolcetto”. Evidentemente non è vero che non è aggiornato sui prezzi.

Il presidente Barack Obama vuole che nel suo museo si mangino molti cheeseburger Il presidente Barack Obama vuole che nel suo museo si mangino molti cheeseburger

Siamo alle battute finali della campagna per le midterm più infuocata di sempre, in cui Trump sembra provarle tutte per recuperare qualche punto di una popolarità ai minimi storici, la più bassa dai tempi di Harry Truman nel 1946, e ormai non dovremmo stupirci più di nulla, ma probabilmente nemmeno il più visionario osservatore politico avrebbe mai pensato che Cheesecake Factory sarebbe stata coinvolta, in una lotta senza esclusione di colpi in cui l’unico terreno comune sembra essere il foie gras.

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