Il presidente Barack Obama vuole che nel suo museo si mangino molti cheeseburger

L'ex "foodie in chief" ha anche dato precise indicazioni su come preparare gli Obama Burger nel suo Presidential Center di Chicago.

Il presidente Barack Obama vuole che nel suo museo si mangino molti cheeseburger

Nel South Side di Chicago, zona tra le più povere della città e centro nevralgico per la storia afroamericana degli Stati Uniti, è stato da poco inaugurato l’Obama Presidential Center, un complesso mastodontico costato circa 850 milioni di dollari e frutto di oltre dieci anni di gestazione, al cui centro svetta una torre rivestita di granito, alta quasi 70 metri, che i residenti hanno già ribattezzato amichevolmente l’Obamalisk. Una struttura quantomeno curiosa per il quartiere, la cui estetica non sta venendo compresa appena, per ora, ma a rubare la scena del dibattito intorno a questa nuova apertura non è l’architettura fantascientifica, bensì la cucina.

La famiglia Obama, d’altronde, non ha mai fatto mistero del proprio profondo interesse per il cibo e per le politiche alimentari. Lo stesso Barack Obama, che la rivista People definì un tempo Foodie-in-Chief, ha voluto che il centro riflettesse questa passione non solo attraverso i documenti storici, ma anche attraverso i sapori, e quando si è trattato di definire il menu dei ristoranti del centro, l’ex Presidente non si è limitato a una supervisione da lontano: Cliff Rome, lo chef incaricato di dare vita alla visione culinaria degli Obama, ha scoperto presto quanto fossero precise le aspettative del suo celebre committente.

L’Obama Burger

obama burgerL’Obama Burger immortalato dal New York Times

Il punto di svolta, quasi un imperativo, è arrivato proprio su un classico della cucina americana: il cheeseburger. Durante un incontro di assaggio tenutosi ad aprile, lo chef Rome ha presentato le sue creazioni alla squadra della Fondazione Obama, e in quell’occasione il Presidente è stato categorico: quel burger non era ancora perfetto. Secondo il racconto di Rome, l’ex inquilino della Casa Bianca ha insistito affinché venissero aggiunti ingredienti fondamentali: una spennellata di senape gialla e il sapore deciso di un Cheddar stagionato. “Aveva molte opinioni su ciò che rende buono un cheeseburger,” ha ricordato lo chef Rome, sottolineando come la precisione di Obama riflettesse una visione più ampia.

Questa attenzione ai dettagli non è solo un capriccio da buongustaio, ma parte di una strategia comunicativa volta a rendere il centro un luogo d’incontro per tutti gli americani. Valerie Jarrett, amministratore delegato del centro e storica consigliera della famiglia, ha spiegato la filosofia che anima l’offerta gastronomica: “Vogliamo che il cibo sia buono e accessibile. Penso che il Presidente Obama senta che il suo palato sia un buon riflesso di ciò che molti americani vogliono assaggiare”.

Hamburger Day: mo’ ve lo buchiamo, ‘sto smash burger Hamburger Day: mo’ ve lo buchiamo, ‘sto smash burger

Il ristorante principale, Tafari’s Kitchen, è un omaggio a Tafari Campbell, lo chef personale degli Obama scomparso tragicamente nel 2023. All’interno, una cucina a vista accoglie i visitatori insieme a un ritratto del compianto chef dipinto dall’artista Kate Capshaw, e qui l’Obama Burger regna sovrano nel menu, servito con sottaceti fatti in casa, un panino brioche tostato, pomodoro, lattuga e, ovviamente, l’irrinunciabile combinazione di senape gialla e Cheddar voluta dal Presidente, il tutto per 16 dollari e 75 cents.

Tafari’s Kitchen però vuole essere acnhe un viaggio nelle radici della famiglia Obama e, per estensione, della comunità afroamericana di Chicago. Accanto ai classici come il sandwich al tonno, si trova il riso rosso “Mrs. Robinson”, preparato seguendo la ricetta della madre di Michelle Obama. È un piatto che evoca i sapori della jambalaya, arricchito con salsiccia di maiale e gamberi della costa del Golfo, portando in tavola il legame profondo tra Chicago e le tradizioni culinarie del sud.

Michelle Obama lancia un marchio di bevande per contrastare l’obesità infantile Michelle Obama lancia un marchio di bevande per contrastare l’obesità infantile

L’impegno del centro verso il cibo si estende anche oltre le mura del ristorante, coinvolgendo la comunità locale e l’ambiente. Erika Allen, fondatrice dell’Urban Growers Collective, collabora con il centro per integrare orti urbani e programmi educativi: i visitatori non si limiteranno a mangiare, ma potranno scoprire come le piante coltivate nel campus finiscano direttamente nei piatti. “Lavoreremo anche con lo chef Rome per istruire i visitatori su alcune delle piante nei giardini e su come sono integrate nel menu. Il cibo e il giardinaggio sono parte dell’esperienza,” ha spiegato la Allen. Inoltre, un sistema di compostaggio trasformerà gli scarti dei ristoranti in nutrimento per le fattorie locali, chiudendo il cerchio della sostenibilità.

Tutto in questo progetto è studiato per coinvolgere attivamente il pubblico. Come ha osservato Valerie Jarrett: “La speranza è che questa non sia un’esperienza passiva”. L’obiettivo è che ogni visitatore, mentre addenta il suo cheeseburger o assaggi il riso alla Mrs. Robinson, rifletta sulla propria storia e sul proprio legame con il territorio. Per chef Rome, il significato finale è racchiuso nella posizione geografica e nell’ambizione del centro: “Questo è un progetto globale con una piattaforma nel South Side”.

Resta da vedere se l’Obama Burger troverà il suo posto nel cuore dei golosi in una città dove la concorrenza è decisamente agguerrita: dallo storico Au Cheval all’amatissima Leavitt Street Inn & Tavern, fino al Gordon Ramsay Burger, chissà se l’accoppiata senape-cheddar, fortissimamente voluta dal 44° Presidente USA, sarà sufficiente.