Dopo un 2025 decisamente turbolento dal punto di vista giudiziario per Gabriele Rubini, conosciuto al grande pubblico come Chef Rubio, in cui si è visto condannare a un risarcimento all’Unione dei Giovani Ebrei Italiani, coinvolto in un processo per diffamazione contro Liliana Segre, ha subito il blocco di X e il sequestro dei dispositivi elettronici e pure una denuncia per diffamazione da David Parenzo, l’ex protagonista di “Unti e bisunti” quest’anno incassa una vittoria: : il tribunale di Velletri lo ha infatti assolto dall’accusa di diffamazione aggravata.
La storia è nota e riguarda un post pubblicato sui social nel settembre del 2020, quando il famoso cuoco televisivo non le mandò a dire dopo aver visto le foto dei cassonetti della spazzatura che, per errore, coprivano il monumento in memoria di Federico Aldrovandi a Ferrara.
“Quattro maiali della Polizia di stato”

Rubini aveva scritto testualmente: “Caro Comune di Ferrara anche se avete messo l’installazione ‘la Monnezza’ proprio a denunciare che chi uccise un ragazzino inerme furono 4 maiali della Polizia di stato di Ferrara (ancora in servizio), potreste far spostare i cassonetti? Grazie”. Quelle parole non erano affatto piaciute al Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), che aveva deciso di querelarlo ritenendole lesive del decoro e dell’onore della Polizia di Stato.
Il processo si è concluso con una formula piena: il fatto non costituisce reato. Nonostante la Procura avesse chiesto tre mesi di condanna, il giudice ha dato ragione alla linea della difesa, vedendo nel post un legittimo esercizio del diritto di critica rivolto ai soli agenti condannati per l’omicidio colposo del giovane. I suoi legali, Fabio Anselmo e Bernardo Gentile, hanno commentato la decisione con soddisfazione: “Credevamo che non potesse andare diversamente. La strumentalità della querela era oltremodo evidente e chi ha voluto strumentalizzare su questa vicenda è stato servito. Gabriele non ha offeso l’onore della Polizia”.
Anche Chef Rubio ha voluto dire la sua sui social, ringraziando i suoi avvocati e ribadendo con forza la sua posizione: “Grazie Bernardo e Fabio, sempre con Lino, Patrizia e Fede, e contro chi uccide indossando una divisa abusando del potere conferitogli dallo Stato. Cosa ci insegna questo? Che bisogna chiamare le cose col loro nome”.
Dall’altra parte, il sindacato Sap non ha nascosto lo stupore per l’esito della vicenda giudiziaria. Il segretario generale Stefano Paoloni ha infatti dichiarato: “Siamo stupiti, non ci aspettavamo questa sentenza, che ovviamente rispettiamo, perché i termini utilizzati nel post ci sembrano chiari e inequivocabili. Attendiamo le motivazioni per comprendere i termini della decisione e per valutare un eventuale appello”. Ora non resta che attendere i canonici novanta giorni per poter leggere le motivazioni depositate dal tribunale.
