di Anna Silveri 18 Novembre 2017

Poteva forse F.I.CO Eataly World, che a seconda di come la pensiate possiamo definire il primo esperimento al mondo di parco tematico sul mangiare bene e sano, oppure un Eataly che così grande Farinetti non aveva neanche osato immaginarlo, non catturare l’attenzione della stampa estera?

Risposta scontata: no, ovviamente.

Meno ovvio, invece, che “il parco” inaugurato lo scorso 15 dicembre novembre a Bologna alla presenza di Paolo Gentiloni, venisse raccontato come un “WholeFoods pompato di steroidi”, un possibile “tradimento della gastronomia italiana”, con Farinetti accusato di avere evocato “una visione distopica del futuro”.


Guida a Fico Eataly World: mappa, informazioni pratiche, come arrivare.

Tutti i ristoranti di Fico Eataly World.

Perché Amazon ha comprato WholeFoods.


È successo sul Guardian, che ieri si è chiesto quali fossero gli aspetti positivi e negativi di questa “Disneylad dei buongustai”.

Abbiamo pensato di riassumere il reportage del quotidiano inglese divendolo in due categorie: difetti e pregi di F.I.CO Eataly World visti dal Guardian.

DIFETTI

1. Dove si trova.

F.I.CO è a 20 minuti di autobus dalla stazione centrale di Bologna, in un’area periferica prima occupata dal mercato agricolo, il centro agroalimentare di Bologna (CAAB). Il Guardian si è chiesto se è possibile coniugare il piacere di fare la spesa girando per i mercatini rionali come il Mercato di Mezzo a Bologna o le piccole botteghe dei centri storici, con l’atmosfera vagamente aeroportuale dell’ immenso megastore, dove i visitatori sono condotti per mano verso le aree di maggior interesse?

La mancanza di collegamento con Bologna e la sua tradizione.

Inoltre, riporta il quotidiano inglese, molti bolognesi sono scettici riguardo a Eataly, la catena alimentare di qualità del food of Italy, con negozi in mezzo mondo: “Eataly non ha nulla fare con la città di Bologna.

È come Ikea, un outlet in periferia dove andare a fare una gitarella di un giorno”, dice Carlo Facchini della gastronomia Ceccarelli, che ha lavorato nelle salumerie bolognesi per 40 anni, interpretando il generale sentimento dei bottegai cittadini riguardo al nuovo arrivato.


Fico Eataly World: opportunità e rischi.


Inoltre –continua il Guardian– i tour-operator includeranno nella loro offerta una giornata di visita a F.I.CO e un’altra dedicata alla città, ma sono in molti a dubitare di questo tipo di turismo. Le dimensioni del nuovo Eataly F.ICO e la collocazione fuori città potrebbero attirare un tipo diverso di visitatori rispetto a quelli che prediligono la classica bottega del centro, e c’è scetticismo rispetto ai 10.000 clienti giornalieri che dovrebbero magicamente materializzarsi grazie all’attrattiva del nuovo centro farinettiano.

La contraddizione tra il vecchio e il nuovo.

Il Guardian conclude individuando una contraddizione di fondo tra la pretesa di rappresentare il mondo contadino del cibo fatto come una volta e uno spazio impersonale improntato alle tecnologie più moderne. Come ha detto una cassiera al cronista del Guardian, “Eataly vuole celebrare la cultura alimentare italiana, ma lo fa in un modo che non è affatto italiano”.

I PREGI

Ristoranti e negozi.

All’interno di F.I.CO sono presenti oltre 45 ristoranti, tutti improntati alla tradizione culinaria italiana e “uniti dalla passione per l’eccellenza e dal ruolo giocato nel promuovere il meglio dei cibi e dei vini italiani”.

Le cucine sono il più delle volte a vista, e ospitano 30 sessioni giornaliere per educare il consumatore sulla produzione del cibo, ad esempio sul come ottenere i confetti abruzzesi di William Di Carlo o sul come spremere le olive per ottenere l’Olio Roi. 

Le ricadute positive su lavoro e turismo

F.I.CO ha richiesto quattro anni di lavoro per essere completato, con un costo di 120 milioni di euro tra contributi pubblici e privati. Si avvale inoltre della collaborazione di 150 aziende italiane di tutte le dimensioni e sta creando circa 3000 nuovi posti di lavoro. L’obiettivo è quello di raggiungere i 6 milioni di visitatori l’anno, con relative positive ricadute su turismo ed economia.

Educazione al gusto e didattica.

Il nuovo parco è anche un centro educativo, che offre corsi per adulti e bambini realizzati dai produttori sulla storia del cibo e la sua produzione a 20 euro.

Le giostre multimediali raccontano in modo innovativo il rapporto tra uomo e natura, l’importanza di alimentarsi correttamente, con l’ausilio di tecnologie moderne, dagli schermi touch-screen alle applicazioni multimediali e interattive.

Fin qui il Guardian, ma sarebbe interessante leggere i commenti dei lettori di Dissapore che sono stati tra i primi visitatori di F.I.CO Eataly World, per scoprire se anche loro pensano che si tratti di uno “Whole Foods pompato di steroidi”.

[Crediti: The Guardian]

commenti (8)

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  1. Avatar ROSGALUS ha detto:

    L’importante è che questa infrastruttura costituisca un trampolino di lancio per le eccellenze italiane e il sistema agro-alimentare.
    Una vetrina per l’intero comparto.
    Il timore è quello legato al fatto chee F.I. CO. si orienti al solo profitto ed al business fine a se stesso, perdendo di vista la valorizzazione dei territori e delle loro specificità: una missione indispensabile per aziende agricole e artigianali e per tutelare le loro produzioni.

    1. Avatar Paolo Parma ha detto:

      Diciamo che Eataly, dalla sua fondazione, nel bene e nel male ha provato a promuovere, vendere e quindi in qualche modo a difendere, alcune eccellenze del comparto agroalimentare nazionale. Certo, spesso l’ha fatto accostando veri e propri tesori dell’artigianalita a buone ma banali preparazioni industriali, ma è ben difficile fare fatturato solo con Vastedda e Roccaverano. Diciamo che in F.I.CO mi sarei aspettato di vedere la sublimazione dell’arte di mescolare alti cibi con buondì esclusivi”freschi di giornata , conditi da tanto marketing e un pizzico di gastrofighettismo, invece la mano di Farinetti rischia di intravedersi solo attraverso gli slogan disseminati per il Mall, il market vero e proprio di Eataly e le poche botteghe dei collaboratori storici del gruppo. Alcune presenze stridono sia a livello di qualità dell’allestimento, che di inutile presenza come eccellenza italiana, penso a Fabbri, Amadori o Pizzoli. Altre, come Granarolo, nonostante uno sforzo apprezzabile e ben riuscito nella realizzazione del proprio spazio , con la loro presenza monopolizzano l’intero segmento merceologico, creando un imbarazzante vuoto assortimentale a livello di formaggi, infatti sono presenti tante tipologie, ma il settore non viene esaltato in tutte le sue molteplici sfaccettature e picchi di qualità . E in tutto questo abbassamento di qualità rispetto ad un Eataly qualsiasi , viene il sospetto che ci sia la mano del socio meno attento a certi “romanticismi di prodotto” , cioè Coop, che per rientrare dei pesanti investimenti abbia invitato a partecipare quelle aziende tipiche della GDO, tralasciando un po’quella che era l’intuizione iniziale del buon Farinetti, l’eccellenza si può cercare a F.I.CO, ma per trovarla non bisogna farsi distrarre dalla presenza pesante dell’industria e dai prezzi a volte folli, che fanno apparire economici gli altri Eataly….

  2. Avatar Angelo ha detto:

    magari è stato inaugurato il 15 novembre…a meno che il flusso canalizzatore non sia stato già inventato, un attimo più di attenzione…

  3. Avatar abi ha detto:

    Credo abbiano sintetizzato bene un concetto, il fatto che gli eataly c’entrino poco con le abitudini alimentari delle città in cui arrivano (forse eccezione per Torino dove è nato) ma vadano intesi più come la vecchia fiera campionaria dove si trovavano prodotti insoliti.
    Io sono di Milano e le uniche persone che mi chiedono di trovarsi da Eataly sono quelli che vengono da fuori (i giargiana cit Mil Imb).

  4. Avatar Lory ha detto:

    Secondo il Guardian il prosecco fa male. Poverini.
    Con questo ho detto tutto.

    1. Avatar Andrea ha detto:

      Rifletti piuttosto su quanti inglesi voleranno nel nulla della pianura padana a vedere le mucche di Oscar o a mangiare una bella rossopomodor. Tutti a Bologna proprio.

  5. Avatar Giulia ha detto:

    Il Guardian ci resta male nel non trovare bottiglie di lambrusco e tovaaglie a quadretti, salvo poi degenerare puntualmente nel proporre nelle sue ( belle e tante ) rubriche culinarie ricette pseudo italiane che poi di Italiano hanno ben poco… vedi le 200 versioni della carbonara con tutto fuorché uova e guanciale, il pesto usato per condire qualunque cosa o calderoni magici con ingredienti a caso…
    Fonte autorevole ed attendibile… my arse!