di Luca Iaccarino 17 Gennaio 2019

C’è una categoria di persone che ho sempre invidiato: quelli che si fanno i cocktail a casa.

Proprio in cima ai miei miti ci sono coloro che hanno il mobile-bar, nell’Olimpio quelli che lo posseggono foderato di specchio.

Farsi i cocktail a casa dice tanto di una persona: che ha una vita sociale, buon gusto e tempo libero. Insomma: che si gode l’esistenza come dovrebbero in teoria fare tutti.

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Invece niente, è un lusso che a molti di noi miseri mortali non spetta, strozzati come siamo da scadenze, arretrati, cose da fare, appuntamenti, bambini, lavatrici, calzini che spariscono, suoceri che compaiono all’improvviso.

Ricordo nitidamente ancora oggi un pomeriggio passato a casa d’un nobile toscano decaduto ma non tanto da aver perso castello e servitù: ebbene, costui, mostrandomi le stanze della propria magione, di camera in camera si serviva da un mobile bar accessoriato di ghiaccio fresco. Uno per camera, tipo venti in tutto!

Che vita, che bella la decadenza.

Tra i nobili (e presto decadenti) propositi per il 2019 ho dunque messo anche quello di fare un poco di mixology in casa, per me, per i vicini, per gli amici. Basta poi avere poche bottiglie che ti piacciono, ghiaccio in freezer, un paio di accessori, un po’ di tempo libero prima di cena e qualche istruzione.

Quest’ultime mi mancavano finché non m’è arrivato “Bartender a casa tua” (Editions Comunica-Cairo, € 14,90) del validissimo Alessandro Ricci, ottimo giornalista genovese di cose di cibo e di vino e, in questo caso, di bere miscelato.

Il sottotitolo recita “Storie e segreti per preparare cocktail con quel che c’è” e in questo cavarsela riconosco la saggezza ligure: si gioca con le carte che si hanno in mano (traduco: con le bottiglie che ci sono).

Nel libro c’è tutto, da un corso di azzeramento, a una parte più storico-culturale, fino a una trentina di ricette principali cui sono affiancate numerose declinazioni.

Mi ci metterò e voglio diventare un barista domestico provetto.

Ma mi sento di rassicurare i bravi bartender che frequento normalmente: tranquilli, continueremo a vederci con regolarità.

Non ho intenzione di uscire di meno. Ma di bere di più.

commenti (13)

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  1. Avatar Giancarlob ha detto:

    Saggio proposito. L’ ho fatto anch’io per un po’. Unica controindicazione: lo preparavo ogni sera, visto che avevo tutto per poterlo fare, anche il tempo (ne basta poco….); dopo un mese il fegato mi doleva al solo pensiero che mi stavo approntando a prepararlo….
    Visti i costi dei cocktail al bar (al mio preferito 16, si può arrivare a 20 ma anche spendere qualcosa in meno) si risparmia, e visti i tempi non è così male.
    Proprio ieri pensavo di ricominciare. Sembra facile, ma non lo è….avevo impiegato un po’ per trovare le giuste dosi (per soddisfare il mio gusto in funzione degli alcolici disponibili….) e a trattare il ghiaccio.

  2. Avatar Orval87 ha detto:

    Andrò contro corrente un’altra volta: per farsi un Aperol Spritz a casa non è che occorra chissà cosa e chissà quanto tempo.
    Sul citato e presunto buon gusto di chi si fa i cocktail a casa, secondo me chi ha davvero buon gusto si beve gli alcolici di vera qualità in purezza, e li vede sprecati mescolati ad acqua, succhi e sciroppi vari. Poi, ancora una volta, de gustibus.
    Sul libro, penso che sul web ormai per qualunque cocktail codificato ci sia sufficiente materiale gratuito e anche corretto e affidabile. Sicuramente lo si può fare da soli meglio di molti cocktail che vengono venduti in giro.

    1. Avatar Gincarlob ha detto:

      Per esperienza diretta, perché bevo anche alcolici in purezza, per i 2-3 alcolici usati per fare un cocktail (dipende da quale, può bastarne anche 1….) non vado ad acquistare quelli che berrei in purezza. Inoltre per un alcolico che bevo in purezza posso spendere più dei 2-3 che mi servono per il cocktail….e non lo userei mai per fare un cocktail.

    2. Avatar Orval87 ha detto:

      Appunto. in molti casi nei cocktail ci finisce roba che non ha senso bere. Sempre per me.

    3. Avatar Giuseppe ha detto:

      Perfettamente d’accordo con Orval87, anche io preferisco di gran lunga il liquore in purezza, fatico ad apprezzare i cocktail e li bevo molto raramente.

    4. Avatar Andrea ha detto:

      Orval mi aspettavo di leggere che distilli tu in bagno i tuoi superalcolici

    5. Avatar Orval87 ha detto:

      Andrea, al massimo a casa mia si faceva la grappa…che comunque non bevo quasi mai.

  3. Avatar Zosimo Rossato ha detto:

    Ma come?! Solo qualche post fa grande giubilo per i successi con la nutrizionista ed ora l’apologia dei cocktail casalinghi?! Signor Iaccarino, l’alcol apporta calorie. Troppe calorie!

  4. Avatar abi ha detto:

    evitate
    La tentazione di farselo tutti i i giorni è troppa, specie se alcuni ingredienti si deteriorano (vermouth in primis)

  5. Avatar MarioG ha detto:

    Uno che vorrebbe farsi il bar in casa ed iniziare a fare qualche cocktail, quale è la dotazione minima? Sia a livello di bottiglia che di attrezzatura…

    Una guida in tal senso non sarebbe una cattiva idea

    1. Avatar Pollodigomma ha detto:

      Per un bar a casa, un sito è interessante è 12bottlesbar; nel corso degli anni hanno identificato una lista ristretta di 12 tipologie di bottiglie e tutti i cocktail che queste permettono di fare. Buttate un occhio al blog oltre che al sito. Altra referenza online, difford’s guide permette di selezionare le bottiglie che si hanno e ritorna la lista di tutti i cocktail fattibili con esse.
      Suggerisco anche io per i vermouth una rapida rotazione e tenerle in frigo una volta aperte: le mezze bottiglie dove disponibili sono l’ideale. Oltre a questo,una bottiglia di bitter (classica angostura va bene) limoni, arance, lime e ciliegie marascate se proprio volete osare
      Come strumenti, un paio di bicchieri per tipo (tumbler, collins e coppa martini), uno spoon stirrer (magari conb pestello dal lato opposto), uno o due shaker(se uno solo, meglio il boston shaker al posto del cobbler), un mixing glass (o la parte di vetro del boston shaker) ed uno strainer, due jigger o un misurino graduato in ml/oz per misurare le quantità del cocktail.
      Per il resto, la qualità del cocktail dipende molto dalla qualità del ghiaccio, quindi ghiaccio sempre fresco e asciutto in frigo, possibilmente cubetti grossi e senza buchi.

      Io ho cominciato così…adesso ho bottiglie stipate in ogni angolo della casa, ma non c’è sera che alle 8 non suoni il camapanello di casa per l’ennesimo amico che passava per caso dalle mie parti…

  6. Avatar Clo ha detto:

    L’ho fatto anch’io, un tempo. Il mio preferito in realtà è semplice, Martini cocktail, con scorza di limone. fine.

    Quindi mi sono equipaggiata con un ottimo gin (ecco, farseli a casa per me è usare bottiglie che mi piacciono, sempre restando nella ragionevolezza), una bottiglia di vermut dry (es noilly prat, o altri magari più artigianali), ghiaccio, bicchiere freddissimo, e shaker (shaken, not stirred, per me). Infine la scorza di limone tagliata sottilissima e “strizzata” sopra.

    Partivo avvantaggiata perchè ho lavorato in un cocktail bar da studente (ero cameriera, ma qualcosa ho imparato), e quindi mi viene davvero un bel cocktail secco e pulito come deve essere.

    Ecco, detto ciò, poi ho smesso, perchè farsi un martini cocktail tutte le sere non fa bene…

  7. Avatar serena ha detto:

    Buongiorno, io ho – come tutti – “scadenze, arretrati, cose da fare, appuntamenti, bambini, lavatrici, calzini che spariscono, suoceri che compaiono all’improvviso”, aggiungerei lavoro con orari folli e altre amenità…questo non mi ha impedito di far entrare a casa (piccola) un mobile bar ancor prima della stanza da letto…e dedicargli negli anni piccole attenzioni per permettermi di passare meravigliosi venerdì sera sbracati sul divano con una coppetta da Martini. La dotazione base non è un dramma…noi ci orientiamo sulla differenza tra prodotti da bere in purezza, da santificare, e quelli da miscelare, su cui si può chiudere mezzo occhio, tranne per alcune nobili eccezioni: per il Martini ci vuole il Gin come Dio comanda…per un gin tonic può andare anche uno medio. Avere un mobile bar fornito, che sia un mobile o un paio di scaffali, è un obiettivo da porsi pian piano, da far crescere col tempo, aggiungendo tasselli di volta in volta senza strafare subito; così può essere accessibile a tutti, anche in un monolocale con le bollette da pagare…Alla fine, con i prezzi dei cocktail bar, è un investimento per il futuro.