I coltivatori di cacao in Africa faticano a rispettare i regolamenti europei anti deforestazione

Il Regolamento dell'Unione Europea sulla Deforestazione prevede tracciabilità del prodotto fino alla singola particella di terra, ma metterlo in pratica nei paesi d'origine è un'operazione estremamente complessa.

I coltivatori di cacao in Africa faticano a rispettare i regolamenti europei anti deforestazione

La vicenda di Ojo Ayaninuola, un piccolo agricoltore di Akure nel sud-ovest della Nigeria, è un esempio decisamente calzante per raccontare le sfide che attendono l’intera filiera del cacao di fronte alle nuove normative europee. Ayaninuola, intervistato dall’agenzia Reuters, inizialmente non era affatto convinto dell’opportunità di consentire la mappatura e la geolocalizzazione del proprio terreno agricolo, una procedura complessa legata all’imminente entrata in vigore delle leggi anti-deforestazione dell’Unione Europea.

La sua posizione è però cambiata rapidamente quando la Sunbeth Global, uno dei principali esportatori del paese e acquirente esclusivo del suo raccolto, lo ha avvertito del rischio concreto di essere escluso dal redditizio mercato dell’UE, che da solo assorbe circa il sessanta per cento del cacao mondiale. Di fronte a questa prospettiva, l’agricoltore ha infine accettato i controlli, beneficiando del supporto logistico di un esportatore solido e strutturato, una condizione di relativo privilegio rispetto alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi della regione.

Una transizione impossibile?

cacao-raccolta

La transizione verso i rigidi parametri ambientali imposti da Bruxelles si preannuncia però estremamente complessa e rischia di lasciare indietro molti piccoli produttori. Gli osservatori del settore stimano infatti che, quando la normativa che vieta l’importazione di materie prime legate alla deforestazione diventerà pienamente operativa alla fine di dicembre, i coltivatori responsabili di oltre la metà della produzione di cacao in Nigeria non saranno in grado di dimostrare la conformità delle loro colture. Per un paese come la Nigeria, che rappresenta il quarto esportatore mondiale e conta circa trecentomila piccoli agricoltori indipendenti, le ripercussioni economiche potrebbero essere devastanti.

Uno scenario simile si delinea anche nel resto dell’Africa occidentale, compresa la Costa d’Avorio, leader mondiale della produzione: questa vasta area geografica coltiva circa il settanta per cento del cacao globale ed esporta circa i due terzi del suo raccolto verso l’Europa, l’incapacità di adeguarsi alle norme europee minaccia di ridurre drasticamente i volumi esportati, con un conseguente inasprimento dei prezzi per le aziende dolciarie europee.

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Le possibili conseguenze sul mercato globale sono state evidenziate da Nicko Debenham, consulente per la sostenibilità ed ex commerciante internazionale di cacao. Analizzando la situazione, Debenham ha espresso le sue preoccupazioni: “C’è una netta possibilità che nei primi giorni di applicazione della legge, gli importatori dell’UE non saranno in grado di ottenere abbastanza cacao conforme da spedizionieri indiretti o terzi provenienti da origini come la Nigeria, la Costa d’Avorio o da qualsiasi altro luogo”. Secondo le sue stime, questa contrazione dell’offerta sul mercato europeo potrebbe protrarsi per circa due anni, un periodo durante il quale gli esportatori che hanno investito tempestivamente per conformarsi ai requisiti potranno chiedere un sovrapprezzo significativo ai produttori di cioccolato per i loro chicchi tracciabili.

La normativa in questione, nota come Regolamento dell’Unione Europea sulla Deforestazione (EUDR), è nata con l’intento di arrestare quel dieci per cento di deforestazione globale alimentato dai consumi interni dell’Unione: un obiettivo per cui la legge impone agli importatori l’onere di dimostrare che i prodotti non provengano da terreni recentemente deforestati, obbligandoli a tracciare le materie prime fino alla singola particella di terra in cui sono state coltivate. Rinviata già due volte a causa della sua notevole complessità applicativa, la regolamentazione esige anche prove documentali del fatto che la produzione sia avvenuta nel pieno rispetto della legislazione del paese d’origine.

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Per gli operatori commerciali e gli intermediari locali, la conformità rappresenta una sfida finanziaria e operativa senza precedenti, specialmente in contesti geografici caratterizzati da una forte frammentazione della filiera, dove centinaia di migliaia di piccoli coltivatori operano in aree rurali isolate e di difficile accesso. Gli esportatori devono geolocalizzare individualmente ogni singola azienda agricola, verificare la destinazione d’uso dei terreni e mantenere registri digitali dettagliati lungo catene di approvvigionamento strutturate su più livelli. In Costa d’Avorio, ad esempio, solo la metà del cacao risulta attualmente tracciabile fino all’origine, a causa di una catena distributiva prevalentemente indiretta e popolata da numerosi intermediari commerciali.

Questi sforzi titanici ricadono quasi interamente sulle spalle degli esportatori dei paesi produttori. Società come Sunbeth Global spiegano che la conformità richiede enormi investimenti, mentre gli acquirenti europei oppongono forte resistenza ai tentativi di condividere o assorbire questi costi aggiuntivi. Sunbeth ha riferito di aver speso gli ultimi tre anni per mappare 124 mila ettari di piantagioni nella Nigeria meridionale, coprendo circa 60 mila tonnellate di cacao con costi compresi tra i trenta e i settanta dollari per singola tonnellata metrica.

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L’operazione ha richiesto l’impiego di centinaia di agenti sul campo per formare gli agricoltori locali al rispetto delle normative nazionali, comprese quelle contro il lavoro minorile e forzato, e l’assunzione di un team di sostenibilità di trentacinque persone che lavora a stretto contatto con Meridia, un’azienda specializzata nella verifica dei dati con sede ad Amsterdam.

Nzubechukwu Anisiobi, direttore operativo di Sunbeth Global, ha illustrato lo sforzo economico in corso: “È costoso farlo, e nei primi colloqui con i nostri acquirenti, c’è stata una certa resistenza su chi debba sostenere i costi di conformità all’EUDR”. Anisiobi ha poi aggiunto che, allo stato attuale, “L’analisi costi-benefici in questo momento sta intaccando i nostri margini”. Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca la testimonianza di Starlink Global e Ideal, il principale esportatore nigeriano di cacao con circa sessantamila tonnellate spedite all’anno, che dal 2023 ha speso tra i quaranta e gli ottanta dollari a tonnellata per mappare e tracciare la propria catena di fornitura, senza essere ancora riuscito a recuperare questi costi dai clienti europei.

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