L’estate rovente che ha attraversato il Regno Unito ha lasciato un’impronta profonda e contrastante sulle campagne inglesi: se da un lato le temperature estreme e il caldo record hanno accelerato la maturazione delle uve promettendo un’annata eccezionale per i produttori di vino frizzante, dall’altro la grave siccità ha messo in ginocchio le coltivazioni di orzo, gettando un’ombra sulle prospettive dei mastri birrai e dei venditori di birra. Insomma, quelle d’oltremanica stanno diventando sempre più terre vocate al vino più che alla birra, in un’inversione di ruolo che appare come un’impietosa parabola della rivoluzione climatica ormai in atto.
Dalla birra al vino
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Se può esistere una lettura positiva di tutto questo, viene dal settore vitivinicolo inglese, in cui si respira un clima di forte entusiasmo, al punto da attendersi un’annata da ricordare per la qualità eccezionale del vino. Un esempio viene da Nyetimber, pionieristico produttore che già nel 1988 fu il primo in Inghilterra a coltivare esclusivamente uve pinot noir, chardonnay e pinot meunier per la produzione di vino spumante, e gestisce oggi undici vigneti distribuiti tra il West Sussex, il Kent e l’Hampshire.
L’azienda ha annunciato l’inizio delle operazioni di vendemmia per il 14 settembre, segnando la data di inizio raccolta più anticipata nella sua storia da quando piantò le sue prime viti, con il precedente record che risaliva al 2018, anno in cui la prima uva era stata raccolta il 19 settembre. Per questa campagna sono stati reclutati ben 500 raccoglitori, con l’obiettivo di raccogliere quasi 2.500 tonnellate di uva: una produzione da cui ci si aspettano oltre 1,5 milioni di bottiglie di vino spumante legate all’annata 2026. Un traguardo che richiama alla memoria la prima annata dell’azienda, il Blanc de Blancs 1992, capace di conquistare numerosi premi enologici.
Nonostante le gelate tardive della primavera abbiano colpito circa il 30% dei germogli rendendo il raccolto leggermente più ridotto del solito, le numerose giornate soleggiate dell’anno hanno favorito una forte concentrazione degli zuccheri negli acini. Cherie Spriggs, capo enologa di Nyetimber, descrive così la situazione: “Quest’anno porta un’altra vendemmia senza precedenti, poiché iniziamo a raccogliere prima che mai. Siamo entusiasti di assaggiare i frutti del nostro lavoro, che come sempre è stato accompagnato da alcune sfide: le gelate tardive di primavera che hanno colpito quasi il 30% e la siccità estiva, che ha ridotto le dimensioni di alcuni acini. Tuttavia, il clima caldo e soleggiato ha aiutato a bilanciare questi fattori, dandoci un forte potenziale per una fantastica qualità del vino”.
All’entusiasmo dei viticoltori fa da contraltare lo scenario decisamente più cupo che si delinea per i coltivatori di cereali e produttori di birra, bevanda storicamente associata alle abitudini di consumo britanniche, con i dati provvisori del Met Office che confermano come quella appena trascorsa è stata l’estate più calda mai registrata nel Regno Unito. In Inghilterra le temperature hanno raggiunto un picco di 38,1 gradi Celsius (100,1 gradi Fahrenheit) ai Kew Gardens di Londra il 13 agosto, dopo che il mese di giugno era già stato confermato come il più caldo nel Paese dall’inizio delle misurazioni nel 1884.
Gli scienziati spiegano che tali ondate di calore eccezionali sono possibili solo a causa della crisi climatica guidata dalla combustione di combustibili fossili. A livello globale, il mese di agosto ha eguagliato il primato come mese più caldo mai registrato sul pianeta, con temperature medie di 1,65 gradi Celsius superiori ai livelli preindustriali, mentre gli esperti avvertono del rischio di ulteriori riscaldamenti in arrivo.
Questo contesto climatico ha impattato pesantemente sull’agricoltura e in particolare sulla coltivazione dell’orzo, provocando scarse rese del raccolto e minacciando una potenziale carenza di birra. Lisa Hogan, la quale gestisce la Diddly Squat Farm nell’Oxfordshire insieme al compagno e conduttore televisivo Jeremy Clarkson, ha avvertito che potrebbe esserci “meno birra per tutti” a causa del pessimo raccolto di orzo provocato dal clima estremo. Hogan ha spiegato in dettaglio le sofferenze dei coltivatori affermando: “Penso che molti coltivatori di orzo abbiano sofferto… E strano a dirsi, l’anno scorso i nostri raccolti sono stati terribili, ma la qualità era migliore. Quest’anno, dopo un secondo anno di clima secco, sia il raccolto che la sua qualità hanno sofferto”.
I dati forniti dall’Agriculture and Horticulture Development Board confermano la gravità della situazione, indicando che la raccolta dell’orzo potrebbe rivelarsi la peggiore mai registrata, con rese che il mese scorso si attestavano del 19% al di sotto della media degli ultimi cinque anni. Questa emergenza non riguarda però esclusivamente il territorio britannico, poiché anche altri Paesi si trovano ad affrontare sfide del tutto simili. Conclude Hogan: “È una lotta perché se si verifica un altro brutto raccolto, non sarà possibile integrare, ad esempio, importando cereali dalla Polonia. Quindi dobbiamo solo pagare un costo più elevato, e poi dobbiamo cercare di non trasferirlo al cliente”.
Come già preso atto attraverso molti altri esempi nel mondo, il cambiamento climatico imporrà rivoluzioni che bisognerà essere pronti ad accogliere con grande spirito di flessibilità e avendo il coraggio di lasciarsi alle spalle nostalgie e tradizioni. In Inghilterra sta già succedendo, vedremo come si reagirà nel resto del mondo.


