Se controllaste l’elenco delle fragranze contenute nei profumi più alla moda, vi accorgereste che sempre più sono composte da odori di prodotti da mangiare: dalla ciliegia al macha, dal tabasco al sesamo. Gli esperti fanno risalire questa tendenza al momento della pandemia, in cui, per acquistare una fragranza online, occorreva puntare su qualche odore che risultava già familiare. Antesignani di questa linea erano stati due profumi di grande successo: Angel di Thierry Mugler, uscito nel 1992 e ispirato allo zucchero filato, e Nina di Nina Ricci, lanciato nel 2006, che richiama la mela caramellata.
Ora però ci si sono messi di mezzo anche i farmaci GLP-1, le iniezioni dimagranti che stanno intervenendo molto sul mercato degli acquisti globali, a cui abbiamo dato la colpa dell’aumento degli snack proteici e perfino della crisi di alcune società (vedi alla voce PepsiCo).
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo oltre un miliardo di persone soffre attualmente di obesità. Si tratta di un bacino enorme di potenziali consumatori di farmaci dimagranti. Le aziende farmaceutiche e gli analisti prevedono che il mercato dei GLP-1 possa raggiungere un valore di 150 miliardi di dollari entro il 2030.
Come mai i farmaci anti-obesità stanno cambiando il mondo dei profumi?
Oggi questi farmaci potrebbero intervenire anche sulle profumazioni. Per dirla in modo molto semplice: quello che non si può mangiare, cerchiamo almeno di annusarlo. In realtà non è così semplice, sembra che la molecola di questi farmaci stia modificando addirittura il modo in cui percepiamo gli odori.
Secondo una serie di interviste condotte da Reuters, Givaudan e IFF – due dei maggiori produttori mondiali di aromi e fragranze – oltre all’azienda britannica CPL Aromas e al colosso francese della cosmetica L’Oréal, hanno tutti dichiarato di aver approfondito il possibile legame tra questi farmaci, sempre più diffusi, e le preferenze olfattive. «Che i farmaci GLP-1 possano avere un effetto chemosensoriale non è un’ipotesi così improbabile», ha dichiarato Paule Joseph, condirettrice del National Smell and Taste Center presso i National Institutes of Health statunitensi.
Oltre a modificare l’appetito, i farmaci GLP-1 influenzano anche il tessuto del bulbo olfattivo, che elabora gli odori. Quello che sappiamo, secondo le osservazioni di Givaudan, è che l’uso dei GLP-1 può modificare le preferenze olfattive: alcuni odori prima molto amati possono diventare improvvisamente repellenti, mentre altri iniziano a risultare piacevoli. L’azienda sta quindi ampliando la propria offerta gourmand, creando fragranze che riproducono la complessità degli odori di dolci come la banoffee pie, il panettone e i cupcake. [N.d.r.] Segnaliamo, tra l’altro, che il nostro lungimirante Iginio nazionale ci ha preso anche sta volta lanciando sul mercato la sua linea Dolci Rituali con il profumo al panettone.
Le fragranze gourmand, ispirate al cibo, rappresentano oggi la seconda categoria per innovazione di prodotto dopo quelle floreali, ha dichiarato Clotilde Drape, analista globale del settore beauty presso la società di ricerche di mercato Mintel. La loro quota è salita al 24% nell’ultimo anno, rispetto al 9% di due anni prima.
In generale, le preferenze olfattive si stanno spostando su note alcoliche come whisky, rum o tequila, o su note piccanti o amare, qualcosa quindi di molto diverso dal cioccolato e dalla vaniglia a cui eravamo abituati finora. Pare che ci sia anche un gap generazionale: in particolare, i consumatori della Generazione Z cercano aromi sapidi, salati, fermentati e tostati, ha dichiarato – sempre a Reuters – Nelly Di Mercurio, direttrice globale del marketing e della comunicazione di CPL Aromas. Stanno inoltre emergendo fragranze a base di sesamo, miso, riso, tartufo e matcha.
L’hipsterismo, dunque, si è spostato sul profumo: una smaterializzazione dell’elemento cibo è quello che ci dobbiamo aspettare da questa società dell’artificiale?


