Nei mari intorno alla Gran Bretagna si è verificato un aumento importante della popolazione di polpi, un mollusco poco noto a quelle latitudini, e ovviamente si tratta dell’ennesima conseguenza del cambiamento climatico. L’aumento della popolazione di polpi ha aspetti positivi e negativi insieme: essendo il polpo un mollusco che si piazza bene e con un valore economico medio-alto, alcuni pescatori ne hanno giovato.
Secondo i dati riportati da Reuters, gli sbarchi di polpi nei porti britannici sono aumentati di quasi il 1.500% rispetto al 2021, passando da una media annua di circa 220 tonnellate a oltre 3.700 tonnellate. L’avviso degli scienziati che studiano il fenomeno è che l’attuale proliferazione è la più imponente osservata al largo delle coste sud-occidentali della Gran Bretagna da almeno 75 anni.
Seafish, l’organizzazione di settore britannica, riporta che il valore delle esportazioni britanniche di polpo è passato dalle 164.000 sterline (circa 189.000 euro) dell’anno precedente a 12,8 milioni di sterline (circa 14,7 milioni di euro) nel 2025, grazie soprattutto alla domanda proveniente da Francia e Spagna.
Il governo sta già studiando come regolamentare la pesca del polpo. Il 15 ottobre 2026 si è svolta una conferenza organizzata dal Defra, il dipartimento britannico per l’Ambiente, con pescatori, ricercatori e autorità. L’obiettivo è capire come gestire una risorsa che potrebbe diventare strutturale. Tuttavia, al momento, il consumo interno di polpo non sembra essere aumentato; con tutta probabilità ci vorrà un po’ di tempo perché il mercato britannico possa acquisire questa nuova abitudine al consumo.
Quella dei polpi è una vera infestazione che sta intervenendo sul sistema marino
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Tuttavia, l’altro lato della medaglia dimostra una significativa diminuzione delle popolazioni di crostacei e molluschi altrettanto pregiati di cui il polpo si ciba: granchi, aragoste e capesante. In alcune attività di pesca, le catture sono diminuite del 30-50%, con perdite per i settori colpiti superiori a 10 milioni di sterline (oltre 11,5 milioni di euro) nel 2025.
Anjali Goswami, consulente scientifica principale del Dipartimento governativo per l’Ambiente, ha dichiarato che l’aumento dei polpi nelle acque britanniche è «un chiaro promemoria di quanto rapidamente possa cambiare il nostro ecosistema marino».
Una ricerca pubblicata quest’anno, intitolata Common octopus (Octopus vulgaris) blooms off the Southwest of the UK: History, trends, causes and consequences, condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Plymouth, con la partecipazione della Marine Biological Association e del Plymouth Marine Laboratory ha rilevato che tutte le principali proliferazioni di polpi registrate nella regione negli ultimi 125 anni hanno coinciso con condizioni marine insolitamente calde.
È una cosa di cui prendere atto: si tratta di un cambiamento probabilmente irreversibile, per cui la pesca si dovrà adeguare e – per fortuna – a differenza di altre infestazioni (leggi granchio blu), almeno i polpi hanno un valore economico sul mercato che permette ai pescatori di limitare i danni, se non di migliorare il proprio fatturato. Il polpo, tra l’altro, è uno dei pochi animali marini che non può essere allevato, perché, per le proprie caratteristiche genetiche e comportamentali, deperisce in maniera importante chiuso all’interno delle gabbie.


