L’Inghilterra fa i conti con i suoi pub, e ancora una volta non tornano

La crisi dei pub inglesi non accenna a placarsi, e anche quest'anno le chiusure sono state numerose.

L’Inghilterra fa i conti con i suoi pub, e ancora una volta non tornano

Il panorama dei pub in Inghilterra e Galles sta cambiando velocemente, e purtroppo non in meglio: se nel 2024 più 400 “public house” avevano chiuso definitivamente i battenti, quest’anno la situazione non sembra essere migliorata.

Da gennaio a dicembre di quest’anno infatti, circa un pub al giorno nel Regno Unito è rimasto vittima delle pressioni economiche che pesano sul settore, registrando ben 366 strutture che sono state demolite o convertite per altri usi.

Una situazione grave

pub

Secondo l’analisi dei dati governativi, il numero complessivo di pub, inclusi quelli vuoti o in affitto, è sceso a 38.623, rispetto ai 38.989 dell’anno precedente, e le regioni inglesi che hanno sofferto di più questa emorragia sono state l’East Midlands, il nord-ovest e lo Yorkshire and the Humber.

Alex Probyn, un esperto di tasse sulla proprietà, ha spiegato chiaramente la gravità della situazione: “Questi pub hanno chiuso in modo permanente, non temporaneo. Gli edifici sono stati demoliti o convertiti in abitazioni, uffici, asili nido, caffè o altri usi. Una volta riconvertiti, non tornano quasi mai a essere utilizzati come pub“.

Il problema principale sembra essere un mix micidiale di costi in aumento, tra cui l’incremento del salario minimo nazionale e dei contributi previdenziali, oltre a un sistema di tassazione sugli immobili che molti ritengono ormai superato. Probyn ha aggiunto: “Questi dati dovrebbero servire come un campanello d’allarme… Molti pub sono sopravvissuti alla pandemia grazie alla resilienza e al sostegno della comunità, solo per essere spinti sull’orlo del baratro dall’aumento dei costi e da un sistema di tassazione che non riflette più la realtà economica.”.

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Anche Emma McClarkin, direttrice della British Beer and Pub Association, ha lanciato l’allarme sottolineando come molte di queste chiusure si potrebbero evitare con un supporto fiscale mirato: “Molte di queste chiusure sono totalmente inutili e sono il risultato di un pesante carico fiscale e di tasse sugli immobili, motivo per cui non è mai stato così vitale un’agevolazione fiscale specifica per i pub che potrebbe prevenire ulteriori chiusure e altre perdite di posti di lavoro.”.

McClarkin ha poi rincarato la dose: “La situazione è drammatica e vogliamo lavorare con il governo per garantire che ai pub venga riservato un trattamento equo, altrimenti le comunità perderanno istituzioni locali care e, una volta scomparse, lo saranno per sempre.”.

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Dal canto suo, il governo cerca di difendere le proprie manovre finanziarie. Un portavoce del tesoro ha dichiarato: “Le decisioni giuste e necessarie che abbiamo preso in questo bilancio e nell’ultimo significano che possiamo realizzare le priorità del paese: ridurre le liste d’attesa, ridurre il debito e l’indebitamento e tagliare il costo della vita”.

L’esecutivo sostiene inoltre di aver messo in campo aiuti concreti per mitigare i costi: “Stiamo anche proteggendo i pub e altre attività con il pacchetto di supporto da 4,3 miliardi di sterline previsto dal bilancio, riducendo l’aumento totale delle bollette per i pub al 4% invece del 45% che avrebbero dovuto affrontare senza il nostro sostegno.”.

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Infine, lo stesso portavoce ha ricordato altre misure a favore del settore: “Questo si aggiunge ai nostri sforzi per semplificare le licenze per aiutare più locali a offrire consumazioni all’aperto e organizzare eventi una tantum, mantenendo il nostro taglio all’imposta sull’alcol per le pinte alla spina e fissando un tetto all’imposta sulle società”. Nonostante queste rassicurazioni, il trend degli ultimi cinque anni resta preoccupante, con quasi 2.000 pub che sono svaniti nel nulla.