L’uomo che ha visitato quasi tutti gli Starbucks del mondo dice la sua su Starbucks

Reuters intervista Winter, l'americano che ha visitato oltre 20.500 Starbucks nel mondo, che non sembra così entusiasta delle ultime novità.

L’uomo che ha visitato quasi tutti gli Starbucks del mondo dice la sua su Starbucks

C’è un uomo che nel 1997 ha deciso che avrebbe visitato tutti gli Starbucks, fa il programmatore informatico ed era un numismatico prima di dedicarsi a collezionare visite nella caffetteria più nota del mondo. Nella sua missione finora dice di aver investito circa 180 mila dollari e di aver visitato 20.563 store in 74 Paesi del mondo, in alcuni, come in Honduras, ad esempio, ci è andato per 24 ore, il tempo di visitare una caffetteria e ha ripreso l’aereo.

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Si fa chiamare Winter, e ha una serie di emulatori, nessuno che comunque abbia raggiunto i suoi numeri. Il motivo per cui lo fa è molto poetico, o almeno così ha detto a Reuters, che lo ha intervistato. “Sento di stare realizzando uno scopo, e una delle idee che cerco di portare avanti è che vivere una vita guidata da uno scopo porta a un maggiore piacere e appagamento rispetto alla tipica vita materialistica che ci viene proposta: comprare una casa, comprare una macchina, comprare una casa più grande, comprare una macchina più grande, comprare più cose.”

Nel frattempo però ha creato un sito internet, una pagina Istagram, una su X e un canale YouTube e sta cercando un editore per il suo libro.

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In tutto, dal sito dell’azienda, gli store sono 29.000, mentre quando Winter ha cominciato erano appena 1.500 e la difficoltà maggiore è che spesso i negozi aprono e chiudono a una velocità superiore a quella in cui Winter compra i biglietti aerei.

Winter su Starbucks alla fine non si sbottona

L’intervista si prefigge di sapere cosa ne pensa questo grande esperto dell’evoluzione della sua azienda preferita in questi anni, proprio ora che, a settembre, il nuovo CEO Niccol festeggia i due anni di insediamento, anni turbolenti che hanno visto crisi, calo delle vendite, scioperi e figuracce mondiali.

E il suo commento è a tratti positivo, negli ultimi 2 anni Winter ha visitato oltre 1.000 punti vendita, e ha riscontrato che la strategia “Back to Starbucks” voluta dal CEO sembra effettivamente messa in atto dopo anni in cui la catena aveva investito sui punti vendita drive-through – cioè prendi e porta a casa – mentre ora si stanno rimpinguando le sedi Starbucks in cui ci si può fermare a lavorare, chiacchierare, socializzare. Il cambiamento lo si è visto, almeno a quanto racconta Winter, in investimenti in più prese elettriche per i computer, e in poltrone più comode.

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Tutto qui, non dice altro. Chissà se è veramente convinto che la direzione sia quella giusta o che i cambiamenti si vedano davvero. E poi arriva anche una piccola stoccata tra le righe, l’unica di tutta la conversazione, quando gli domandano chi sia il competitor più importante di Starbucks. “Sono stato in molti mercati in cui da Starbucks non c’era praticamente nessuno, poi andavo nella caffetteria indipendente lì vicino e la trovavo piena di gente.”

Strano che l’intervista di un’importante agenzia di stampa non gli chieda nulla sugli scandali recenti, quello sudcoreano, ad esempio, o gli scioperi che hanno riguardato proprio il Nord America questa estate.

Eppure Starbucks non ha mai trattato particolarmente bene Winter, che dice che si sono accorti di lui nel 1999, quando ha aperto il suo sito internet, e gli hanno mandato un pacco dono con il libro dell’allora presidente, due pacchetti di caffè, due tazze e dei biscotti al cioccolato. Qualsiasi influencer avrebbe avuto di più.

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