di Anna Silveri 5 Febbraio 2019

Siamo alle solite. Vegani che mangiano bistecche. Vegetariani che farciscono panini con i würstel.

Dagli scaffali dei supermercati spuntando sempre più prodotti vegetali che, pur non avendo nulla a che vedere con la carne, il latte o gli snack, conservano i nomi degli originali.

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Forse perché così sembrano più appetitosi, anche se a molti sembra una contraddizione in termini: perché vegani e vegetariani, che hanno fatto una scelta ben precisa, sono attirati dal nome “salame”?

Questioni di marketing, si dice, ma i produttori degli alimenti fotocopiati e promossi come alternative eco-friendly a quelli originali –nonostante la descrizione degli ingredienti sia spesso diversa– protestano contro il dilagare di questa pratica. È ingannevole nei confronti dei consumatori, sostengono, oltre a sottrarre quote di mercato.

Un ritornello che si sta ripetendo in Australia con il Magnum vegano.

Uniliver, multinazionale proprietaria anche del marchio Algida, ha da poco lanciato la versione vegan (senza latte e derivati animali) del suo famoso stecco alla vaniglia ricoperto di cioccolato (oltre che del Cornetto e di altri gelati) , distribuito in Italia dal settembre 2018.

“Un prodotto 100% vegetale che permette ai vegani di condividere un cremoso momento di piacere senza bisogno del latte”, recita la pubblicità.

I produttori caseari australiani sono praticamente insorti al grido di “senza latte non può essere un gelato”. Proteste sensate, dal momento che la legislatura alimentare australiana non prevede che prodotti senza crema o latte si possano chiamare “gelati”.

Anche se il vero problema per l’industria casearia del paese oceanico è il crescente numero di persone che sceglie alternative prive di latticini pur non essendo vegani o vegetariani.

La propensione all’acquisto di prodotti alternativi incentivata da un nome più appetitoso ha ripercussioni negative sulle vendite del “vero” gelato. Latte compreso.

[Crediti | The Guardian]