di Luca Iaccarino 10 Settembre 2018
supermercato gourmet

Tutti i governi hanno sostenitori e detrattori e quello attuale, in Italia, non fa eccezione. Visto che siamo nell’era della politica-tifoseria, se siamo fan, mettiamo like in ogni caso, se siamo haters, stilliamo livore in ogni caso.

Non fa eccezione l’ultima proposta del vicepremier Di Maio sulle chiusure domenicali dei negozi. La mia sensazione è che buona parte di consensi o dissensi alla proposta derivino dal fatto che l’ha fatta, appunto, Di Maio.

Invece ogni tanto varrebbe la pena di far l’esercizio di separare le idee da chi le ha, per capire se sono buone o meno come idee in sé. Come si dice: anche un orologio rotto segna l’ora giusta, due volte al giorno. Dunque, mi sono detto, quali sono vantaggi e svantaggi di questa proposta?

[Negozi aperti la domenica? Scusate, abbiamo scherzato]

[Insulti a Gianni Morandi perché fa la spesa di domenica]

[Mio Dio mi pento e mi dolgo di aver fatto la spesa di domenica nel centro commerciale]

I vantaggi mi sembrano tutti di tenore socio-etico: così la domenica non è più consumistica, si sta in famiglia, i lavoratori riposano e i consumatori potranno ben comprare il sabato o il lunedì il loro etto di prosciutto.

Lo svantaggio mi sembra di tenore squisitamente economico: non tanto per i consumatori –che appunto potranno aspettare per il loro etto di prosciutto– ma per i lavoratori dei negozi medesimi, che con ogni probabilità verranno ridotti: se una azienda lavora sei giorni e non più sette è abbastanza intuitivo che abbia bisogno di minor personale.

Modestamente, senza essere ministro dell’economia, penso che in questo periodo di grande disoccupazione immaginare provvedimenti che mettano a rischio il lavoro che c’è sia un po’ avventato. E se il lavoro festivo non è retribuito a dovere, bisognerà fare una legge perché lo sia, non per eliminarlo.

Io la penso così, senza pretendere che sia la verità. E se alla fine di questo articolo non avete capito se per me Di Maio sia un genio o un pirla lo riterrò un successo.

commenti (32)

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  1. Avatar luca ha detto:

    Qualche anno fa avrei sostenuta la chiusura nei giorni festivi, adesso no . Il perche’ ?
    Oggi si rischia di favorire l’e-commerce dei paradisi fiscali con l’assunzione di pochi lavoratori ultrasfruttati da piattaforme allucinanti come Amazon , e la conseguente chiusura di esercizi commerciali ed una significativa riduzione dei posti di lavoro .

    1. Avatar Ganascia ha detto:

      Paradisi fiscali tipo qualsiasi altro paese europeo?

    2. Avatar andy61 ha detto:

      Paradisi fiscali, tipo aziende che operano dalla Francia e hanno sede legale in Irlanda ?

  2. Avatar Paolo Parma ha detto:

    La grande distribuzione in Italia non ha incrementato i propri fatturati grazie alle aperture domenicali, e le assunzioni fatte per coprire sabati e domeniche, sono posti di lavoro fittizi, visto che sono contratti di due giorni alla settimana che sono andati a sostituire contratti part time o Full time. La frammentazione della GDO italiana, fatta di troppe insegne, fa sì che salvo poche eccezioni, Esselunga in primis, le catene abbiano basse redditività , e allora si attaccano ad ogni possibile soluzione per occupare quote di mercato. La ricca Germania alla domenica offre negozi regolarmente chiusi, e i consumi crescono del 10% , la gente vive meglio di noi, quindi dove sono i magici posti di lavoro domenicali?

    1. Avatar gaia88 ha detto:

      Sono pienamente d’accordo.
      Nella ricca Monaco 8una tra le città più care tedesche) la domenica, a parte le birrerie, era tutto chiuso.
      ” se una azienda lavora sei giorni e non più sette è abbastanza intuitivo che abbia bisogno di minor personale.” il problema è che non viene assunto nessuno in più , solitamente il personale per 5 giorni di apertura viene spalmato sui sette giorni . Anche nel caso di una caffetteria frequentata in centro a Milano ho dovuto assistere ad una dipendente lasciata da sola dalle 13 alle 16 :/ (e si parla di un esercizio che è naturale sia aperto nei weekend)

  3. Avatar Emanuela ha detto:

    Credo che l’importante sia fare i turni, avere tutte le domeniche impegnate è davvero pesante, un weekend al mese invece si sopporta. Il mio compagno lavora nel laboratorio di una fabbrica che opera a ciclo continuo, notte e giorno, sette giorni su sette. Una volta al mese lui è in reperibilità, ovvero per un intero weekend non si può allontanare perché deve rispondere al telefono e all’occorrenza recarsi nello stabilimento per risolvere problemi, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Sono momenti di vita insieme che ci perdiamo, ma allo stesso tempo il danno è limitato e io a volte ne approfitto per passare un weekend con le amiche. Sono tanti i comparti che lavorano anche la domenica, non c’è solo il commercio, ma ci sono anche la ristorazione, la sanità, i trasporti, gli spettacoli, i musei..

  4. Avatar Giovanni ha detto:

    Un conoscente che lavora in una nota catena nazionale di supermercati, mi ha detto (in due occasioni distinte) che non ci sono state né assunzioni né aumenti di stipendio. I turni dei dipendenti sono stati distribuiti su sette giorni anziché su sei.

    Un’altra catena sembra (ma non ho testimonianze dirette) che paghi le domeniche in buoni spesa.

    Alla luce di ciò: domenica tutti a casa!

    1. Avatar Grammarnazi ha detto:

      Se li pagano in buoni spesa, sono poco furbi loro che accettano, visto che è illegale. Basta far rispettare le regole (che prevedono una bella maggiorazione sullo stipendio di domenica), non vedo perché far chiudere perché qualcuno fa il furbo.

    2. Avatar barbara ha detto:

      Anche a me è stata detta la stessa cosa. Sono a Roma. Qualcuno ha dei numeri, delle statistiche? Per quanto possa valere, il supermercato sotto casa è aperto 24 ore sette giorni su sette. Non si segnalano assunzioni, anche perché i “banchi” (pescheria, panetteria, rosticceria,) chiudono alle 20 e restano i prodotti impacchettati da acquistare. Le commesse dicono che dopo la mezzanotte non entrano neanche gli alcolisti a comprarsi il vino. Zona centrale.
      La mia personale posizione è bifida: da una parte è una comodità, dall’altra mi chiedo se non sarebbe più comodo per tutti allungare l’orario di chiusura fino alle 22 per tutta la settimana e lasciare un supermercato a turno aperto la domenica (come le farmacie).

    3. Avatar Hamburgese ha detto:

      Grammarnazi: se dici al tuo datore di lavoro che deve rispettare le regole, lui ti manda a casa e prende al tuo posto uno disposto a lavorare senza le suddette regole.
      La legge, purtroppo, oggi lo consente.
      E’ per questo che i salari stanno scendendo a livelli bassissimi e vergognosi.
      Comincia a ringraziare Renzi e i sindacati, che di fronte all’abominio del Jobs Act hanno fatto finta di niente voltandosi dall’altra parte.

    4. Avatar Grammarnazi ha detto:

      @Hamburgese: se sei assunto, no, non lo può fare. Non legalmente, visto che non è legale pagare in buoni pasto il lavoro domenicale in questo paese.

      Certo, se partiamo dal presupposto che bisogna piegarsi perché non si hanno le palle di andare contro il datore di lavoro, non usciremo mai da questa situazione. Se poi aspettiamo che a salvarci siano i sindacati a salvarci dalle storture, siamo finiti ^_^.
      I sindacati, per come la vedo io, sono i primi responsabili di bassi stipendi e precariato 😉

  5. Avatar Graziano ha detto:

    In Austria non solo la domenica, ma se ricordo bene molti anche il sabato sono chiusi. Ci ho vissuto fino a non molti anni fa. E non vivono peggio che in Italia, anzi.
    In Ungheria, dove sto ora, Orban 3 anni fa ebbe la stessa idea. Durò poco, un anno circa, e tornarono presto a come era prima, con aperture tutti i giorni. Anche perchè, tra le varie cose, parecchi grossi gruppi stranieri minacciarono di fare le valigie o di ridurre i punti vendita (quindi tagliare il personale), e siccome qui decidono i loro soldi li si ascoltò.

  6. Avatar Mario ha detto:

    Problema: per vendere 10000 bottiglie sono necessari 10 commessi.
    Svolgimento: se lavoro 5 giorni alla settimana, quanti commessi servono per vendere 10000 bottiglie ?
    Risposta: 10.
    Se lavoro 7 giorni alla settimana, quanti commessi servono per vendere 10000 bottiglie?
    Risposta: 10.
    Quanti commessi dovrei assumere ?
    Risposta: 10.
    Per favore, non confondiamo ottimizzare con sfruttare.

    1. Avatar Stefano ha detto:

      Mario, il tuo è un bel esercizio teorico, ma la realtà è differente!

    2. Avatar andy61 ha detto:

      Per cui dietro al banco gastronomia i commessi passeranno da 2 a 2,3 o al banco pane da 1 a 1,15 ?

    3. Avatar Grammarnazi ha detto:

      Guarda che per legge c’è il giorno di riposo. Quindi, sì, se invece di 6 giorni ne fanno 7, devono aumentare il personale. Non si scappa da lì.

  7. Avatar Mcop ha detto:

    Come al solito in Italia si vuole buttare il bambino assieme all’acqua sporca. Se è vero che in molti negozi il personale è obbligato al lavoro festivo senza percepire gli aumenti previsti per legge, quel che occorre fare è aumentare le risorse dell’ispettorato del lavoro per poter verificare capillarmente che i contratti vengano rispettati. E non obbligare tutti a chiudere. Avevo un negozio in una città assurda perché la gente per motivi ideologici e irrazionali aveva deciso che nel centro storico non bisognava andarci. Io quel negozio l’ho salvato tenendo aperto la domenica, che era l’unico giorno in cui le persone (soprattutto dei paesi vicini) frequentavano le strade del centro storico. Se avessi dovuto tenere chiuso il negozio avrei dovuto chiuderlo. Lì dentro ci lavoravo due domeniche al mese io, che ero il titolare, le altre una ragazza che era ben felice di farlo. Di Maio cerca in ogni modo di realizzare il progetto della decrescita (in)felice. I tanti pentadementi che l’hanno votato si accorgeranno presto della scemenza che hanno fatto dandogli fiducia.

  8. Avatar GiPo56 ha detto:

    Per me l’apertura/chiusura domenicale (o nei giorni festivi) è un falso problema.

    Il vero problema, su cui ci si dovrebbe unire e non dividere, sono le tutele, i diritti e i salari dei lavoratori, per i quali ci si dovrebbe battere, sempre.

  9. Avatar Hamburgese ha detto:

    In Italia non c’è più un vero mercato del lavoro. Non ci sono più tutele e il lavoratore privato non conta niente, soprattutto da quando è entrato in vigore il Jobs Act, che ha certificato tutto questo.
    Non è una questione di settore, ma di sistema.
    Stiamo reintroducendo la schiavitù. Da anni siamo costretti ad accettare lavori sottopagati; i giovani non avranno una pensione in quanto non potranno mai avere una contribuzione degna di questo nome.
    L’unica possibilità di salvarsi rimane il pubblico impiego, visto che per motivi politici e di convenienza sembra che loro, i dipendenti pubblici, continueranno a rimanere intoccabili.
    La società italiana nei prossimi anni diventerà molto simili al Sudamerica, o se preferite al Medioevo, quindi divisa in 3 fasce:
    1) ricchi
    2) statali/militari
    3) poveri
    Questi ultimi dovranno lavorare la domenica e, probabilmente, anche la notte.