Nell’era Ozempic anche le caramelle diventano sane

Ci piacciono le caramelle, e al tempo stesso le vogliamo più sane. L'industria risponde con in mente gli shift alimentari dei nostri tempi.

Nell’era Ozempic anche le caramelle diventano sane

Non si accettano dagli sconosciuti, se ne mangi troppe ti fanno venire la carie e se ti piacciono sei proprio un bambino. Le caramelle di certo non costituiscono la base dell’alimentazione, e a lungo sono state (in parte anche giustamente) demonizzate. Nel 2026, ovvero nell’era Ozempic dove tutto diventa light e funzionale per migliorare fisico e prestazione, le cose cambiano e anche le caramelle diventano sane.

Il mondo della confetteria si adatta ai grandi cambiamenti dei consumi e alle richieste di un pubblico che vuole di più ma meglio. In questo caso che faccia effettivamente meglio. Le caramelle 2.0 hanno meno zuccheri e meno coloranti, certo, ma non basta giocare facile. Fra le nuove tendenze ci sono anche estratti freschi di frutta, probiotici, fibra e ingredienti Dop.

Più caramelle per tutti

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“Caramelle non ne voglio più” di questi tempi è diventato un verso invecchiato male.  Perché, se le caramelle vi sembrano un vizio da bambini o al massimo da nonni le cui credenze notoriamente strabordano di bon bon al gusto vintage, vi sbagliate. Unione Italiana Food rivela che ben 95 italiani su 100 consumano caramelle con regolarità, scartando e succhiando almeno 3-4 volte la settimana.

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Il dato è ancora più incredibile se pensiamo ai numeri. Il consumo di caramelle in Italia è cresciuto del 6.5% negli ultimi anni, vale a dire dal periodo pre Covid. Con la pandemia evidentemente ci siamo tolti più di uno sfizio, dai dolci fatti in casa fino a cioccolatini, mentine, orsetti gommosi e così via. Oggi il volume di vendita corrisponde a circa 615 milioni di euro.

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Fra i gusti preferiti dagli italiani troviamo agrumi in testa (44 per cento) seguiti da menta (39 per cento) e liquirizia (36 per cento). Siamo un popolo di conservatori, almeno apparentemente. Perché l’industria sta facendo i conti con uno shift generazionale e di consapevolezza rispetto all’alimentazione. Per di più mettiamoci l’effetto Ozempic di cui sopra, per cui una fetta di popolazione mangia di meno e in modo più sano. Così nascono nuovi gusti e soprattutto nuovi ingredienti che possano far salivare, in tutti i sensi, un pubblico più ampio.

Caramelle “sane”

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Il “sane” va fra virgolette, perché pur sempre di caramelle si parla. Un cibo decisamente non necessario e di cui in sua assenza non abbiamo carenza, ma che una volta tanto ci si può permettere. Frequenza che però può aumentare nel momento in cui gli ingredienti di base urlano mangiami, perché non sono solo buoni ma in teoria ti fanno anche bene.

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Lo ha capito l’industria delle caramelle che, nelle parole del presidente del settore Confetteria di UIF Paolo Casoni, punta tutto su piacere del palato, benessere psicofisico e tecnologia. Fateci caso: ogni anno escono fra le 10 e le 15 nuove caramelle, e di solito il claim principale che le accompagna è la preposizione privativa. Senza zucchero, meno calorie, senza coloranti artificiali. Il pubblico di riferimento in questo caso è quello più attento all’alimentazione, che sia per la dieta il diabete o l’iniezione di Wegovy.

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Oltre al senza, gli zuccherini 2.0 si accompagnano al con. E qui arriva la vera rivoluzione industriale delle caramelle salutari. Arricchite di fibre vegetali, sostanze probiotiche per la flora intestinale, ingredienti freschi e naturali da vera frutta e vera verdura. Per non parlare dell’ingrediente che all’italiano tira di più, ovvero la Dop. Il nostro campanilismo insito si ringalluzzisce come non mai davanti all’origine protetta seguita dal comune o regione di riferimento. Vale per il prodotto tipico come per le caramelle.

L’altra grande tendenza è il cosiddetto effetto wow, che risalta la dimensione tattile quanto quella gustativa. Caramelle con sensazioni piccanti, acide, di caldo-freddo che vanno a titillare soprattutto la fascia Gen Z, sempre alla ricerca del prodotto virale da documentare e postare sui social. Tutti gusti più uno insomma, e non solo riservate ai minori.