Ancora oggi dopo quarant’anni di carriera Brad Pitt resta l’epitome del divo di Hollywood. O del bello per antonomasia, e non serve per forza essere attratti dal sesso maschile per ammetterlo. Ma oltre all’apparenza c’è di più: un attore fenomenale e multiforme, con performance memorabili e ruoli da Oscar che ancora calca benissimo la scena. Tuttavia, come accade anche alle stelle più brillanti, c’è un lato oscuro. E nel suo caso si chiama alcolismo.
Anzi, a essere onesti dobbiamo usare il participio passato. Brad Pitt è stato un alcolista, tanto che la sua dipendenza e conseguente aggressività sono stati fra i motivi principali della separazione dall’altrettanto brava e bella Angelina Jolie. Il percorso, come accade troppe volte a Hollywood, è il solito: disintossicazione, riabilitazione (psicologica e pubblica), sobrietà.
In una recente intervista però il divo ha ammesso di aver ripreso a bere in maniera controllata e moderata. La dichiarazione non è passata inosservata agli esperti del settore che avvertono: il metodo Pitt non è per tutti. Ma è anche l’occasione per rispondere all’annosa domanda: per uscire dalla dipendenza meglio la sobrietà assoluta o un bicchiere ogni tanto?
Un bicchiere ogni tanto
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Per scorrere l’intera intervista che Brad Pitt ha concesso all’Esquire ci vogliono circa ventidue minuti di lettura. Nel pezzo l’attore 62enne (se riuscite a crederci) ospita il reporter a casa sua, mentre cucina e sfaccenda in giro. A un certo punto si rivolge all’ospite chiedendogli se gradisce del vino. Al che, nella maniera più delicata possibile, il reporter chiede se il vino è a uso esclusivo degli ospiti.
La risposta, per un ex alcolista, è spiazzante. No, sono stato sobrio per sette anni, risponde Pitt, ma poi ho smesso. Quando il reporter gli chiede di elaborare, Pitt ammette di aver ripreso a bere, ma in maniera molto contenuta. “Un paio di volte ci sono andato giù troppo sicuro di me stesso, ma poi mi sono detto no, così non va bene. Quantità moderate”. E ancora: “Riesco a concedermi più di un bicchiere di vino. Non troppi però. Devo essere professionale a riguardo”.
Fine, e l’intervista continua. L’intero scambio non occupa più di tre paragrafi ma ha catturato l’attenzione di chi si occupa di dipendenze. Perché la voce di uno come Brad Pitt ovviamente conta, e può ispirare il percorso di altri che cercano di uscire dallo spettro dell’alcolismo. Solo che, senza condannare le scelte di nessuno, l’esempio può essere fuorviante.
Il parere degli esperti
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Prima di tutto occorre ricordare che, appunto, di Brad Pitt ce n’è solo uno. Peraltro uno con i soldi, i mezzi e l’entourage per controllare gli impulsi anche più irrefrenabili. Per il resto, per i comuni mortali, l’esperienza è quasi certamente tutto un altro paio di maniche.
Normalmente, per chi cerca di superare l’alcolismo la soluzione è solo una: astinenza. È scolpito anche nelle linee guida degli Alcolisti Anonimi, la più famosa associazione di auto-aiuto in merito: “I membri AA hanno un unico scopo: restare sobri e aiutare gli altri a fare lo stesso”. Anche Brad Pitt ci è passato, subito dopo il divorzio da Jolie. E proprio per questo le dichiarazioni dell’attore hanno toccato un nervo scoperto fra i membri dell’associazione.
Gli esperti in generale sono d’accordo con le linee guida. Ma ricordano anche quello di Pitt non è un modello o un metodo da seguire. Si tratta semplicemente dell’esperienza personale di un ex alcolista che oggi ha trovato un suo equilibrio, per quanto opinabile. “I dipendenti da alcol mostrano una varietà di percorsi per risolvere il disturbo”, dice il direttore del centro studi su alcol e dipendenze Christopher W. Khaler. “Alcuni scelgono l’astinenza completa, altri no”.
Dello stesso avviso la professoressa Melissa Weimer, ricercatrice a Yale sulle dipendenze. “In medicina si raccomanda lo stop totale all’alcol, anche una volta superato il disturbo. Ma ogni esperienza è diverso e ciascuno deve poter compiere le sue scelte”. In generale dunque il “metodo Pitt” non è consigliato, ma a ognuno il suo.
Sobrietà alternative
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Possono esistere dunque delle sobrietà alternative? Certamente, anche se non sono auspicabili per i casi più gravi di alcolismo. Il bicchiere ogni tanto, preferibilmente insieme ai pasti, in compagnia e in occasioni dilatate nel tempo, può essere una soluzione.
Forse, conclude la dottoressa Alta DeRoo della fondazione Ford contro l’abuso di sostanze, il problema principale è proprio lo stigma. Non tutti riescono ad andare cold turkey, ovvero smettere completamente di bere da un giorno all’altro. Richiedere l’astinenza e niente di meno rischia di allontanare chi ancora sta cercando di uscirne, e può essere addirittura dannoso.
Per questo non serve giudicare o condannare, ma capire. E anche per chi riprende, ricorda DeRoo, ogni drink aggiunto non annulla gli anni di riabilitazione e presa di coscienza. In fondo l’obiettivo è sempre quello: avere un rapporto sano con l’alcol. Per molti si auspica nullo, per alcuni se il bicchiere non triggera, pazienza. Parola di Brad Pitt.





