Fa strano dire Stati Uniti e sobrietà nella stessa frase. L’amministrazione di Donald Trump e dei suoi scagnozzi, ops ministeri, sottopone quotidianamente il pubblico locale e globale a un reality show decisamente trash. Fra tweet deliranti, minacce e personaggi loschi di dubbio gusto alle più alte sfere del potere, quello americano sembra un governo in pieno delirium tremens.
Eppure, proprio in questo contesto, si fa largo un barlume di lucidità. Da un paio d’anni a questa parte infatti l’abuso di alcol negli Stati Uniti è ufficialmente in calo. Le cause sono soprattutto sociali e culturali. Fra queste, maggiore consapevolezza dei rischi, aumento dei costi (di bevande alcoliche e sanità), ascesa dei farmaci GLP-1, cambiamento di gusti nella Gen Z, legalizzazione della cannabis.
Milioni di persone hanno moderato o eliminato il consumo di alcol, e il trend è in discesa. L’iniziativa del going sober è ammirevole, e nella maggior parte dei casi frutto di una scelta individuale. Perché allo stesso tempo, ovviamente, dal governo arrivano messaggi contraddittori, che mettono in discussione quantità ammesse, studi scientifici e prevenzione dei danni da alcol.
Cultura del bere
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La red cup è l’epitome della cultura del bere negli Stati Uniti. Chi ha passato la giovinezza qui prima o poi l’avrà sicuramente usata. Il principio è semplice: nella terra che ha inventato il proibizionismo, ancora oggi serve nascondere quello che bevi. Il bicchiere di plastica rosso è fatto apposta per contenere qualsiasi liquido senza rivelarne la natura a occhi indiscreti.
Dai frat parties al whisky di rinforzo dopo lavoro, il consumo di alcol negli Stati Uniti è sempre stato nel limbo. Da una parte, specie nelle sfere elitarie, tollerato; dall’altra condannato, in senso quasi puritano. Non sorprende infatti che l’età legale per bere in America sia 21 anni. Per dire, fai prima a guidare una macchina e sparare al poligono che avvicinare le labbra al bicchiere di vino.
In questo clima di controllo estremo e demonizzazione dei consumi di alcolici, è quasi inevitabile che si arrivi facilmente all’abuso. Chiariamo subito che cosa si intende con “abuso”, almeno nel sistema americano. La condizione è caratterizzata da consumo continuo, fuori controllo, non equilibrato. Nella diagnostica si individuano undici sintomi, tra cui desiderio irrefrenabile, difficoltà di rinuncia, bere sistematicamente molto più del previsto.
L’abuso di alcol è in America è abbastanza trasversale. Riguarda in misura maggiore gli uomini, ma anche le donne sono una fetta consistente. Vale per tutte le età, specie gli adolescenti che come si sa sono fan di tutto ciò che è proibito. Ma vale soprattutto per alcuni gruppi etnici e sociali, come persone BIPOC, nativi americani e latinx. In queste enclavi le percentuali di binge drinking sono paurose, e vanno dal 19 al 22 percento secondo i dati dell’istituto nazionale dei dati sull’alcolismo.
Consumi in discesa
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In questo quadro non molto promettente però c’è una statistica inaspettatamente positiva. L’ultimo National Survey of Drug Use and Health, censimento sull’uso di sostanze pubblicato il mese scorso, ha registrato un calo generale proprio nell’abuso di alcol. Gli individui dai 12 anni in su che si qualificano come heavy drinkers sono diminuiti dell’1.7 percento.
Dal 2021 al 2025 la fetta di popolazione che fa uso eccessivo di alcol è passata dal 10.6 all’8.9 percento. Si tratta di ben 4 milioni di persone in meno. Il trend in discesa peraltro non riguarda soltanto l’abuso. Il generale calo dei consumi di alcol è stato individuato anche da altri studi. Su tutti il Gallup, praticamente l’Istat americano: secondo il sondaggio nazionale, gli americani che bevono sono “soltanto” il 54 percento.
Una metà di popolazione dunque è sobria. O almeno, lo è di alcol. Perché nel frattempo in molti stati USA la marijuana è legale anche a fini ricreativi. La cannabis dunque, specie fra i più giovani e all’interno di alcuni gruppi etnici, diventa un’alternativa alla socializzazione da etanolo. Con alcuni benefici, ad esempio minore dipendenza, minore insorgenza di malattie, assenza di aggressività.
E poi. Le nuove generazioni non sono così attaccate alla bottiglia, e molti giovani si definiscono sober curious. Il boom di analcolici pesa anche sul mercato, con quasi 500 brand in circolazione e un giro di affari sul miliardo di dollari. Ci sono poi i motivi di salute, esacerbati dalle recenti associazioni dell’alcol con cancro e malattie croniche. Senza contare che in America essere malati costa, e le assicurazioni aiutano fino a un certo punto (quando non impediscono proprio le cure). Infine, un pizzico di farmaci a base semaglutide, che come la fame fanno passare pure la voglia di bere.
Messaggi contraddittori
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Tutto ciò è estremamente positivo, e occorre applaudire le scelte individuali e la forza di volontà di chi riesce a superare una dipendenza. Possiamo dire che il merito sta tutto lì, perché di certo il governo americano non aiuta. Anzi: confonde ancora di più il pubblico con messaggi discordanti, omissis e sparizioni misteriose di studi e ricerche.
Del resto siamo nell’età dell’oro dell’amministrazione Trump, di cui purtroppo non ci stanchiamo mai di scrivere. Il segretario alla salute RFK Jr è tutto un programma, che peraltro prevede tagli ai controlli sui patogeni, diminuzione dei vaccini obbligatori e una piramide alimentare sottosopra in tutti i sensi. Dalle nuove linee guida sull’alimentazione le prime a sparire sono state proprio le indicazioni sui consumi di alcol.
Gli americani non solo non sanno più come e quanto sia sicuro (se lo è) bere alcol. Addirittura il centro studi alcolismo del CDC, organo di controllo delle malattie USA, è stato eliminato. Al momento negli Stati Uniti la prevenzione non esiste, o almeno questa è la sensazione.
Certo, verrebbe da dire: ci sono problemi più urgenti. Guerra, cambiamento climatico, patogeni nel cibo, povertà diffusa. Peccato che la colpa sia direttamente attribuibile al caro leader e alla sua manica di facilitatori. Intanto gli americani se la cavano come possono, da soli. Ma vi assicuro che anche chi non beve ha in frigo pronte le bottiglie di champagne, per i momenti (si spera) migliori che verranno quando questa farsa sarà finita.







