di Francesca Romana Mezzadri 7 Dicembre 2015
dispensa

Per il ponte dell’Immacolata tutti che si affannano a fare l’albero, montare lucine, comprare i primi regali e impacchettarli.

Voi no: voi, cominciate a cucinare. O, almeno, a organizzare quel che cucinerete.

Perché il pranzo di Natale è una cosa seria e va pianificato con cura.

Novelli generali della tavola imbandita, coi primi di dicembre avete impostato la vostra strategia, che vi porterà alle ore 13 del 25 dicembre a raccogliere i meritati applausi.

Certo, sempre che, nel frattempo, non siate incappati nei trabocchetti capaci di trasformare il successo in disfatta.

1. Non fare la lista

Agenda

Io sono una grande fan di liste, scalette, elenchi da spuntare. Soprattutto quando le cose sono tante, metterle giù nero su bianco mi dà sicurezza e mi sembra il primo passo utile per portarle tutte a compimento.

Certo, c’è anche il caso che davanti alla lista, specie se piuttosto lunga, si sfiori l’attacco di panico cedendo al grido interiore di “non ce la farò mai”.

Ma forza, respirate a fondo e ripetete con me: “si-può-fare!”. Sì, lo so, fa tanto Federick di Frankenstein Junior, ma è un’iniezione di fiducia, non trovate?

Dunque, recuperata la necessaria calma, cosa scrivere sulla lista?

Naturalmente, il menu con tutti i piatti, gli ingredienti particolari da procurare per tempo (vedi punto 2), le preparazioni di base da fare anche subito (brodi, ripieni) e tutti i corollari: dalla tovaglia bella (verificare che sia in ordine, pulita e stirata) alle posate d’argento (se le avete/le usate) che probabilmente sono da lucidare.

2. Rimandare gli ordini

bottegaio

Ricapitolateli sulla lista e fateli il prima possibile. Per la vostra tranquillità e anche come cortesia verso il macellaio, il pescivendolo, il salumiere, il panettiere o il pasticcere, che così sapranno per tempo cosa ordinare o preparare per voi.

Il rischio è che un ordine dell’ultimo minuto venga evaso altrettanto frettolosamente. Inoltre, potrebbe essere che il negoziante abbia cambiato fornitore e non tenga più il vostro prodotto preferito.

Insomma, le variabili sono tante e vale la pena prenderle tutte in considerazione. Per tempo. Oggi. Al massimo domani.

3. Conservare male

conservare formaggio

A un certo punto, avrete preparato il preparabile e acquistato l’acquistabile. Non mandate tutto in vacca riponendo le vostre basi a casaccio.

Usate tutti i mezzi a vostra disposizione e quindi: invasate e, se occorre, sterilizzate salse e sughi; mettete (o fate mettere) carni, pesci, salumi e affini sottovuoto prima di riporli in frigo o in freezer (e, già che ci siete, ripassate le regole della conservazione in freezer).

Sempre a proposito di freezer, ricordate che metterci per tempo il pesce fresco che intendete servire crudo (anche marinato) vi mette al riparo dall’anisakis.

Certo, a meno che la vostra pescheria non ve lo consegni correttamente abbattutto la mattina di Natale.

4. Non tenere conto di quello che portano gli altri

sfoglia tortellini

In molte famiglie vige la regola “ognuno porta qualcosa”. È sempre un sollievo sapere che sarà qualcun altro a occuparsi di chiudere i tortellini o preparare il pâtè di fegato.

La tentazione di archiviare la questione è forte, ma non dimenticatevi i “contorni”: dal brodo ai crostini fino ai giusti utensili.

Sarebbe un peccato ricevere con gioia la baffa di salmone affumicato procurata da vostro suocero e non aver previsto un tagliere di dimensioni adeguate e il giusto coltello per affettarlo (il salmone, non il suocero).

5. Trascurare i vini

Vini per il pranzo di Natgale

Anche se (o soprattutto perché) vostro cognato arriverà, come tutti gli anni, col rosso del contadino (che, diciamolo una volta per tutte, quando non sa di tappo, sa di piedi), meglio che pensiate voi alla carta dei vini di Natale, scegliendo le giuste etichette da abbinare al menu.

Se per voi la festa non è festa senza la vostra bollicina preferita, il vostro Amarone o il Barbaresco di riferimento, il meglio Asti Spumante da accompagnare col panettone, andate e comprate: anche le enoteche hanno scorte che, in queste settimane, vanno esaurite rapidamente.

Per quanto riguarda il rosso del contadino di vostro cognato, sappiate che, secondo bon ton, lo dovrete aprire anche quest’anno e mettere in tavola insieme alle altre bottiglie.

Ma per fortuna, anche quest’anno, se lo scolerà tutto lui.