Probabilmente dovremo fare a meno delle M&Ms di colore blu

Con il passaggio ai coloranti naturali uno resta fuori: il blu, difficile da replicare a livello industriale.

Probabilmente dovremo fare a meno delle M&Ms di colore blu

Se c’è un’azienda che sui colori ha costruito il suo successo (e praticamente tutto il suo marketing), si tratta proprio di M&Ms. Il colosso americano dei dolciumi è noto non tanto per gusto o consistenza dei suoi confetti o praline, dal cuore di cioccolato e arachide con guscio di zucchero. Lo è più per l’arcobaleno che usa per tingerli. Dai canonici sei, rosso giallo arancione marrone verde blu, alle sfumature che si adattano anche alla cultura pop.

Per decenni è stato così. Ma le cose cambiano. Da una parte c’è la maggiore consapevolezza e sensibilità del pubblico rispetto al consumo di cibo ultra processato. Dall’altra ci sono le politiche MAHA del segretario americano RFK Junior, che piano piano sta cercando di smantellare proprio alcuni di quegli ultra-processi.

Così anche M&Ms si adegua, o almeno ci prova. Perché nel passaggio da coloranti artificiali a naturali rischiamo di perdercene alcuni per strada. Uno è più a rischio di tutti e l’azienda non sembra ancora aver trovato la quadra per replicarlo a livello industriale. Così viene da chiedersi: dovremo rinunciare al blu?

MAHA e i coloranti artificiali

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I MAHA sono animali strani. Per chiarezza, ci riferiamo ai membri ufficiali e non del movimento Make America Healthy Again, derivazione di quello MAGA che caratterizza elettori e cerchia del presidente Donald Trump. Dopo un periodo nelle nicchie social, ora i MAHA sono al potere, capitanati dall’eccentrico Health Secretary RFK Junior. Uno che ama mostrarsi a petto nudo, e che da ex eroinomane non si fa problemi ad ammettere di aver sniffato droga dalla seduta del WC. Ma guai a parlargli di vaccini, perché quelli sì che (secondo lui) fanno male.

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Da quando le direttive della Food and Drug Administration sono appannaggio di MAHA, assistiamo a cose strane. Tipo la piramide alimentare capovolta, con le proteine animali in alto e i carboidrati (demonizzati) in basso. O ancora alla promozione di uno stile di vita “naturale” e “olistico”, qualunque cosa significhi. Per MAHA è chiaro: rifiuto dei vaccini, rimedi omeopatici, latte crudo, peptidi e testosterone. E questi sono solo gli highlights.

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Ogni tanto però capita che RFK Junior e compagnia ci prendano. Ovvero che sviluppino delle linee guida che in effetti hanno senso, specie in un paesaggio alimentare così caotico come quello americano. Le politiche sui cibi ultra processati ad esempio sembrano andare nella direzione giusta. C’è una volontà di definirli e regolarizzarli, limitandone l’accesso ai più giovani. In questo contesto è stato lungimirante il bando di alcuni coloranti artificiali, su tutti il Red No. 3 considerato cancerogeno. Per almeno altri otto, tutti derivanti dal petrolio, il divieto è dietro l’angolo.

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Tutto bene dunque, tranne che per due aspetti. Il primo è la motivazione addotta: il bando dei coloranti avviene nell’ambito di un claim (non dimostrato) che questi causino “problemi comportamentali” nei bambini. Il secondo è la natura stessa del bando. Non un divieto tecnico, vale a dire una legge. Piuttosto una “intesa” con l’industria a “evitare di usarli”.

Il problema del blu

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L’industria dunque, con tanti occhiolini e lobbisti che continuano a fare il lavoro sporco sottobanco nelle agenzie di stato, cerca di adattarsi alle direttive. Anzi, chiamiamole come sono: ideologie. Perché come avrete capito fino a qua la scienza che sta dietro a ogni decisione MAHA è letteralmente quella delle merendine. Zero ricerca scientifica (del resto questa amministrazione sta facendo di tutto per tagliare i fondi su tutti i fronti) e tanto pensiero magico misto alle deliranti derive religiose della destra evangelica.

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Torniamo a noi. La pressione (non vincolante ma comunque urgente) sul passaggio ai coloranti naturali non ha lasciato indifferente Mars, casa madre di M&Ms, Extra, Starburst e Skittles. Che ha sviluppato confetti e caramelle a tinte naturali, per ora disponibili soltanto online. Tra le fonti troviamo barbabietola e curcuma per le combinazioni di giallo rosso e arancione. Anche il verde sembra risolto, ma per due colori la questione resta irrisolta.

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Si tratta del marrone e soprattutto del blu, in assoluto il colore più difficile da replicare senza ricorrere a ingredienti sintetici. A fare le veci dei famigerati Blue No.1 e Blue No.2 ci sono diversi candidati. Butterfly pea e succo di jagua, ad esempio. Su tutti però spicca la spirulina, con più di una riserva. L’alga superfood è la più promettente in termini di sfumatura, anche se perde brillantezza nel corso del processo. Inoltre dà problemi di consistenza e densità, e non garantisce un risultato uniforme.

Mars ha dichiarato che per ora si farà senza. Il piano è quello di arrivare alla gamma naturale al completo entro il 2028, sperando nel frattempo di affinare la ricetta o scovare un ingrediente valido. Noi nel frattempo possiamo continuare a goderci il resto dell’arcobaleno. Tanto, detto fra noi, il colore è solo un’illusione: il sapore infatti è sempre lo stesso.