Se hai il borsello e gli occhiali patacca non puoi entrare nel ristorante di Natale Giunta

Per lo chef palernitano è una questione di prevenzione e sicurezza, e un'occasione per parlare delle responsabilità che gravano sui ristoratori.

Se hai il borsello e gli occhiali patacca non puoi entrare nel ristorante di Natale Giunta

Lo chef palermitano Natale Giunta, noto per le sue coraggiose denunce contro il racket della mafia, è tornato al centro del dibattito pubblico per una nuova iniziativa lanciata attraverso i propri canali social.

Il titolare -tra diversi altri locali- del CitySea, situato al Molo Trapezoidale di Palermo, ha infatti annunciato il divieto di ingresso per i cosiddetti maranza, ovvero gruppi di giovani che emulano stili e comportamenti riconducibili alla criminalità organizzata, spesso identificabili da un look fin troppo riconoscibile.

“I gomorristi non sono graditi”

 

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Il video pubblicato su Instagram dallo chef ha delineato un identikit molto preciso di chi non è considerato gradito all’interno della struttura: “La tua presenza non è benvenuta, il tuo stile non è ammesso. Vesti con tuta lucida di imitazione Armani, occhiali Cartier falsificati, un borsello Gucci fake, e una collana di provenienza incerta, il tutto accompagnato da una barba che richiama stili discutibili di gomorrista. Pertanto, ti invitiamo a non entrare nei miei locali”.

Questa presa di posizione ha ovviamente scatenato accese polemiche, portando molti a interrogarsi sulla natura discriminatoria di tale scelta, ma lo chef, intervistato dal Corriere della Sera, ha respinto punto per punto ogni accusa, spiegando che la sua decisione è dettata da ragioni di sicurezza e non da pregiudizi estetici o di censo.

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Secondo lo chef, “la discriminazione colpisce le persone per ciò che sono. Io mi riferisco a comportamenti” e ha voluto essere chiaro: “il punto non è l’estetica: è la dinamica che spesso si porta dietro”. L’obiettivo sarebbe contrastare i gruppi numerosi di ragazzi che arrivano con “atteggiamenti arroganti e provocatori” alla ricerca dello scontro.

L’iniziativa è anche un utile punto di partenza per discutere dei rischi legali ed economici che gravano sugli imprenditori della ristorazione. In base agli articoli 90 e 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza infatti, una rissa all’interno o all’esterno del locale può portare alla sospensione dell’attività o alla revoca della licenza.

Per Giunta quindi è una questione di prevenzione e di tutela anche dei lavoratori: “Sto soltanto cercando di difendermi da tanti delinquenti che entrano nei locali solo per fare rissa. È possibile che un episodio nato da un alterco tra clienti si traduca, dopo giorni, nella chiusura di un’attività con decine di dipendenti, e relative famiglie, a spasso?”.

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La situazione a Palermo viene descritta dallo chef come particolarmente critica, con episodi di violenza che includono accoltellamenti e persino l’uso di armi da fuoco. “A Palermo sono successe cose pesanti e continuano ad accadere”, ha avvertito Giunta, sottolineando una percezione di insicurezza totale alimentata dal degrado legato alla movida.

Per far fronte a questa emergenza, lo chef ha proposto l’adozione di misure simili a quelle vigenti in Spagna o l’introduzione di un Daspo per i locali. Alla domanda sulla sua posizione in merito a questa misura restrittiva, ha risposto: “Sì, senza esitazioni. È uno strumento che funziona” perché “sposta la responsabilità su chi commette l’atto violento” invece di penalizzare l’esercente.

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Nonostante le precisazioni sull’abbigliamento, Giunta ha comunque voluto rassicurare chiunque si senta ingiustamente colpito dalla sua descrizione: “io non voglio dire che chi ha la barba non è benvenuto. Io punto il dito contro personaggi malavitosi che arrivano in branco, senza il minimo rispetto”.

Lo chef ha concluso riaffermando il suo impegno civile, lo stesso che lo portò a denunciare il pizzo nel 2012, dichiarando: “Dopo tutto quel che ho passato per avere denunciato il pizzo sarei un folle a mettermi in mostra. No! Sono un cittadino onesto, con senso civico granitico”.