Secondo un nuovo studio i dolcificanti non sono così terribili

La pessima reputazione dei sostitutivi dello zucchero potrebbe essere immeritata.

Secondo un nuovo studio i dolcificanti non sono così terribili

Il dilemma sull’utilizzo dei dolcificanti ipocalorici è ormai storico: da una parte sono uno strumento utile per ridurre l’introduzione di zucchero, dall’altra un pubblico sempre più diffidente, convinto dall’opinione comune che questi prodotti creino più problemi di quanti ne risolvano. Una pessima nomea alimentata da timori sul legame con malattie cardiovascolari, l’impatto sul microbiota intestinale e l’idea che passare ai dolcificanti senza calorie possa far venire una voglia ancora più forte di cibi dolci, o spingere a mangiare di più durante la giornata.

Ma una nuova ricerca scientifica dimostra che le cose potrebbero non stare affatto così. Una revisione guidata da ricercatori dell’Università di Lubiana, della Wageningen University & Research e dell’Università di Leeds non ha trovato alcuna prova del fatto che sostituire lo zucchero con dolcificanti non nutritivi danneggi il controllo del peso o la salute cardiometabolica.

I risultati degli studi

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Graham Finlayson, uno psicologo dell’Università di Leeds, ha raccontato a Newsweek che i risultati emersi dagli studi controllati randomizzati differiscono da alcune ricerche precedenti che avevano associato i dolcificanti artificiali a problemi di salute. La revisione ha infatti messo insieme i dati raccolti da cinque diversi studi condotti all’interno dei consorzi di ricerca SWEET, SWITCH e Sweet Tooth.

Per comprendere meglio il quadro, vale la pena analizzare queste ricerche nello specifico. Lo studio SWEET, condotto su 53 partecipanti adulti con sovrappeso o obesità, ha verificato se i biscotti contenenti dolcificanti ipocalorici influenzassero il senso di fame, i desideri alimentari e il metabolismo. Sempre nell’ambito del progetto SWEET, uno studio sulle bevande ha coinvolto 53 partecipanti per mettere a confronto le bevande dolcificate a basso contenuto calorico con quelle zuccherate tradizionali, analizzandone l’impatto su glicemia, appetito e apporto di cibo.

È stato lo zucchero (e non la carne) a renderci umani È stato lo zucchero (e non la carne) a renderci umani

C’è stato poi lo studio SWITCH, con un campione di 493 partecipanti, che ha paragonato il consumo di bevande dolcificate ipocaloriche con quello dell’acqua durante un programma di perdita di peso durato un anno intero. Lo studio Sweet Tooth ha invece esaminato 180 persone per valutare se diete con differenti livelli di dolcezza modificassero i desideri, le scelte alimentari, il peso e i marcatori di salute nel tempo. Infine, lo studio SWEET sul mantenimento del peso ha coinvolto 341 partecipanti per capire se i dolcificanti aiutassero a mantenere i risultati ottenuti dopo un dimagrimento.

Guardando ai dati emersi, la sostituzione dello zucchero con dolcificanti non nutritivi non ha ostacolato la perdita di peso e non ha portato le persone a ingrassare. Nello studio SWEET, chi ha consumato dolcificanti ha mantenuto un dimagrimento leggermente superiore nell’arco di un anno rispetto a chi li ha evitati del tutto, mentre nello studio SWITCH, chi beveva bevande dolcificate ha perso persino più peso rispetto a chi beveva solo acqua. Nello studio Sweet Tooth, la variazione della dolcezza complessiva della dieta ha avuto un impatto minimo sulla composizione corporea. Inoltre, i dolcificanti non hanno causato una fame maggiore o voglie più intense. Al contrario, i partecipanti allo studio SWEET che hanno evitato i dolcificanti hanno sviluppato nel tempo una preferenza ancora più marcata per i cibi dolci.

Sembra che ci sia una possibilità per lo zucchero italiano Sembra che ci sia una possibilità per lo zucchero italiano

A questo proposito, Finlayson ha spiegato: “Una spiegazione verosimile è che mantenere la dolcezza riducendo al contempo zucchero e calorie renda una dieta per il controllo del peso più appagante e più facile da seguire nel tempo. Le analisi in corso dello studio SWITCH dovrebbero permetterci di verificare questa spiegazione in modo molto più diretto”.

Anche la dottoressa Lucy Hooper, un medico di medicina generale con sede a Londra non coinvolta direttamente nella ricerca, ha espresso un parere considerando questi dati relativamente rassicuranti: “La presenza di dolcificanti nel cibo non sembra spingere le persone a desiderare di più cibi zuccherati o dolci, il che si può probabilmente considerare un bene per la salute. Ci sono anche studi che dimostrano come, nei test clinici, sostituire cibi o bevande zuccherate con prodotti dolcificati artificialmente sembri aiutare le persone a perdere peso.”. Tutto bene quindi, ma con una precisazione necessaria: “Ma questo accade perché stiamo sostituendo lo zucchero con qualcosa che contiene meno calorie, non necessariamente perché i dolcificanti stessi stiano facendo qualcosa di specifico per migliorare la nostra salute”.

Perché dovremmo mangiare i biscotti senza zucchero? Perché dovremmo mangiare i biscotti senza zucchero?

Viene da chiedersi come mai altri studi abbiano invece definito dannosi i dolcificanti, con molte ricerche che negli anni hanno collegato i sostituti dello zucchero a rischi più elevati di infarto, ictus o alterazioni del microbiota intestinale. Finlayson ha chiarito che diversi tipi di studi possono produrre risultati molto differenti tra loro: “Nello specifico, gli studi osservazionali hanno tendenzialmente riscontrato che le persone che consumano più dolcificanti ipocalorici presentano anche tassi più elevati di malattie cardiovascolari, diabete o obesità.”. Ma ha subito sottolineato la differenza sostanziale con i test clinici: “Tuttavia, gli studi controllati randomizzati (come SWITCH, SWEET e Sweet Tooth), in cui determiniamo in modo casuale chi consuma i dolcificanti e cosa vanno a sostituire nella dieta, in genere non mostrano lo stesso schema negativo.”.

Commentando proprio le associazioni riscontrate negli studi osservazionali, la dottoressa Hooper, co-fondatrice di Coyne Medical, ha spiegato a Newsweek: “Non sappiamo se siano i dolcificanti a causare tali problemi. Potrebbe semplicemente trattarsi del fatto che le persone che cercano di perdere peso, o alle quali il medico ha consigliato di ridurre lo zucchero, hanno maggiori probabilità di scegliere bevande dolcificate artificialmente, ed è per questo che vediamo questa associazione.”. E ha raccomandato prudenza: “Quindi dobbiamo essere cauti nell’interpretare queste prove, anche se questo è un motivo per continuare a riflettere con attenzione sull’uso dei dolcificanti.”.

L’inquietante scoperta scientifica sui dolcificanti artificiali L’inquietante scoperta scientifica sui dolcificanti artificiali

Finlayson ha inoltre evidenziato che la categoria dei dolcificanti comprende molecole molto diverse tra loro: alcune ricerche recenti che hanno segnalato rischi cardiovascolari riguardavano alcoli dello zucchero come eritritolo e xilitolo, che non sono stati presi in esame negli studi SWEET o SWITCH. “Non abbiamo isolato né ci siamo proposti di esaminare questi specifici dolcificanti nei test SWEET o SWITCH, quindi questi non forniscono prove dirette contro tali risultati”, ha sottolineato il ricercatore.

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