di Manuela 9 Febbraio 2021
vittorio sgarbi

Come era prevedibile, Vittorio Sgarbi ha deciso di fare ricorso contro le multe prese ai ristoranti di Umberto Carriera. Il motivo? Secondo Sgarbi lui in quel momento stava “facendo politica”.

Breve riassunto delle puntate precedenti: Vittorio Sgarbi aveva partecipato a due cene nei ristoranti di Umberto Carriera, ristoratore che aveva aperto a cena per protestare contro le chiusure imposte dai Dpcm e che aveva poi tenuto le serrande su anche durante #ioapro. Ebbene, durante quelle aperture “clandestine”, fra i commensali spiccava anche Vittorio Sgarbi.

In particolare, Sgarbi è stato multato due volte. La prima sanzione risale alla cena del 6 novembre al ristorante Chic di Fano, mentre la seconda è quella relativa alle proteste di #ioapro del 15 gennaio scorso al ristorante La Grande Bellezza di Mombaroccio. I due verbali, elevati da Carabinieri e Polizia municipale, sono costati al deputato 400 euro l’uno, ma lui ha deciso di impugnarli.

La Grande Bellezza

Toccherà ora al prefetto di Pesaro decidere sulla questione. In realtà anche altri clienti hanno deciso di fare ricorso contro le multe prese in quei frangenti (pure in altri ristoranti), ma la cosa interessante del ricorso di Sgarbi è la motivazione addotta come giustificazione: ha utilizzato la carta della politica. Secondo Sgarbi, essendo lui un deputato, è libero di andare dove vuole e di vedere chi vuole, in qualsiasi momento e circostanza al fine politico di incontrare i suoi elettori.

Per tale motivo, le multe per aver violato il lockdown, non sono giustificabili e devono essere annullate. E’ assai improbabile che tale motivazione venga accolta: nel mezzo di un’emergenza sanitaria, essere eletti o meno al Parlamento non fa differenza e a meno di non ricadere nelle eccezioni previste dai Dpcm per potersi spostare durante il lockdown o il coprifuoco (esigenze inderogabili di lavoro, salute o emergenza), non pare probabile che tale tesi difensiva possa essere accolta.

Anche durante le cene, a dire il vero, Sgarbi aveva sostenuto tale tesi. Sia a Fano che a Mombaroccio, Sgarbi era andato a cena con una ventina di commensali e troupe televisiva al seguito. Aveva dichiarato di essere di fronte a un’azione criminale da parte del Governo di cui si era accorto solamente un ristoratore di Pesaro. Sgarbi aveva continuato sostenendo che bisogna fare resistenza perché ci si trova in una sorta di dittatura.

Per questo motivo era andato a cena di sera, nonostante i divieti imposti dai Dpcm, per sostenere la sua azione democratica. E concludeva dicendo che fuori erano già arrivati i Carabinieri, ma che se questi gli avessero chiesto di chiudere, avrebbe detto loro che si stava svolgendo una riunione politica e privata. Stessa tesi che adesso Sgarbi presenterà nel ricorso.