di Giorgia Cannarella 27 Marzo 2013
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Vergnano-Nespresso 2 a 0. Ricapitoliamo. A febbraio 2012 Nestlè, che possiede il marchio Nespresso, cita in giudizio Vergnano per contraffazione dei brevetti e uso illegittimo del marchio “Nespresso”sulle confezioni di capsule Espresso1882. A luglio 2012, il tribunale di Torino dà ragione a Vergnano, stabilendo che la scritta “compatibili con le macchine Nespresso” può restare, così come lo slogan “L’alternativa c’E’: E’ italiano, E’ Buono, E’ al supermercato, E’ sotto casa”.

Ora un’altra sentenza del tribunale ordina a Nestlè di “astenersi dalle attività denigratorie delle capsule prodotte da Vergnano” eliminando entro 60 giorni le “informazioni errate dalle istruzioni delle macchine per caffè espresso”. Vergnano si era rivolta al tribunale a febbraio, accusando Nespresso di attività denigratoria nei suoi confronti.

Vergnano aveva scoperto, da un’indagine effettuata in alcuni punti vendita Nespresso, che gli addetti alle vendite davano ai clienti informazioni, diciamo, non proprio veritiere. I dipendenti descrivevano le capsule Vergnano come “più o meno compatibili” se non proprio “da buttare”, e raccontavano ai clienti che le macchine Nespresso erano state modificate in modo da non funzionare con le capsule Espresso1882, e che se si usavano quelle capsule la garanzia non era più valida. Inoltre, secondo i segugi di Vergnano, anche i libretti d’istruzione delle macchine, infine, spiegavano che l’apparecchio funzionava solo con capsule Nespresso Club.

Secondo il tribunale di Torino, il comportamento di Nespresso, che peraltro, è uscita parecchio ammaccata anche dalla nostra Prova d’assaggio, è stato lesivo per l’immagine di Vergnano, con conseguente danno commerciale, perdita della reputazione e della clientela.
[La Stampa]