di Maurizio Cortese 27 Maggio 2010

Vi abbiamo raccontato di Donatella, il locale che l’imprenditrice italo-americana Donatella Arpaia aprirà a breve a New York. In questi giorni Donatella è di passaggio a Napoli. Ho preso appuntamento con lei al Vesuvio, hotel panoramico sul lungomare, proprio di fronte a Castel dell’Ovo. “Ci vediamo alle 10”. Puntuale, in abito rosso, si avvicina sorridente al mio tavolo nel bar dell’albergo, in compagnia di papà Lello, napoletano del Vomero, il quartiere collinare della città. Emigrato a New York cinquant’anni fa, conosce meglio di chiunque altro la ristorazione della grande mela.

La Tavernetta è il primo ristorante che ha aperto nel 1970, a Long Island. Poi a seguire, Lello nell’80, Scarlatti, quindi Bellini, il primo con Donatella, e il più recente Fiorini. Impressionante, no?

“Il vostro concetto di ristorante gourmet, pochi tavoli e tanta gente a lavorare in cucina, non funzionerebbe mai in America. Se vuoi portare soldi a casa devi necessariamente fare quantità maggiori”.

Senza che io chiedessi nulla ha affrontato il problema dei costi, non posso fare a meno di approfondire il discorso per capire come sono gestiti i suoi ristoranti. “A me un cameriere costa 300 dollari a settimana, altri 900 li guadagna con le mance. Sistema che comporta un livello professionale della forza lavoro molto alto, credo più che in Italia.”

Nel raccontarmi la sua storia Donatella usa l’italiano, che parla bene, alternato all’inglese. Avvocato, terza di tre figli, è donna molto nota in America. Mi racconta dei suoi ristoranti, l’Anthos, ristorante di cucina greca premiato con una stella Michelin, il Kefi, il Mia Dona, che propone cucina pugliese in onore alla mamma, originaria di quelle parti.

Le sue attività si estendono anche a Miami, con il ristorante Eos, ma la nuova scommessa è il primo locale che porta il suo nome, nel quartiere di Chelsea, a New York.

“Sarà la prima di una serie di pizzerie. Con Enzo Coccia e Stefano Ferrara abbiamo formato un bel gruppo di lavoro”. Il Donatella aprirà fra due mesi e i suoi due pizzaioli rimarranno tutto questo tempo a Napoli per imparare l’arte della pizza napoletana a La Notizia, la pizzeria di Enzo Coccia”.

Le chiedo del rapporto che ha con i blog e le guide nel suo paese. “Mi piace molto la rete, ho anche il mio sito. I blog sono sicuramente più veloci nella comunicazione, ce ne sono diversi, anche molto importanti, come Eater. Partecipo molto alla loro vita, ho anche una mia rubrica, Donatella Diaries, all’interno di iVillage, dove scrivo e pubblico video. La guida più importante invece è la Zagat, perché è fatta dalla gente, più popolare quindi. Ma quando il ristorante diventa più importante la Guida Michelin è quella più consultata”. Mi racconta che non sono queste, però, le uniche fonti alle quali rivolgersi. “Se voglio che le persone conoscano un nuovo piatto, come è successo ultimamente con la trippa, un articolo del New York Times è terribilmente efficace.

“L’attenzione per i cibi sani e naturali è la vera nuova tendenza americana, nonostante la crisi dei consumi siamo disposti a spendere di più pur di procurarceli”.

Quando la figlia parla, il padre di Donatella ascolta in religioso silenzio. La interrompe, di tanto in tanto, solo per chiedermi dove acquistare delle buone sfogliatelle prima di partire e quali sono le trattorie dove mangiare.

Ho trascorso quasi un’ora con loro. Donatella mi è piaciuta molto, è una ragazza piacevole, diretta, molto più semplice di quanto pensassi. Le chiedo di poter scattare qualche foto per questo post. Lo chiedo anche al padre, che cortesemente rifiuta, si rende conto di essere un soggetto fotografico meno interessante. “E’ lei la star”, mi dice.

Mentre Lello Arpaia riceve la visita di un parente napoletano, dal modo in cui si abbracciano intuisco che non si vedono da tempo, con Donatella ci dirigiamo verso Castel dell’Ovo. Il golfo di Napoli, il castello, la collina di Posillipo, i miei luoghi, oggi sono in gran spolvero grazie alla splendida giornata.

“Non hai mai pensato di aprire un ristorante a Napoli?” le chiedo. “A me piace viverlo il ristorante, non sono una persona che si mette dietro la scrivania. Mi piace parlare con la gente, riceverla nei miei locali, capire le loro esigenze. Napoli è bellissima ma lontana, preferisco venirci in vacanza”.

Saluto Donatella e il padre, che chiede di nuovo delle sfogliatelle di Attanasio, non le conosceva, per lui il riferimento era ancora Pintauro. “Mio padre è proprio fissato per le sfogliatelle. Se vuoi farlo felice quando mi verrai a trovare a New York non dimenticare di portarle”. Contaci, ci vedremo presto. Al “Donatella” chiaramente, per la migliore pizza di New York.

[Fonti: Eater, iVillage, immagini: John Mariani, Maurizio Cortese]